Ultime da Terni
Giocondo Talamonti - 27-02-2010
Il gruppo del PDL del Comune di Terni ha pensato di dare dimostrazione di efficienza e razionalità decidendo di sottoporsi al test antidroga, interpretando così i desideri delle famiglie dei disoccupati, dei precari, di quanti cercano lavoro senza trovarlo e di quanti lo hanno perso. Intanto la notizia, secondo la quale la Basell intenderebbe chiudere il sito di Terni entro l'anno, ha gettato sconforto e preoccupazione fra i 130 dipendenti e le loro famiglie.


Test antidroga e impellenze delle città

Il gruppo del PDL del Comune di Terni ha pensato di dare dimostrazione di efficienza e razionalità decidendo di sottoporsi al test antidroga, interpretando così i desideri delle famiglie dei disoccupati, dei precari, di quanti cercano lavoro senza trovarlo e di quanti lo hanno perso. Tutta gente che non aspettava altro.
La scelta coraggiosa nasconde i suoi rischi, come quelli che corre un musulmano che si sottopone all'analisi del sangue per vedere se s'alimenta di carne di maiale o un astemio per verificare se ci sono tracce d'alcool che gli scorrono nelle vene.
Nel laghetto incantato in cui i pidiellini sguazzano, beandosi dell'immagine riflessa della luna, alla quale pensano di somigliare, la distanza fra loro e il mondo reale si misura oramai in anni luce, tanto che a nessuno di loro vien da chiedersi a chi può fregare qualcosa se il consigliere X o la consigliera Y si fa, o meno, qualche canna.
Probabilmente l'esito, che si spera negativo, dovrebbe partorire, nelle attese degli esaminandi, l'apprezzamento popolare per la verginità accertata, ignorando che anche i pochi soldi che necessitano per la verifica potrebbero avere migliore destinazione.
Il Gruppo RC/CI, intanto, ha deciso di non applaudire nessuno per l'eventuale felice prova e invita i colleghi, con l'occasione, a guardarsi intorno e prendere atto delle impellenze della città.
Alle prove eclatanti, sarà il caso che ci si preoccupi di sostituire azioni concrete che, al di la dell'effetto elettorale, siano meritorie di sostegni ed aiuti a vantaggio di quanti non hanno nessun interesse ad assistere a sceneggiate collettive.

Terni, 25 febbraio 2010
G.T.



Decisione inaccettabile e rabbia siamo in piena emergenza

La notizia, secondo la quale la Basell intenderebbe chiudere il sito di Terni entro l'anno, ha gettato sconforto e preoccupazione fra i 130 dipendenti e le loro famiglie. Il momento, estremamente delicato per la chimica ternana e per le ripercussioni occupazionali che potrebbero interessare altre società multinazionali affini, ha attivato la solidarietà del Gruppo consiliare RC-CI, decisa a condividere ed accompagnare ogni forma di protesta verrà messa in campo per la difesa del diritto al lavoro. La decisione della multinazionale è ancora più amara se si pensa che lo stabilimento di Terni è stato attivo per produttività, ricavi e qualità del prodotto, ponendolo sempre ai primi posti della graduatoria aziendale nel mondo. Il Gruppo consiliare RC-CI dichiara la sua disponibilità a porsi a fianco dei lavoratori e di partecipare ad ogni forma di lotta per sostenere le ragioni e l'economia delle famiglie ternane interessate dall'eventuale provvedimento. Oggi c'è bisogno di stringersi intorno ad un'azienda che rappresenta la storia della chimica della nostra città.
E' inutile nasconderlo, siamo in piena emergenza e ognuno in base alle proprie responsabilità faccia la propria parte. Parte.

Terni, 25 febbraio 2010
Il Gruppo di Rifondazione/Comunisti Italiani


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 G.T.    - 27-02-2010
A terra restano 130 famiglie…

L’idea che una fabbrica chiuda perché incapace di fare utili è una realtà triste, ma accettabile in una logica di economia di mercato. Smettere di produrre in presenza di bilanci attivi, è inconcepibile e offensivo.
Stiamo parlando, com’è evidente, della Basell, la cui proprietà può avere anche il diritto di auto castrarsi e rinunciare a ricchi utili, ma altrettanto legittima è la rabbia degli operai che hanno dato il loro contributo di professionalità per renderla competitiva. La decisione presa dalla Basell di chiudere i battenti pone interrogativi nuovi, mai affrontati in precedenza, sia di natura politica che sindacale.
Salta innanzitutto un binomio ritenuto inscindibile fra l’impegno delle maestranze e la redditività aziendale.
Ciò significa che qualcosa di sbagliato nei rapporti fra multinazionali e territorio c’è e che bisogna correre ai ripari per evitare che un’incongruenza macroscopica, come quella che coinvolge 130 dipendenti da una parte e la proprietà della Basell dall’altra, possa in futuro ripetersi.
Il polo chimico di Terni rappresenta una sicurezza per gli investitori del settore, grazie all’alto livello di specializzazione di tecnici e operai e alla maturità della classe operaia, consapevole dei doveri che la riguardano, prima dei diritti.
Dover prendere atto che tali attenzioni non servano, impone analisi che si rivolgano alla politica, al sindacato, alle capacità relazionali fra enti locali e multinazionali.
Queste non possono godere di benefici incondizionati, né, tantomeno, della libertà di decidere di abbandonare attività e territorio con la facilità di un commerciante ambulante, che se ne va dopo aver incassato i suoi utili. A terra restano 130 famiglie, private di fonte di reddito, incolpevoli ma punite per aver fatto guadagnare milioni alla Basell in ogni anno della sua presenza nella città.
Il Gruppo consiliare RC e CI del Comune di Terni non si limiterà a esprimere una solidarietà di circostanza, ma pur restando a fianco dei lavoratori in occasione delle forme di protesta che verranno adottate per sensibilizzare l’Azienda, si attiverà per promuovere incontri con le forze sociali, con gli enti locali e con la regione e il governo nazionale con l’obiettivo di adottare misure utili a evitare che si possano ripetere simili soprusi nel futuro.

Il capogruppo RC/CI
Giocondo Talamonti



 Giocondo Talamonti    - 06-03-2010
Per quanto sia triste assistere a una fabbrica che chiude o minaccia di chiudere, la Basell non sarà l’ultima industria a mettere a rischio l’economia di decine e decine di famiglie, a far riflettere le organizzazioni sindacali, a preoccupare i politici, a porre interrogativi circa l’entusiasmo con cui gli enti locali salutano, ogni volta, la presenza di questa e di tante altre multinazionali come una conquista dell’offerta territoriale. Il Gruppo Rifondazione Comunista /Comunisti Italiani non ci sta a subire supinamente i soprusi e starà a fianco dei lavoratori per sostenere tutte le forme di lotta in qualsiasi ambito rappresentate. Ma una riflessione va fatta: l’inatteso abbandono, vista la peculiarità della decisione contrastante con un bilancio attivo per milioni di euro, indica che la metodologia di accoglienza finora adottata dalle amministrazioni locali non è sufficiente a garantire la permanenza dell’impresa straniera né, a quanto pare, ad assicurare la continuità occupazionale. Qual è, dunque, l’anello debole? Purtroppo non si tratta di uno solo. Il Patto per il Territorio, ancora lontano dalla sua attuazione, ha previsto le debolezze del sistema e suggerito gli interventi riparatori. Per opportunità di sintesi, i punti salienti possono essere indicati fra questi: infrastrutture, programma energetico, università. In questa sede, senza voler sminuire l’impatto che il primo e il secondo argomento hanno sull’appetibilità d’insediamento di un’impresa nel territorio e in considerazione del fatto che la realizzazione comporta enormi investimenti, si vuole sollecitare la concretizzazione di una sinergia che non solo non richiede progetti finanziari folli, ma che realmente non costa niente. Il connubio fra imprese e università dovrebbe essere, sulla carta, il più naturale possibile, il più scontato, il più auspicabile, perché produttore di interscambi tecnologici e scientifici parimenti interessanti per la realtà imprenditoriale e per quella della ricerca.
Cominciamo da qui; senza dimenticare di affrettarci per dare risposta alle altre.