Scorie
Giuseppe Aragno - 12-05-2010
Dallo Speciale Racconti



Una linea sottile sulla fronte larga e stempiata. Null'altro. La terribile tempesta del dubbio era tutta lì, a guardarla da fuori: una ruga che segnava la pelle. Federico era un uomo ancora giovanile, due occhi di un intenso verde acquamarina, un sorriso dolce sulle labbra sottili e nessuna inquietudine nel disegno armonioso del naso greco.
- Sicuro, certo, sicurissimo, Lina, e, per favore, non pensare che la sicurezza e il dubbio siano davvero così alternativi da essere incompatibili. Non pensarlo, ti prego. Sai volare più alto.
Lina sprofondò le belle mani inquiete nelle larghe tasche del suo camicie bianco e sussurrò in un respiro:
- Nei patti che ci hanno unito, quando questa pazzia è cominciata, c'era anche questo, ricordi? Uno sarà il dubbio dell'altra anche quando la certezza apparirà non solo ragionevole, ma sostenuta dalle prove di laboratorio possibili in queste condizioni.
Mentre poggiava la schiena sul muro, se ne rese conto e sospirò. Era stanchissima, Lina, e uno specchio le avrebbe restituito di sé l'immagine dei giorni bui: il viso troppo lungo, il naso lievemente aguzzo, gli occhi, solitamente fulminanti, sicuramente lenti e spenti, le labbra carnose, ma serrate in una smorfia e in testa - non c'era bisogno di specchio - in testa quell'idea parassita del sogno: "Sto dormendo, dormo... tra poco mi sveglio di soprassalto e tutto cambia. Sto dormendo, dormo, sto solo sognando...
Federico la conosceva così bene ormai che seppe leggerle il pensiero dietro l'inerzia insolita delle pupille:
- E smettila di pensare che sogni, smettila di fuggire o tentare di evadere...
- Smettila di dubitare, lo interruppe Lina con la voce spezzata dall'ansia. Questo vorresti. Che smettessi di dubitare per non dover a tua svolta tornare a porti domande cui non trovi risposte. Lascia dormire per una volta la ragione, tu mi dici, riconosci che sei impotente. Non saremo mai certi, mai, se non metteremo alla prova la nostra scienza. E' questo che vuoi?
Federico ebbe un moto di stizza e per un attimo sembrò meno giovanile e sereno. Levò lo sguardo dalle carte che aveva continuato a studiare mentre Lina parlava, si tenne dentro la rabbia e replicò apparentemente calmo:
- Sono io che decido, lo sai.
- Giochi solo d'azzardo - sibilò la donna guardandolo di sbieco, con gli occhi improvvisamente stretti e taglienti. Nella voce, però, non c'era disprezzo. - Non ti racconto perché siamo ormai a questo. Conosci ogni cosa meglio di me.
- Certo che so, la interruppe Federico scostando la lampada accesa nella penombra del laboratorio. Come tu sai che stavolta la scelta è assolutamente obbligata.
- Un po' di tempo, Federico, un poco forse ne avremmo ancora...
- Non faremo in due giorni quello che in tanti non hanno potuto o saputo fare in due secoli.
Quando sfiorò con la punta dell'indice il piccolo monitor che aveva davanti, Lina si arrese.
- Non ci hanno lasciato scelta, esclamò disperata.
Federico non rispose. Non c'era più nulla da dire. Il pianeta disseminato di scorie nucleari andava incontro al suo destino. Non c'era più nulla da dire e non c'era più tempo, le scorie stavano distruggendo ogni involucro protettivo. Due secoli prima, nella sicurezza mai matematica di una scienza orgogliosa fino all'arroganza, sollecitata per giunta da interessi economici e oscure questioni politiche, aveva ritenuto d'avallare la scelta d'una nuova energia nucleare. Studiosi di ogni tendenza, Federico e Lina del tempo, s'erano scontrati in un dibattito che aveva fatalmente assunto i caratteri ideologici di contrapposte crociate. Erano tempi in cui la più terribile ideologia consisteva nell'odio per le ideologie e non c'era stato scampo: s'era smarrita la consapevolezza che la terra non è un laboratorio e l'umanità non può essere ridotta a cavia. Ciò che soprattutto s'era persa era la consapevolezza d'un rischio inaccettabile: scaricare sugli ignari pronipoti il peso d'un egoismo miope e miserabile. Due secoli dopo, la storia si ripeteva al contrario. I due scienziati potevano litigare, ma non avevano scelta. Due giorni ancora e sarebbe finita per sempre.
Federico si preparò a dare le ultime disposizioni. Non c'era panico attorno. Solo rassegnazione. E fu Lina a rompere un silenzio che le pesava come una lastra di piombo.
- Non so chi abbia ragione, Federico, tu con la tua certezza dubbiosa, io con i miei dubbi incerti. Lo vedremo tra poco. Prima, però, dimmi cosa pensi: se andrà bene, la smetteremo di mentire a noi stessi?
La linea sottile sulla fronte larga e stempiata di Federico si approfondì lievemente e un velo offuscò i suoi occhi più verdi del mare.


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 oliver    - 21-05-2010
Io continuo ad avere i miei dubbi.