Uno di loro
Gianfranco Pignatelli - 15-02-2010
In Italia protezione sa di racket e prostituzione, di pizzo e pizzi, cioè tangenti & merletti. Di organizzazioni che hanno poco di civile e tanto, ma proprio tanto, della piovra. Quella che infiltra tentacoli ovunque e arraffa tutto con le sue ventose. Ha l'attivismo degli avvoltoi, sempre pronti a sciacallare su ogni sventura nazionale. Duttile, tempestiva e spavalda quanto solo le mafie italiche sanno essere. Fa suo il modello imprenditoriale nostrano, quello parassitario che succhia soldi allo Stato e specula anche sulla caritatevole consuetudine all'obolo dei nostri connazionali. Creduloni e mascalzoni ad un tempo. Credenti e delinquenti tutto in uno. In prima fila negli abusi edilizi e ai funerali per le vittime dei disastri, salvo a battezzarli come annunciati per non dire provocati.

Abusivisti e devastatori, prima; cordoglisti e ricostruttori, poi. Finché va, pretendono che sia tutto condonato, quando non va, invocano il disastro annunciato.

A guidarla un benefattore o un malfattore, a seconda delle convenienze. Raffazzone per professione, arraffone per missione. A fargli da paravento, un manipolo di reduci dell'esercito che fu, quello degli italiani "brava gente". Li chiamano volontari. Talvolta missionari più spesso emissari di un fiume di denaro dal pubblico ai privati, sempre i soliti, quelli legati alla casta e alle cosce.

A dirigerla un genio del senno di poi. Un competente onnipresente per il quale protezione non fa rima con prevenzione. Un tecnico-politico per il quale criticare è sempre meglio che governare. Un servo dello Stato, strumento dell'antistato. In sintesi, uno di loro.


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