Crolla il falso alibi delle scarse risorse
Francesco Mele - 12-02-2010
Le opzioni alternative all'insegnamento della religione cattolica hanno fondi cospicui per ogni regione e per ogni ordine di scuola. Il diritto deve, e può, essere garantito a tutti coloro che le scelgono.

Grazie al prezioso contributo di Antonia Sani e di Osvaldo Roman, sono riuscito finalmente a trovare la fonte normativa che dimostra che lo Stato, ad ogni finanziaria, stanzia una somma consistente per ogni Ufficio Scolastico Regionale e al suo interno per ogni ordine di scuola (materne, elementari, medie, superiori) per finanziare:

SPESE PER L'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA E PER LE ATTIVITA' ALTERNATIVE ALL'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA, CON L'ESCLUSIONE DELL'IRAP E DEGLI ONERI SOCIALI A CARICO DELL'AMMINISTRAZIONE.

Tale somma serve per pagare gli stipendi degli insegnanti di religione non di ruolo (quelli di ruolo li paga direttamente il Tesoro) ma anche per le attività alternative all'IRC.

Faccio un esempio che mi tocca da vicino e che riguarda l'USR Emilia Romagna; i fondi stanziati per tale regione sono:

1.792.523€ per le materne
14.872.524€ per le elementari
6.390.633€ per le medie
14.109.284€ per le superiori

Cioè oltre 37 milioni di euro vengono (dovrebbero essere) spesi in Emilia Romagna per pagare i supplenti di Religione e i docenti delle attività alternative.

Tempo fa avevamo appurato che la CM 316 dell'87 prevede che le scuole possano, anzi debbano, nominare supplenti (se non hanno personale interno con ore a disposizione o disposto a prestare ore eccedenti) per coprire le ore alternative all'IRC o le attività con assistenza di personale docente, sulla base delle scelte operate dai genitori all'atto dell'iscrizione. Si tratta di un dovere per la scuola se le viene espressamente richiesto, perché ben due sentenze della corte Costituzionale hanno stabilito che è un diritto dei genitori scegliere per i propri figli o la materia alternativa o lo studio individuale/di gruppo con assistenza di personale docente.

La scuola ha il dovere di comunicare all'USP le necessità di personale che le scelte dei genitori comportano e gli USP/USR devono concedere, di solito in organico di fatto, il personale necessario e i fondi per pagarlo.

E, udite, udite, da qualche parte succede anche.

Diciamo innanzitutto che questo succede dappertutto nelle scuole materne ed elementari, per gli ovvi motivi che tutti possono immaginare.

Succede molto meno alle scuole medie, dove di solito le scuole si "arrangiano" con personale interno.

Non succede quasi per nulla alle scuole superiori dove chi non fa religione "pascola" in modo più o meno protetto, a seconda della cura e l'attenzione che la scuola pone alla cosa, da qualche parte dell'edificio.

Nella mia scuola la cura è uno "zero" tondo tondo, per cui siccome il tasso di chi non fa religione è molto alto, ci ritroviamo con frotte di studenti che a bande di 10,15, 20 o anche 30, si aggirano e bivaccano qua e là nell'atrio, per le scale, ai piani, nel cortile.

In tutti questi anni le lamentele dei docenti che non si rassegnavano a tale degrado del servizio, si spegnevano e rimbalzavano contro le spallucce dei vicepresidi e presidi di turno che lamentavano mancanza di fondi e risorse per risolvere il problema.

Addirittura nel primo collegio di questo AS della mia scuola, il vicepreside, che presiedeva il collegio per l'assenza del capo, ha avuto la sfrontatezza di proporre di eliminare dalla scheda per chi non si avvale dell'IRC le opzioni materia alternativa e studio assistito, per lasciare solo studio non assistito e uscita dalla scuola. Ma la cosa più incredibile è che il collegio ha votato, quasi all'unanimità, di accettare, per sano realismo, tale proposta oscena e affossatrice di un diritto costituzionale.

Nonostante la cosa sia poi stata da me segnalata al DS in un collegio successivo e in CdI, e nonostante abbia poi fornito al DS tutta la normativa necessaria (di cui peraltro non era a conoscenza) per capire che per lo studente che non si avvale dell'IRC si tratta di un diritto e che per la scuola si tratta di un dovere, a tutt'oggi nulla è stato fatto né per ritenere nulla, perché illegittima, quella delibera del collegio di settembre né per attivare la benché minima forma di cura per chi non si avvale dell'IRC.
E fino ad oggi la motivazione addotta per questa ignavia istituzionale era sempre la mancanza di risorse.

Bene, oggi possiamo dire con assoluta certezza che questa della mancanza di risorse è una colossale BUFALA che per ignoranza crassa e/o per maligna volontà istituzionale, ci hanno propinato per tutti questi anni e che spesso ha comportato avanzi d'amministrazione inaccettabili per scuole alla fame e in presenza di diritti violati proprio per la falsa mancanza di risorse.

La scoperta dell'esistenza di un pingue, corposo, solido fondo per IRC e alternative a livello regionale, ci dice che gli insegnanti nominati per le alternative all'IRC non gravano sul fondo per le supplenze brevi, e non sono in relazione alcuna col famoso tasso di assenteismo medio nazionale che la nota di dicembre sul Programma Annuale vuole assumere come tetto oltre il quale la scuola non avrà fondi se non per giustificate e verificate esigenze di sostituzione:

NO, gli insegnanti di materia alternativa all'IRC vengono pagati con ALTRI fondi, quelli che per le scuole superiori della nostra regione sono al capitolo 2890 del Bilancio Previsionale dello Stato (TAB 7) per il 2010 e che ammontano a oltre 14 milioni di EURIIII.

L'invito, allora, e l'appello che faccio a tutti coloro che hanno a cuore la difesa di un diritto come quello all'insegnamento alternativo alla religione cattolica, è di battersi perché già da quest'anno scolastico si possa attingere a queste risorse furbescamente occultate e per avere la certezza che a settembre in ogni scuola del paese, di qualunque ordine e grado, che sceglie di non avvalersi dell'IRC e opta per una delle alternative che prevedano presenza di personale, abbiano da subito il docente a cui hanno diritto.
Oggi, anche alla luce del crollo dell'alibi della mancanza di risorse, ci sono tutti gli estremi per denunciare ogni comportamento difforme dalla norma. Non ci sono più scuse.

Se poi l'USR dovesse rispondere che non ha fondi sufficienti per tutti, dovrà dimostrare che i fondi assegnati siano stati spesi (ordine per ordine) sia per IRC sia per le alternative.

Ah dimenticavo il documento si trova a questo link

(I fondi per le regioni iniziano a pag 116 con la Lombardia e poi per ogni ordine di scuola si trova il capitolo il cui titolo ho riportato sopra; se attivate la funzione di ricerca nel file fate prima, visto che si tratta di 352 pagine)

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Gaetano Riccardo    - 12-02-2010
Prezioso contributo. Cui troverei doveroso aggiungere che il problema della scarsità di risorse rappresenta solo una - per quanto la più frequente – delle modalità attraverso cui si cerca in tutti i modi di boicottare un diritto sancito per legge. In una classe delle superiori sono riuscito a insegnare per due anni di seguito attività alternativa, e non dico quali difficoltà ho incontrato. Per cominciare, il primo anno avevo proposto “storia delle religioni”, sia perché vanto una discreta esperienza in materia sia perché ritengo che una cosa sia il rifiuto di un’impostazione confessionale della disciplina, un’altra far passare questo rifiuto per la negazione tout court dell’importanza culturale dei fenomeni religiosi. Nulla da fare! Gli insegnanti di RC risposero, contro l’evidenza delle loro stesse programmazioni, che essi facevano già storia delle religioni (sic!), e che pertanto il loro non voleva essere un proselitismo. Replicai a mia volta che il modo migliore per fugare il timore che l’IRC potesse essere visto come proselitismo era proprio quello di consentire che altri insegnanti potessero affrontare tematiche affini. Nisba! Storia delle religioni non fu considerata dal Dirigente materia alternativa e dovetti “ripiegare” su antropologia culturale. L’anno successivo mi aspettava un’altra sorpresa. Gli insegnanti di RC fecero in modo di distribuirsi l’orario in maniera tale che per le classi in cui era più probabile che potesse essere istituita l’attività alternativa la materia “religione cattolica” figurasse all’ultima ora, in modo da favorire la scelta dell’uscita anticipata da scuola. Ecco un altro tranello. Al momento dell’iscrizione molti optano per questa scelta come segreta speranza, indipendentemente dal fatto che l’uscita da scuola sia fattibile o meno. Il risultato è che coloro che scelgono attività alternativa risultano meno di quanti altrimenti sarebbero senza questo escamotage. Aggiungo solo – per concludere sulla mia esperienza – che per entrambi gli anni in ho insegnato materia alternativa sono stato retribuito attingendo al fondo d’istituto.

 Franco Dore Liceo Mossa Olbia    - 14-02-2010
.... grande contributo !!!! .... è la più lapalissiana dimostrazione che il potere, via via sempre più, passa attraverso il possesso dell'informazione .... grazie !!

 Giacomo Paiano    - 14-02-2010
Carissimo Francesco, ti ringrazio del contributo. Personalmente ho sempre fatto pagare l'Attività Aternativa, regolarmente deliberata nel Collegio, al Tesoro (vedasi circ. 316/87), però lo studio assistito con la presenza del docente l'ho pagata con i fondi della scuola (fin'ora li inserivo nelle supplenze). Vuol dire che chiederò all'USR i fondi necessari.
Grazie
Giacomo Paiano D.S. dell'IIS Mattei di San Donato Milanese.

 Don Francesco Martino    - 15-02-2010
Mi auguro che l'insegnamento alternativo sia attuato, regolamentato e disciplinato come materia curricolare in tutto e per tutto: non è possibile ignorare in una società multietnica il fatto religioso a livello culturale, storico e sociale, anche per superare pregiudizi e razzismo. IRC e Insegnamento Alternativo con pari dignità, questa è la vera riforma nel senso dell'apprendimento, e programma IRC aperto alla comprensione della multireligiosità. Sarebbe finalmente la fine di sterili ed inutili polemiche!

 Ivan Cervesato    - 20-02-2010
Assai interessante la segnalazione di Mele (che ringrazio) relativa alla disponibilità di risorse. In tema, chiederei che qualcuno mi chiarisse, se possibile, per quale motivo l'Insegnamento della Religione Cattolica / Attività Alternative (queste ultime pressoché inesistenti: "mancano i fondi"...) sia stato inserito, nei quadri orari ufficiali definitivi del "riordino" della secondaria di II grado (nuovesuperiori.indire.it), tra le «attività e insegnamenti OBBLIGATORI per tutti gli studenti», quando è ben noto (almeno dai tempi della riforma concordataria del 1984 di craxiana memoria, ratificata con L. 121/85) che tali insegnamenti sono rivolti SOLO agli alunni che decidono esplicitamente di avvalersene (e quindi di obbligatorio «per tutti gli studenti» c'è un bel nulla). Il che significa, incidentalmente e conclusivamente, che le ore di insegnamento davvero *obbligatorie*, previste dai nuovi quadri orari ufficiali ad esempio per il liceo scientifico, sono 26 (e non 27) al biennio
e 29 (e non 30) al triennio.
Cordialità
Ivan Cervesato

 Gaetano Riccardo    - 20-02-2010
Nell’accogliere a far mio l’auspicio espresso da Don Francesco Martino per quanto riguarda l’invocata “pari dignità” tra IRC e Insegnamento Alternativo, mi piacerebbe sapere se egli è disposto, sempre in nome della pari dignità invocata, a contemplare l’ipotesi che l’Insegnamento Alternativo possa eventualmente riguardare lo studio della Religione Cattolica. In questo caso l’alternativa riguarderebbe non tanto l’oggetto di studio quanto piuttosto il soggetto che lo propone. Ritengo infatti che nessun insegnamento alternativo potrà mai diventare per davvero “materia curricolare in tutto e per tutto” finché non si sarà disposti ad ammettere che lo stesso problema si pone in primis per l’IRC.