Giorgia Meloni, le foibe e gli insegnanti
Giuseppe Aragno - 12-02-2010
Il giudizio è secco e non ammette repliche: gli insegnanti che rifiutano di celebrare la giornata delle Foibe sono inadeguati". Lo afferma Giorgia Meloni, 33 anni spesi sui libri e donna di indiscussa cultura: diplomata con 60/sessantesimi presso l'ex istituto alberghiero "Amerigo Vespucci", studentessa alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli studi Roma tre e, "dulcis in fundo", ministro della Repubblica.
A nessuno risulta che la giovane e "studiosa" studentessa abbia mostrato una uguale passione per il 25 aprile, ma va bene così: ognuno coltiva la memoria che più sente vicina e Giorgia Meloni è legata a Predappio, dove rende omaggio alla tomba del duce e, se le chiedi di Mussolini, si esprime con indiscussa competenza: "è un personaggio complesso e va storicizzato. Chi potrebbe negarlo?
Sul tema delle foibe, senza entrare nel merito della competenza specifica, non ci sono dubbi; la questione è un vespaio da cui non esce indenne nemmeno il fior fiore degli storici professionali. Certo, se la "studentessa-ministro" si fosse malaccortamente avventurata sul terreno metodologico e didattico per criticare i docenti, il passo sarebbe risultato a dir poco "più lungo della gamba" e ci saremmo trovati davvero di fronte alla necessità di fare una scelta complicata tra i due corni del dilemma: che si fa? Si piange o si ride?
Le cose invece non stanno così e occorre essere onesti. L'attacco del ministro prova ad aggirare l'ostacolo e non entra nel merito della libertà d'insegnamento. Non è un intervento particolarmente sottile, questo è vero, non è colto non è articolato e, sul piano politico, è decisamente malaccorto per le mille contraddizioni che si porta dentro; a leggerlo però onestamente, si sente lontano un miglio che tende semplicemente a riaffermare un principio: "di fronte a una legge nazionale che esiste ed è stata votata dal parlamento", gli insegnanti e i dirigenti "che si rifiutano [...] sono francamente inadeguati". Il fatto è che, affermato un principio, è necessario avere l'onestà intellettuale per ricavarne le conseguenze. Come il ministro non può ignorare, la Costituzione è lapidaria: la sovranità appartiene al popolo che la esercita in maniera diretta eleggendo i suoi deputati. La domanda perciò non è oltraggiosa: chi ha eletto Giorgia Meloni e tutti gli altri membri della Camera? Lei e i suoi colleghi, il ministro sa bene, sono entrati in Parlamento solo perché "nominati" dai segretari dei partiti politici cui appartenevano. Essi, quindi, non hanno ricevuto deleghe dagli elettori e rappresentano perciò esclusivamente se stessi e i loro partiti. Rispettando il principio che la nostra scienziata del diritto applica agli insegnanti, è impossibile negarlo: di fronte a una legge costituzionale che esiste ed è stata votata dall'Assemblea Costituente, il ministro e i suoi colleghi avrebbero avuto le carte in regola per entrare a far parte della Camera fascista dei Fasci e delle Corporazioni, ma, per usare la sua parola, sono del tutto "inadeguati" al ruolo di deputati al Parlamento della Repubblica.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Franco Labella    - 13-02-2010
Segnalo che la giovane Ministra Meloni, dalle solide conoscenze storiche, è riuscita, a suo tempo, perfino nell'impresa di far diventare Beniamino Brocca un pericoloso sessantottino.
Ci sono, infatti, ancora le sue dichiarazioni a Tuttoscuola , dopo l'approvazione in prima lettura dei Regolamenti, nelle quali si compiaceva della eliminazione delle sperimentazioni della secondaria superiore definite un "residuo" del sessantottismo.
A Brocca, democristiano di lungo corso e credo attuale responsabile scuola dell'UDC, saran tremate le vene ai polsi.
Alla giovane Ministra ho indirizzato, inviandola anche al sito personale, a suo tempo, una lettera aperta sul tema specifico che aspetta ancora risposta.
Quando si dice la gioventù... la meglio...
Quella che, dall'anno prossimo, il Diritto e l'art. 33 della Costituzione (L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento....) non li studierà più grazie al Governo di Ministre competenti come la Meloni e sotto l'egìda (è la lingua viva quella che conta, non quella imbalsamata della Crusca) della Gelmini.

 Natale Scuderi    - 14-02-2010
Sottoscrivo al 100% il commento di Franco Labella!
Del resto perché meravigliarsi dal momento che anche un "contiguo" della Meloni, l'ineffabile 'Gnazio La Russa, ebbe a dire che questa era la prima, vera riforma della scuola italiana dopo la riforma Gentile?
Certo ai pronipoti del duce e nipotini di Almirante solo a sentir parlare di sessantotto viene l'orticaria per cui vedono radici sessantottine anche dove non ci sono.

 Daniela Borghesi    - 14-02-2010
Faccio inoltre presente che quest'anno dal Ministero è arrivata alle Istituzioni Scolastiche una nota che disponeva che le bandiere italiana ed europea presenti nelle scuole fossero esposte a mezz'asta e listate a lutto per celebrare il 10 febbraio come giornata del ricordo delle foibe, mentre ci si è "dimenticati" di dare la stessa disposizione in occasione del 27 gennaio, giornata della memoria della Shoa.

 oliver    - 18-02-2010
Abbiamo due ministre che eccellono in storia e cultura generale.
La loro scelta di perfette "........", è in relazione alla voglia di eliminare la scuola pubblica rendendola uno spazio per diseredati avvantaggiando quella privata che permetterà ai potenti di potersi laureare pagando e fregiarsi di titoli regalati, (vedi la trasmissione di R. Jacona". L'altro aspetto allarmante va nella direzione del non valore che la scuola rappresenta per chi ci governa, per il "padrone d'Italia", esistono solo soldi, ed escort.
La scelta delle due ministre è perfettamente funzionale!!!!