Quale politica scolastica delle Regioni?
Tavolo Regionale Toscano - 04-02-2010
Documento programmatico predisposto in vista dell'incontro con il candidato (o i candidati) alla Presidenza della Regione e con i responsabili regionali delle forze politiche di sinistra per discutere i programmi elettorali per quanto riguarda la scuola


UNA PROPOSTA ALLE FORZE POLITICHE DEMOCRATICHE

Il 28 e 29 marzo prossimo si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale in un momento di attacco durissimo alla scuola statale ed al suo ruolo istituzionale.
Le scelte dell'attuale Governo vengono a determinare il collasso del sistema dell'istruzione pubblica che però ha sofferto di un lungo processo di logoramento che da almeno 20 anni si muove nella direzione della sottrazione di risorse economiche al settore della conoscenza e della formazione. A colpi di finanziarie sono stati sottratti fondi sempre maggiori alle scuole statali, mentre è cresciuto esponenzialmente il finanziamento verso le privare. Si è trattato di scelte politiche ed economiche che denotano una profonda indifferenza nei confronti della qualità dell'istruzione e dell'offerta formativa della scuola, messa in ginocchio dalla mancanza di risorse e da un permanente stato di precarizzazione del reclutamento, al punto da poter affermare che oggi la precarietà nel settore scolastico è diventato elemento strutturale del settore della formazione.
Il ridimensionamento del corpo docenti, l'aumento degli alunni per classe, l'eliminazione delle compresenze, l'impossibilità delle attività laboratoriali e dei progetti, la riduzione del sostegno, il taglio ai finanziamenti della scuola, la riforma degli istituti tecnici / professionali e dei licei, con l'ulteriore riduzione dell'orario scolastico e l'accorpamento delle classi di concorso, a scapito delle competenze specifiche delle/dei docenti hanno stanno provocando la progressiva dequalificazione della professione docente e dell'offerta formativa. Il taglio del personale Ata e l'esternalizzazione dei servizi di pulizia e sorveglianza stanno creando tutti i giorni gravi difficoltà alla gestione e funzionamento della scuola con forti danni alla qualità della vita scolastica.
Nel prossimo quinquennio il ruolo delle Regioni per la scuola sarà molto importante sia per quanto concerne le funzioni che spetteranno alle Regioni sia per il ruolo politico che la Regione in ogni caso potrà svolgere rispetto alla politica scolastica nazionale.
Il nuovo attacco alla scuola statale riguarda la regionalizzazione del reclutamento degli insegnanti, della contrattazione sindacale e il progressivo ingresso dei privati nel mondo della scuola (DDL Aprea). La regione nonostante la possibile tentazione ad esercitare poteri sostitutivi rispetto a quelli che lo Stato ha svolto fin'ora dovrà continuare, in accordo con i principi costituzionali e per la difesa degli organi collegiali come organi di autogoverno dell'istituzione scolastica , a svolgere un ruolo politico attivo a sostegno del carattere pubblico e statale della scuola italiana.

Finora il mondo della scuola ha avuto come interlocutore il Ministro ed il Parlamento, trascurando del tutto il ruolo effettivo e potenziale delle Regioni; peraltro le stesse Regioni, compresa la nostra, hanno ricercato il confronto con la scuola in modo episodico, anche perché è mancato a livello regionale un organismo rappresentativo della scuola.
Riteniamo pertanto che nella prossima legislatura debba anzitutto realizzarsi un più forte impegno sia da parte delle Regioni che da parte del mondo della scuola per una più concreta collaborazione; con tale spirito proponiamo sin da ora alle forze politiche democratiche di avviare un percorso partecipato per la definizione di un programma unitario per la politica scolastica della Regione per il prossimo quinquennio.

Indichiamo sin da ora alcuni punti che possono essere insieme discussi:

1) ISTITUZIONE DI UNA CONSULTA PER LA SCUOLA.
In vista di una ridefinizione delle forme di partecipazione democratica al governo della scuola anche attraverso organismi territoriali, si ritiene opportuno promuovere, in via sperimentale, la costituzione di una consulta regionale per la scuola con il compito di garantire una reciproca informazione sull'attività della Regione e delle organizzazioni che operano nel mondo della scuola e di formulare proposte e/o pareri in merito.

2) IMPEGNO DELLA REGIONE TOSCANA A GARANTIRE. NELL'AMBITO DELL'ATTUAZIONE DEL FEDERALISMO, IL CARATTERE UNITARIO E NAZIONALE DELLA SCUOLA PUBBLICA.
Nel prossimo quinquennio troveranno attuazione il titolo V della Costituzione e la recente legge sul federalismo fiscale che comporterà il trasferimento alle Regioni di rilevanti funzioni in materia scolastica.
E' noto che tale legge è stata voluta essenzialmente dalla Lega con il dichiarato obiettivo di realizzare una regionalizzazione del sistema scolastico sia per quanto riguarda le risorse finanziare sia per l'ordinamento didattico; la realizzazione di un tale obiettivo determinerebbe anzitutto una forte differenziazione della spesa per la scuola e nel contempo lo stravolgimento della funzione istituzionale della scuola.
Purtroppo l'opposizione parlamentare non ha compreso (almeno si spera) la gravità di tale scelta ed ha sostanzialmente consentito l'approvazione di tale devastante riforma.
Ora però sarà necessario impegnarsi per ridurre il più possibile i danni che tale riforma potrà procurare sia alla scuola ed alla sua funzione istituzionale, sia alla democrazia del nostro Paese.
A tal proposito sarà opportuno ricordare che l'art. 33 Cost. stabilisce: "La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statale per ogni ordine e grado".
La Regione deve quindi impegnarsi per garantire che l'attuazione del titolo V Cost. e della Legge sul Federalismo fiscale sia rigorosamente rispettosa dei principi costituzionali e, più precisamente, che siano salvaguardate la natura statale della scuola e della sua funzione istituzionale al fine di realizzare il principio di uguaglianza sancito nell'art. 3, 2° comma Cost.
In particolare la Regione Toscana deve impedire che con il federalismo fiscale lo Stato si limiti alla garanzia dei livelli minimi dell'istruzione e deve al contrario impegnarsi per garantire in tutte le regioni al sistema scolastico statale le risorse finanziarie necessarie , tenendo conto delle esigenze delle diverse realtà .
Considerata l'importanza e la complessità di tale tematica la Regione deve impegnarsi o in sede della prevista consulta o con una commissione ad hoc di garantire una costante informazione al mondo della scuola.

3) NO AL FINANZIAMENTO PUBBLICO DELLE SCUOLE PRIVATE PARITARIE.
Tutte le risorse pubbliche devono essere destinate alla scuola pubblica e cioè alle scuole statali, comunali e provinciali; nessun contributo pubblico può essere erogato alle scuole private, ancorché paritarie. con la L. n. 62/2000-, in palese violazione dei principi costituzionali dell'art. 33 Cost., sono stati previsti contributi statali alle scuole private e, contravvenendo ogni principio logico, è stato riconosciuto finanche una funzione pubblica.
La Regione Toscana deve dare un segnale inequivoco per il ripristino del principio sancito nell'art. 33 Cost.: garanzia della scuola statale per tutti e scuole private "senza oneri per lo Stato".

4) IMPEGNO PER LA GENERALIZZAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA PER L'INFANZIA.
Anche in Toscana, ed in palese violazione dell'art. 33 Cost., per quanto concerne la scuola per l'infanzia è attuato il cd sistema integrato tra pubblico e privato con conseguente disparità di trattamento tra coloro che possono accedere al sistema pubblico e coloro che per insufficienza delle strutture pubbliche sono costretti a scegliere la struttura privata.
La Regione Toscana nel prossimo quinquennio deve fare pressione nei confronti del Governo per la generalizzazione della scuola pubblica per l'infanzia per tutti.

5) RUOLO DELLE REGIONI NELLE POLITICHE SCOLASTICHE STATALI.
Al fine di garantire una opportuna collaborazione tra Stato-Regioni ed Enti locali per molti provvedimenti statali è previsto il coinvolgimento delle Regioni attraverso la Conferenza Unificata.
La Regione Toscana deve valorizzare al massimo il proprio ruolo in tale sede e farsi portatrice delle valutazioni e delle esigenze espresse nella politica scolastica statale a parte delle diverse realtà della Toscana. A tal fine il ruolo della consulta per la scuola può essere molto utile; nell'immediato si possono prevedere conferenze ad hoc sui seguenti temi:
a) "La scuola che vogliamo"
b) Federalismo scolastico
c) PdL Aprea
d) Riforma della scuola secondaria superiore
e) Finanziamenti per la scuola
f) Formazione e reclutamento del personale della scuola e precariato

6) RAZIONALIZZAZIONE DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE.
Con l'istituzione dell'autonomia scolastica nell'ambito di una concezione aziendalistica è stato previsto un processo di aggregazione delle istituzioni scolastiche con la conseguente scomparsa in molti piccoli comuni dell'unica struttura culturale esistente e con incremento del pendolarismo degli alunni, anche delle scuole primarie.
Come ha recentemente affermato la Corte Costituzionale, l'organizzazione della scuola nel territorio è di competenza delle Regioni, nell'ambito però della dotazione organica assegnata dallo Stato a ciascuna regione.
La Regione deve anzitutto impegnarsi a promuovere tutte le opportune iniziative per una modifica ai tagli previsti dall'art. 64 D.L. n.112/08; nello stesso tempo deve impegnarsi a mantenere il maggior numero di istituzioni scolastiche al fine di garantire, quanto meno, il mantenimento delle attuali istituzioni.
In ogni caso il piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche deve essere correlato con il sistema di mobilità locale e con la rete dei servizi e in relazione ai bisogni formativi dei territori.

7) OBBLIGO SCOLASTICO E LOTTA ALLA DISPERSIONE SCOLASTICA.
Nell'ambito delle proprie competenze del diritto allo studio la Regione deve sviluppare con maggior determinazione una politica di forte ed incisivo contrasto alla dispersione scolastica a cominciare dalla scuola primaria e di potenziamento del progetto didattico.
A tal fine devono essere previste strutture provinciali adeguate sia per la rilevazione del fenomeno della dispersione sia per la definizione, di intesa con le istituzioni scolastiche, dei possibili interventi.
Perché il diritto alla formazione non sia ridotto a diritto formale alla frequenza, ma sostanziale all'apprendimento è necessario che la regione si impegni per:
-l'estensione dell'obbligo scolastico fino a 18 anni indispensabile per garantire a tutti una formazione culturale adeguata
-sostenere adeguatamente il livello della qualità della scuola promuovendo specifiche attività didattiche con tecniche innovative che rendano più attrattivo il processo formativo e favoriscano per tale via il successo scolastico, incentivando la permanenza degli studenti nelle istituzioni scolastiche per tutto il percorso della scuola secondaria di secondo grado (in particolare negli istituti tecnici e professionali).
-Allungare il tempo scuola
-Un approccio didattico di tipo personalizzato anche attraverso un rapporto quantitativo docente-studente più contenuto
La regione a questo scopo, d'intesa con il ministero, deve stanziare appositi fondi anche attivando specifici fondi europei finalizzati al finanziamento dei progetti delle scuole statali (corsi nelle scuole per potenziare le competenze di base, corsi di alfabetizzazione, corsi per le scuole carcerarie, percorsi di approfondimento)
Tutte le esigenze aggiuntive di organico devono essere attraverso il ricorso alle graduatorie ad esaurimento degli uffici scolastici provinciali.

8) FORMAZIONE PROFESSIONALE
La formazione professionale deve essere sottoposta dopo l'assolvimento dell'obbligo di istruzione.
E' quindi necessario contrastare l'impostazione dominante che tende ad affermare l'integrazione tra istruzione e formazione professionale in funzione di una concezione che riduce l'istruzione a semplice addestramento in rapporto con un mercato del lavoro sempre più precario e flessibile. La scuola non può delegare la propria funzione alla formazione professionale. Particolarmente pericolosa é l'applicazione dei protocolli di intesa stipulati (nel 2002/2003 e mai annullati) dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e le singole Regioni italiane, tesi a sperimentare l'integrazione negli istituti professionali e tecnici attraverso accordi sottoscritti dalle Province (attraverso i centri di formazione professionale anche privati) e i singoli istituti scolastici. Si tratta di un provvedimento che va contrastato, non solo perché ha prodotto il trasferimento "forzato" dei ragazzi "problematici e a rischio" (come i disabili) dall'istruzione professionale di stato e tecnica, dove oggi possono ottenere una qualifica valida sull'intero territorio nazionale, alla formazione professionale regionale di primo livello, in Toscana gestita dai privati, senza alcuna certezza sulla spendibilità della qualifica, ma anche perché, in raccordo con la Legge 30, individua nell'azienda un luogo formativo dove ottenere crediti formativi, lavorando con contratto di apprendistato, come anche confermato dagli ultimi interventi governativi relativi alla riduzione dell'obbligo scolastico.
Occorre chiedere l'annullamento di questi protocolli evitando di sostenere progetti che propongano l'integrazione e l'apprendistato come momenti formativi.
E' necessario:
potenziare gli istituti di formazione tecnica e professionale pubblici con la predisposizione di piani formativi che tengano conto sia delle esigenze di sviluppo alternativo del territorio (ad esempio sviluppare competenze nel settore del riciclaggio e del riuso dei materiali o nel campo delle energie alternative), sia soprattutto della crescita culturale dei ragazzi e non delle contingenze del mercato.
Le risorse finanziarie, assegnate alle agenzie private di formazione professionale, devono essere sottoposte a valutazione per quanto riguarda le concrete ricadute del territorio.
Potenziare l'orientamento. Per quel che riguarda le convenzioni con i gestori privati vanno introdotti elementi di qualità e di maggior controllo sull'utilizzo delle risorse. In definitiva ridare dignità al sistema della formazione professionale, ponendola dopo l'assolvimento
Individuare e sostenere percorsi di alta formazione (IFTS) post diploma per la specializzazione di quadri tecnici e nuove figure professionali garantendo trasparenza nell'accesso alle risorse e nella distribuzione territoriale e valutandone le reali ricadute sul territorio.

9) IL DIRITTO ALLO STUDIO
Occorre soprattutto aggiornare e riqualificare gli interventi in materia di diritto allo studio, nel rispetto dei principi sanciti dagli articoli n. 3, 33 e 34 della Costituzione, al fine di rimuovere i vincoli sociali, economici e culturali che impediscono o rendono difficile l'accesso e la permanenza dei soggetti nel sistema scolastico e formativo per un riordino organico delle iniziative regionali in questo campo. In particolare si propone:
Un'offerta di formazione permanente pubblica di qualità sia per dare la possibilità a chiunque ne senta l'esigenza di arricchirsi culturalmente, sia per chi perdendo il lavoro ha bisogno di ripensare e/o riadattare il proprio futuro, sia per chi ha bisogno di riqualificarsi o acquisire nuove competenze professionali.
L'educazione degli adulti è un altro importante segmento su cui intervengono, all'interno di una modificata cornice nazionale che non ci ha visti favorevoli, le Regioni. Occorre in questo campo adoperarsi per favorire una presenza capillare sul territorio dei CIPA per garantire un'ampia e qualificata offerta di istruzione per gli adulti finalizzata all'alfabetizzazione e ai diploma e far sì che l'organico venga definito in base alle effettive esigenze territoriali e non all'interno dei tetti regionali e che venga garantito il triennio dei corsi serali; favorire e non limitare la partecipazione a questi ultimi degli immigrati.
Ampliamento dell'offerta pubblica di nidi da non considerare come servizio a domanda individuale, ma come primo spazio di prevenzione della dispersione scolastica
Riordino ed aumento delle risorse destinate al diritto allo studio con provvedimenti che mettano al centro il sostegno e lo sviluppo di servizi collettivi, potenziamento dei tempi scuola, gratuità dei libri di testo, delle mense e dei trasporti, implementazione delle biblioteche e dei laboratori, mediatori culturali per l'integrazione linguistica degli studenti non italofoni, iniziative di formazione in servizio per i docenti;
potenziamento dei servizi a sostegno di una reale integrazione dei soggetti con disabilità;
ridefinizione dei criteri, degli obiettivi e delle finalità nell'uso delle risorse regionali, a partire da quelle oggi destinate ai buoni scuola ed alle scuole private, con l'obiettivo di un reale godimento del diritto allo studio da parte della collettività;
sostegno di progetti promossi dalle scuole per il potenziamento dell'offerta formativa e finalizzati a ridurre la dispersione scolastica;

10) LAVORO STABILE E SICURO , NON PRECARIO
La precarietà nel settore scolastico è diventato elemento strutturale del settore della formazione
La regione toscana deve impegnarsi concretamente contro la politica dei tagli del personale della scuola statale, sia attraverso un'azione propriamente politica che attraverso interventi concreti volti a contrastare attivamente le attuali politiche del governo di progressiva precarizzazione ed espulsione dalla scuola di tanta parte del corpo docente e non docente.
Chiediamo a questo scopo che la regione si impegni attivamente
- ad utilizzare i precari iscritti in graduatoria ad esaurimento per i corsi professionalizzanti della regione, per i corsi di alfabetizzazione, per i corsi di potenziamento delle competenze di base e per qualsiasi altra iniziativa dove possa essere impiegata la professionalità degli insegnanti.
- finanziamenti alla scuola statale per i corsi e i progetti di potenziamento dell'offerta formativa
- impegno concreto della regione contro l'aumento dell'orario di lavoro degli insegnanti oltre le 18 ore

11) EDILIZIA SCOLASTICA E SICUREZZA
Vanno stanziate risorse adeguate per l'edilizia scolastica (palestre, laboratori, biblioteche) e per la sicurezza di impianti e strutture. Va rispettata rigidamente la normativa esistente nella composizione delle classi per quel che riguarda i parametri standard (metri quadri per alunno per classe e numero massimo di alunni per classe...)

12) CULTURA DELLA LEGALITA' E DELLA COSTITUZIONE.
In molte scuole sono organizzate importanti iniziative sul tema della legalità e della Costituzione; si tratta però di iniziative promosse senza un progetto complessivo che privilegiano in particolare le istituzioni scolastiche delle città, trascurando le realtà più piccole.
A fronte di una diffusa carenza di cultura costituzionale e nelle more di un impegno da parte del Ministero a livello nazionale la Regione, di intesa con le istituzioni universitarie e le organizzazioni democratiche disponibili, deve impegnarsi a predisporre sin dall'a.s. 2010-2011 un progetto di cultura costituzionale e della legalità accessibile a tutte le istituzioni scolastiche della Regione.

discussione chiusa  condividi pdf