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Libertà di stampa?
Melito online - 16-06-2009
Corigliano, anche Fabio Pistoia del quotidiano "Calabria Ora" minacciato per un articolo di politica, solidarietà.

In Calabria la libertà di stampa è veramente in pericolo, ma il ddl sulle intercettazioni approvato dalla Camera, non c'entra per niente. I giornalisti delle testate quotidiane, ma anche quelle periodiche mettono a repentaglio la loro dignità e libertà e la serenità delle loro famiglie. E perfino la loro stessa vita, in nome della democrazia. Giornalisti, fotografi, cine-operatori, autisti, magazzinieri, portieri, oramai non si salva più nessuno.

CORIGLIANO (CS) MA IN CALABRIA, L'ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE E' UN OPTIONAL? UNA LETTERA DI MINACCE A FABIO PISTOIA CORRISPONDENTE DEL QUOTIDIANO "CALABRIA ORA" : 'NON DEVI SCRIVERE PIU' DI POLITICA ALTRIMENTI FARAI UNA BRUTTA FINE'. AMPIA SOLIDARIETA'ALLA TESTATA ED AL GIORNALISTA CHE SI E' RECATO DAI CARABINIERI PER SPORGERE REGOLARE DENUNCIA CONTRO IGNOTI

Non solo esprimiamo la solidarietà al coraggioso cronista ma anche condanna immediata della violenza e del gesto. "La direzione di Calabria Ora - era scritto in un comunicato - ringrazia il Questore di Cosenza per essere prontamente intervenuto disponendo immediatamente un servizio speciale di vigilanza a tutela del giornalista minacciato. Quanto e' avvenuto e' gravissimo. Un collaboratore di giustizia non puo' permettersi d' intervenire nella tranquillita' di chi esercita la professione del giornalista. Invitiamo la magistratura ad occuparsi celermente di questi gravi episodi. E invitiamo l' ordine dei giornalisti e il sindacato ad intraprendere iniziative che tutelino il diritto all' informazione in una regione molto difficile come la Calabria. Non saranno questi episodi ad intimidirci e a fermarci. Continueremo ad informare e a preservare la sacralita' delle notizie".


Domenico Salvatore

Corigliano (CS). Ancora un cronista del quotidiano "Calabria Ora", diretto da Paolo Pollichieni, nel mirino della malavita. Ancora una minaccia. In Calabria la libertà di stampa è veramente in pericolo, ma il ddl sulle intercettazioni approvato dalla Camera, non c'entra per niente. I giornalisti delle testate quotidiane, ma anche quelle periodiche mettono a repentaglio la loro dignità e libertà e la serenità delle loro famiglie, e perfino la loro stessa vita, per assicurare il diritto sacrosanto ed inviolabile all'informazione, stabilito per legge; in nome della democrazia. Nelle mire dei malintenzionati, giornalisti, fotografi, cine-operatori, autisti, magazzinieri, portieri, oramai non si salva più nessuno. Al corrispondente Fabio Pistoia è stata spedita una lettera minatoria. Ma stavolta il capro espiatorio non sarebbe un articolo (sgradito) di cronaca nera, come l'anno scorso, quando un altro cronista sempre di "Calabria Ora" venne preso di mira da un collaboratore di giustizia, fatto questo regolarmente denunciato alla Polizia.

Nell'occhio del ciclone stavolta, un articolo di "bianca". Di politica per intenderci, perché la 'ndrangheta ha occupato tutto il territorio e non gradisce disturbi di sorta. I giornali, le televisioni, le radio calabresi, possono chiudere i battenti e ritirarsi a vita privata; ed i lavoratori vengano messi in cassa integrazione a vita. Qui comanda la mafia. "La direzione di Calabria Ora - e' scritto nel comunicato - ringrazia il Questore di Cosenza per essere prontamente intervenuto disponendo immediatamente un servizio speciale di vigilanza a tutela del giornalista minacciato. Quanto e' avvenuto e' gravissimo. Un collaboratore di giustizia non puo' permettersi d' intervenire nella tranquillita' di chi esercita la professione del giornalista. Invitiamo la magistratura ad occuparsi celermente di questi gravi episodi. E invitiamo l' ordine dei giornalisti e il sindacato ad intraprendere iniziative che tutelino il diritto all' informazione in una regione molto difficile come la Calabria. Non saranno questi episodi ad intimidirci e a fermarci. Continueremo ad informare e a preservare la sacralita' delle notizie". Era l'8 gennaio del 1993 quando tre pallottole uccisero Giuseppe Alfano, giornalista della Sicilia e ultimo cronista italiano ammazzato in Italia per il suo mestiere.

Alcuni non erano neanche giornalisti professionisti, ma collaboratori, pubblicisti. Come Giancarlo Siani, l'unico ad essere assassinato dalla Camorra. Stava tornando a casa dalla redazione del Mattino dove collaborava. Prima di uscire dal giornale aveva ricevuto la notizia che sarebbe diventato praticante. Morì qualche ora dopo, colpito da due killer nel quartiere Vomero di Napoli. Dei nove giornalisti uccisi dalla criminalità organizzata otto sono stati ammazzati in Sicilia: Cosimo Cristina (il primo giornalista vittima della mafia), Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato, Mario Francese, Giuseppe "Pippo" Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano. Due i giornalisti assassinati: Walter Tobagi, inviato del Corriere della Sera e Carlo Casalegno, vicedirettore della Stampa. Ma potevano essere molti di più. Sette furono i feriti, alcuni gravemente. Uno fu Emilio Rossi, all'epoca direttore del Tg1. " il terzo attentato nel giro di tre giorni, dopo quello di Vittorio Bruno a Genova e Indro Montanelli a Milano. Mario Francese, del Giornale di Sicilia, fu assassinato da Cosa nostra nel '79 In Calabria, è stata spedita una busta contenente un proiettile, insieme ad una lettera minatoria, ai direttori del Quotidiano della Calabria, e del quotidiano Calabria Ora. A Leonardo Rizzo, direttore di Radio Centrale Cariati, del ponte-online.it e corrispondente della Gazzetta del Sud, hanno dato fuoco al portone di casa. Un esempio della scia di minacce ed intimidazioni contro i cronisti che continua: la lettera con dentro proiettili inviata al direttore del Sole24ore, Ferruccio De Bortoli, al direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli e a Ezio Mauro, direttore di Repubblica, il danneggiamento dell'auto di Nino Amadore, giornalista del Sole24ore-Palermo, o i cavi tranciati, per la terza volta in cinque mesi, all'emittente televisiva Tele 8 di Mazzara del Vallo. E poi c'è la storia di Lirio Abbate dell'Ansa Palermo e corrispondente della Stampa. L'unico giornalista presente al momento della cattura di Bernardo Provenzano e oggetto di intimidazioni. Sotto scorta dal maggio del 2007.

Al bravo e coraggioso cronista Fabio Pistoia va la nostra solidarietà totale ed incondizionata e lo invitiamo a continuare la preziosa ed insostituibile opera d'informazione, in prima linea, sulla frontiera della Calabria. Solo così un giorno, la Calabria potrà affrancarsi e liberare dalla schiavitù.

Domenico Salvatore


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 da Ansa.it Palermo    - 16-06-2009
PALERMO, PRESENTATO PORTALE ANSA LEGALITA'

PALERMO - Il Portale ANSA Legalità, un'iniziativa, realizzata col sostegno del ministero dell'Istruzione, è stato presentato nell'aula Baviera dell'istituto penale minorile Malaspina, a Palermo. Obiettivo dell'iniziativa è diffondere tra gli studenti e le scuole la cultura della legalità, del rispetto dei diritti e i temi del contrasto alle mafie e alla criminalità.

Alla manifestazione hanno partecipato il dirigente del Centro per la giustizia minorile Michele Di Martino, il presidente del tribunale per i minorenni Concetta Sole, il procuratore presso il tribunale per i minorenni Caterina Chinnici, il prefetto Giancarlo Trevisone, il sindaco di Palermo Diego Cammarata e il vicedirettore dell'ANSA Paolo Corallo.

I ministri Maria Stella Gelmini e Angelino Alfano hanno inviato messaggi che sono stati letti in sala in apertura dei lavori. "Quello del Portale Ansa è progetto importante - ha detto Chinnici - poiché si propone anche l'obiettivo di accompagnare i minori detenuti nella formazione della cultura della legalità e verso il mondo del lavoro".
Sole ha sottolineato il valore "di prevenzione dell'iniziativa, che ha lo scopo di limitare la recidiva dei ragazzi quando escono dalle carceri". Il vice direttore di Ansa ha aggiunto che "il Portale fa discutere i giovani su tematiche difficili e rende i ragazzi protagonisti", ecco perché, secondo il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello "con questa iniziativa l'Ansa dimostra di svolgere una funzione sociale e civile nel nostro paese", mentre il sindaco Cammarata ha puntato "sulla forza del progetto in un contesto complesso come la città di Palermo".

15-06-06