Roberto Saviano. Per chi suona la campana?
Maria Antonia Stefanino - 16-10-2009
Il tempo e la forza dell'erosione di cui esso dispone, sono l'intima essenza del potere, ecco perché ora più che mai la delegittimazione di Saviano, l'accusa di fanatismo ad alcuni giudici ci impone di non tacere.
Ognuno lo fa a suo modo, ma sono in tanti che, con tempismo consapevole del momento, sproloquiano sul giovane scrittore. Emilio Fede gli fa i conti in tasca; Vittorio Pisani, il capo della Squadra Mobile di Napoli, lo contrappone quale falso e celebrato mito ai misconosciuti eroi quotidiani e Tano Grasso, sputa sentenze, cianciando sull'inutilità dell'eroe solitario. Ognuno ci mette il suo, certi tutti che, nell'asfissia di pensiero del grave momento del paese, l'ora sia quella giusta.
Da tempo, vivendo a Napoli, percepivo il crescendo d'insofferenza verso chi aveva osato dire l' ovvia verità di una "Economia canaglia" che ormai non necessitava più del consenso e di accordi con la politica, ma irrompeva essa stessa nelle stanze del potere.

Se un limite ho rinvenuto nel libro di Saviano è stato quello di non percezione che il Cesarismo imperante in politica imponeva uno stesso agire, fatta salva qualche tenue e del tutto inutile sfumatura, a tutti gli attori in scena svilendo e rendendo del tutto superflui i distinguo fra "destra e sinistra". Le prime categorie usate contro Saviano sono state quelle del tornaconto personale, quelle "dell'enfatizza tutto ma poi cresce il suo conto in banca", dei giudizi ambigui, taglienti e delegittimanti, che vanno dal risentito "Napoli non è solo questo" all'accusatorio "Sputa nel piatto in cui mangia".

Accuse striscianti, quotidiane, attendiste solo dell'ora giusta. L'ora in cui "spenti i riflettori", si può passare all'argomentazione strutturata, elaborata dagli addetti ai lavori o dai professionisti dell'antiracket.
"Lasciamo da parte i troppi che, come sempre accade, aspettano senza scoprirsi di capire come vanno le cose per schierarsi dalla parte giusta" scriveva acutamente Zagrebelski ieri, 15 ottobre. E, non a caso, il titolo recitava: "La democrazia delegittimata".
La realtà di questi tempi corre veloce, essi non solo sono già schierati dalla "parte giusta", ma ne sostanziano l'agire, ritenendo Saviano l'anello debole della catena, per far passare nell'opiniopne pubblica, oltre alle ronde, alle sopravvivenze di Comuni con infiltrazioni mafiose come Fondi e alle aggressioni ai diversi, qualcosa di più infido, ISOLAMENTO E SOLITUDINE per chi pensa e palesa il suo pensiero, tanto questo paese col tempo, digerisce tutto, anche le assoluzioni di Di Gennaro accusato da un suo stesso collaboratore.

Servirà sicuramente a poco, questa mia lettera di solidarietà, di quelli come me, che ormai inutili a questo paese e a se stessi, non rinunciano alle ultime armi in loro esclusivo possesso quelle delle dignità e dell'indignazione. Mai come ora siamo tutti ROBERTO SAVIANO.

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 Marcello Rossi    - 19-10-2009
E' una notizia sconvolgente. Io non ne sapevo nulla e mi domando solo se, prima di romperci l'osso del collo, faremo in tempo a fernarci su questa paurosa discesa.