Lettera precaria a Babbo Natale
Monica Capezzuto - 11-12-2009
Caro Babbo Natale,
questa è una lettera scritta dai grandi. Non quelli del potere, ma gli adulti, quelli che i bambini chiamano i grandi. Non chiediamo doni materiali ma un attimo di attenzione, perché anche questa è negata a chi di professione fa l'insegnante. Precario. Grandi a cui è negata ogni giorno la possibilità di progettare il futuro, persone alle quali la gioia di stare con i bambini è offuscata da quel continuo senso di incertezza e di ansia che rende precaria la stessa vita, una condizione permanente che pervade ogni piega della quotidianità. Siamo malati terminali di un lavoro che svolgiamo da anni con professionalità ed impegno, siamo insegnanti precari delle scuole dell'infanzia e degli asili nido del comune di Napoli, scuole nelle quali abbiamo scelto di restare nonostante le difficoltà che spaziano in tante direzioni: la scarsità dei fondi, le strutture spesso fatiscenti, senza contare il fatto che oltre ad essere insegnanti spesso ci capita di inventarci il ruolo di bidella o di esecutore, figure indispensabili che non sono state più rimpiazzate una volta andate in pensione. Talvolta, oltre ad autotassarci, ci avvaliamo della collaborazione economica dei genitori per compensare le carenze dei fondi per creare intorno ai piccoli tutto il supporto necessario per crescere in un ambiente stimolante e adatto alla loro naturale curiosità. Siamo tante insegnanti precarie che, sfortunatamente scampate alla recente stabilizzazione, sono ancora in un limbo perchè non conoscono il proprio destino.L'amministrazione, proprio in questi giorni, sembrerebbe stia procedendo, nonostante il dissenso di molti, al completamento del bando per l'aggiornamento delle graduatorie, non prevedendo altro che una tutela irrisoria- quantificata in pochi punti di bonus- delle professionalità che da anni operano sul territorio e in cui ha investito in formazione e competenza. Come se la professionalità si potesse misurare in pochi spiccioli di punteggio. Un'amministrazione falsamente invalida, che non vuol vedere la nostra realtà e sentire la nostra voce ,che da mesi si leva per chiedere certezza. La voce di quelle definite alte professionalità ma che in realtà si terranno fuori dalle realtà sociali che invece ben conoscono, azzerando le graduatorie e ributtando oltre 300 persone in un calderone che erediterà il decadimento della scuola statale, accogliendo coloro che troveranno nelle scuole comunali un ripiego lavorativo.S enza pensare che i bambini non sono un ripiego nè tanto meno un lavoro.
Altre strade, che prevedono forme di tutela decise, possono e devono essere percorse
Ma la scuola ha le sue ragioni che la politica non vuol sentire.E queste ragioni sono i bambini che sono sempre gli ultimi ad essere considerati.
Il valzer degli incarichi a scuole già iniziate ne è la testimonianza.
E tutti si devono sentire coinvolti in questa storia: genitori, utenti, cittadini.nessuno è escluso da questa storia. Ognuno di noi ha o ha avuto un figlio o un nipote da affidare alle amorevoli cure del personale docente.Non si può e non si deve permettere che i bambini e il loro diritto ad una continuità educativa, in questa età così delicata in cui l'educatrice o la maestra diventa una mamma in seconda, siano i meno considerati.
Babbo Natale, anche tu lavori con i bambini e sai che cosa significa.
Speriamo che tu accolga il nostro desiderio.
Trovare sotto l'albero di Natale il dono più prezioso:un futuro stabile e sereno.
Sperando che per noi e per le nostre famiglie ci sarà ancora un futuro da progettare.
Per poter essere insegnanti senza l'aggettivo precario.
Per continuare a crescere i piccoli, futuro della nostra città .
E illumina l'amministrazione comunale affinchè operi una scelta coraggiosa ascoltando le ragioni del cuore, non quelle della burocrazia.

Tags: insegnanti precarie comunali di Napoli


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 maestra precaria    - 12-12-2009
Ormai la crisi è dovunque e coinvolge tutti i livelli. La decadenza è a cascata: stato, comune, tutto è sempre più in crisi e precario. Hanno massacrato la generazione nata negli anni 60 e 70 che non ha nè futuro e nè dignità. Ma avremo il ponte sullo stretto e le centrali nucleari, mentre le scuole cadono a pezzi e diventiamo un popolo di ignoranti. Per impedirci di pensare e farci parlare con le loro parole. Ma noi non ci arrendiamo e combatteremo per difendere il nostro posto di lavoro.

 ilaria ricciotti    - 13-12-2009
E gli inseganti di "ruolo" cosa dicono a riguardo?

 Comitato    - 13-12-2009
Dobbiamo manifestare e scendere in piazza per far sentire che ci siamo. Ci dobbiamo far sentire.

 Daniele Verzetti, Rockpoeta    - 14-12-2009
Resta giusto babbo natale di fronte ad uno Stato che non tutela veramente chi lavora....

 with    - 14-12-2009
Colleghe, questa volta siamo unite nel vero senso della parola... alla fine di questa battaglia saremo fiere di come ci siamo prese ciò che è nostro: IL NOSTRO SACROSANTO LAVORO.

 Mk    - 14-12-2009
Che dicono? Bla blabla, chiacchiere ma mai una volta che scendano in piazza con noi. Si sono mossi solo quando hanno messo in discussione la sospensione didattica. Là gli brucia....