Diario politico
Gianni Lamagna - 04-10-2010
Ho seguito con molta attenzione l'intervista che ieri sera Tony Blair ha concesso a Fabio Fazio, durante la trasmissione televisiva "Che tempo che fa".
Ho detto attenzione e non certo interesse, perché questo personaggio non è mai riuscito a suscitare realmente il mio interesse, se non in negativo.
E l'intervista di ieri ha dato, ancora una volta, ragione a questo mio sentimento dominante nei confronti di questa persona.
Ho seguito con attenzione, perché Blair è stato comunque un personaggio, che ha dominato la scena politica internazionale per un lungo arco di tempo (circa dieci anni) e fino a tre anni fa: ero desideroso, quindi, di capirlo e, anche, eventualmente, modificare la mia opinione su di lui, se le cose ascoltate me ne avessero dato motivo.
Ma, purtroppo, questo motivo non l'ho trovato, per cui il mio giudizio fondamentalmente negativo è stato sostanzialmente confermato.
Vorrei cercare di articolarlo.

Il personaggio si presenta bene: è un bell'uomo (il che non guasta), è spigliato, giovanile, sicuro di sé, sempre sorridente; ma non è certo un raffinato parlatore e, in fondo, le cose che dice sono una sequela di banalità e di luoghi comuni.
Viene da chiedersi: come ha fatto a diventare un leader di statura mondiale e a passare alla storia (???) addirittura come il fondatore di un new labour?
Infatti l'intervista di Fazio procede piuttosto stancamente e noiosamente. Riesce ad accendersi solo in quattro, cinque momenti, ma più per il valore delle domande di Fazio che per il merito delle risposte di Blair.
Cercherò di indicare quali sono stati, a mio avviso, questi momenti.

Parto dall'unico momento in cui la risposta di Blair mi è sembrata pienamente condivisibile.
Fazio chiede:" Ma un uomo politico come lei, prima di prendere una decisione particolarmente grave (tipo l'intervento in Iraq) non è assalito dai dubbi?" Blair: "Certo! E' giusto che un uomo politico, prima di prendere una decisione politica particolarmente grave, si confronti con tutti i dubbi e tutte le perplessità che eventualmente affiorino al suo animo. Ma, una volta presa la decisione, egli deve essere assolutamente determinato." Trovo questa risposta ineccepibile. Anche se, in fondo piuttosto ovvia e scontata. Non vi sembra?

Fazio chiede: "Non crede che, alla luce di quanto si è accertato dopo la fine della guerra, l'argomento fondamentale che ha motivato l'intervento in Iraq (il possesso da parte di Saddam Hussein di armi di distruzioni di massa), si sia rivelato infondato e che, quindi, la guerra sia stata un'opzione sbagliata o, quantomeno, sproporzionata?" Blair risponde in sostanza: "Nessuno di quelli che sostenevano la tesi che l'Iraq non possedesse affatto armi di distruzione di massa è riuscito a dimostrare con argomenti certi la fondatezza della sua tesi; dunque, noi eravamo autorizzati ad intervenire." Vi sembra logico un tale argomento? A me appare (a dir poco) sconcertante!

Fazio legge un passaggio del primo intervento tenuto da Blair (appena trentenne) alla Camera dei Comuni, nel 1983: "Io non provengo certamente da una famiglia di benestanti. Se sono diventato socialista, è perché penso che gli uomini abbiano diritto all'eguaglianza." Poi chiede a Blair: "Condivide ancora questo discorso o lo rinnega?" Qui Blair mostra qualche segno di imbarazzo. Quindi risponde: "Queste cose le dicevo nel 1983. Nel frattempo sono successe un sacco di cose, il mondo è completamente cambiato. Io penso che i valori in cui uno crede debbano restare immutati, ma le politiche per realizzarli si debbano adeguare al mutare dei tempi." Risposta in sé (anche questa) ineccepibile (almeno sul piano formale)!
Ma io (se fossi stato al posto di Fazio) avrei chiesto allora: "Signor Blair, mi scusi: ma dal 1983 ad oggi e, soprattutto nei dieci anni in cui ha governato lei, le disuguaglianze sociali in Gran Bretagna sono diminuite o, per caso, sono aumentate?" Domanda, come tutti sappiamo, perfettamente retorica!

Fazio chiede: " Che rapporto ha con il nostro capo di governo Silvio Berlusconi e che valutazione ne dà?" Blair risponde (quasi letteralmente):
"1) Ogni volta che ho chiesto a Berlusconi un intervento in favore del mio paese, egli me lo ha assicurato. E questo è motivo di gratitudine da parte mia nei suoi confronti
2) la politica è spesso noiosa, fatta di riunioni lunghe, defatiganti, il più delle volte noiose; Silvio Berlusconi non è mai stato noioso!" Alla faccia dell'acutezza del giudizio politico!
In sintesi:
1) la politica ridotta a scambio di favori;
2) la barzelletta assurta a dignità politica.
In perfetto stile berlusconiano!

L'acume politico e la statura umana e intellettuale del personaggio vengono confermati nell'ultima risposta dell'intervista, che vorrei citare.
Fazio chiede: "Qual è il primo ricordo che lei conserva della sua carriera di primo ministro e quale l'ultimo, quando ha lasciato Downing Street?" Blair risponde:" Il primo ricordo si riferisce al momento in cui dovevo essere ricevuto dalla regina per l'udienza di insediamento. Un funzionario di corte mi dice che, al momento del baciamano, in realtà non devo baciare la mano alla regina, ma solo sfiorarla. Vengo ricevuto e, nel momento in cui sto per fare il baciamano, inciampo in un tappeto e quasi casco addosso alla regina. L'ultimo ricordo si riferisce al momento in cui lascio Downing Street. Sto con mia moglie, saliamo in macchina, inseguiti da decine di giornalisti. Uno di questi ci chiede: di che cosa avrà maggiormente nostalgia da questo momento? E mia moglie, abbassando il finestrino: non certo di lei!" Trovo questa risposta perfettamente in linea e in sintonia con la penultima. Quella su Silvio Berlusconi.
A questo punto capisco perché questi due personaggi andassero così d'amore e d'accordo.
Fino ad ieri sera io pensavo che, quando Silvio Berlusconi parlava di Tony Blair, definendolo suo amico, millantasse solamente credito, come spesso fa.
Da ieri sera, invece, sono costretto a dargli atto che, almeno in questo, egli affermava il vero.
Deprimente!
Se questi sono i potenti che decidono delle sorti del nostro pianeta!

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