Riempire un vuoto
Gianni Lamagna - 20-10-2010
Diario politico, lunedì, 18 ottobre 2010

Vengo da un weekend segnato per me dal primo Congresso provinciale di Sinistra, Ecologia e Libertà (iniziato giovedì scorso e conclusosi domenica) e dalla grande manifestazione della Fiom di sabato a Roma.
Quali i fatti principali da registrare? Quali le emozioni? Quali le riflessioni?
Oggi voglio occuparmi della manifestazione di Roma.

I fatti.
E' stata una manifestazione grande, unita, plurale, seria, matura, pacifica, ma, allo stesso tempo,gonfia di sentimenti.
Innanzitutto il dolore (di chi vive una condizione sociale difficile, in alcuni casi addirittura tragica).
Poi la solidarietà (di chi, pur vivendo una condizione di relativo agio, si sente vicino a chi soffre e vuole lottare insieme a lui).
Poi l'orgoglio (di chi non è disposto a piegarsi).
Infine, la dignità (di chi è consapevole che ci sono dei diritti irrinunciabili).

Le emozioni.
Innanzitutto la gioia calda di esserci, di ritrovarsi insieme a tanti uomini e donne con i quali ci si riconosce anche se non ci si conosce.
E, poi, la speranza, la speranza che questo momento possa segnare finalmente un'inversione di tendenza nel quadro sociale, culturale, politico di questo paese.
Quindi, il timore che sia, che vada a finire come tante altre volte.
E, però,la certezza orgogliosa che c'è un'Italia che tiene, nonostante tutto, anche dopo tanti anni di devastazione economica, sociale, culturale, politica di questo paese. Un'Italia che resiste.

Le riflessioni.
Penso che sabato pomeriggio a Roma si sia riunita la sinistra. O, perlomeno, un suo bel pezzo.
Trovo naturale, quindi, che non ci fosse il PD (almeno in forma ufficiale); perché il PD non è più un partito di sinistra e ci tiene a sottolinearlo.
Il fatto che ci fossero alcuni suoi dirigenti, a titolo personale, e molti suoi militanti o simpatizzanti, perché si sentono ancora di sinistra, fa parte delle contraddizioni, secondo me insolubili, di quel partito.
Bersani dice: occorre un patto sociale tra le forze del lavoro e quelle dell'impresa.
Giusto! Ma lui da che parte sta?
La sinistra per me deve stare dalla parte delle forze del lavoro. Non può stare in mezzo, senza schierarsi.

Sacconi dice: è stata una piazza politica più che sindacale.
Ipocrisia pura! Come se politico e sindacale fossero dimensioni escludentesi, scisse, incomunicabili tra di loro. Ma quando mai nella storia del movimento dei lavoratori lo sono state?
Come se CISL e UIL non esprimessero, anche loro, posizioni politiche ben precise oltre che sindacali.
Come se i sindacati non potessero esprimere posizioni politiche oltre che sindacali.
Come se ai politici (tipo Sacconi) o alle forze politiche fosse consentito, un giorno si e uno no, criticare e attaccare i sindacati (o distinguere i sindacati buoni da quelli cattivi) e i sindacati non potessero criticare o attaccare i politici o le forze politiche.
A Sacconi mi piacerebbe dire: la nostra è stata una piazza sindacale e anche politica. E ne rivendichiamo la piena legittimità. Perché "politica" e "sindacale" si tengono insieme, non vivono in due mondi separati e incomunicabili.

La manifestazione di sabato pomeriggio è stata la prova concreta, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la sinistra c'è nel paese, è diffusa, è estesa, si mobilita ancora, non è ancora rassegnata, nonostante le tante sconfitte patite.
Il problema è - lo diceva bene Flores D'Arcais - che non è oggi rappresentata politicamente.
Per due ordini di responsabilità.
- Il Partito Democratico ha (come scriveva, oggi, Gad Lerner su la Repubblica, attribuendone, a dire il vero, la responsabilità all'intera classe dirigente del centro-sinistra) "rescisso il legame esistenziale con gli operai, interrotto il circuito virtuoso per cui la rappresentanza delle classi subalterne si tramutava anche in leadership espresse direttamente dal mondo del lavoro...La (sua) classe dirigente...si è autoconvinta che un'adesione acritica alla cultura neo-liberale fosse il requisito indispensabile per candidarsi al governo del paese, supportata dal consenso di un establishment che nel frattempo si arricchiva spogliando risorse, anziché promuovere lo sviluppo."
- La sinistra più radicale è stata ed è divisa, litigiosa (nella stessa manifestazione di sabato si vedevano sfilare bandiere di almeno quattro o cinque partiti comunisti diversi) e, spesso, le divisioni sono state e sono causate da ragioni ideologiche più che da concrete motivazioni politiche.

In questi giorni - manco a farlo apposta - nasce, in maniera più strutturata e ufficiale di quanto non lo sia stato fino ad ora, Sinistra, Ecologia e Libertà.
La mia speranza è che Sinistra, Ecologia e Libertà possa prima o poi dare finalmente una rappresentanza politica adeguata alla piazza di sabato pomeriggio.
Riempire quel vuoto che Flores D'Arcais e Gad Lerner hanno denunciato.

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