El pueblo dividido jamas serà oído
Cosimo De Nitto - 30-03-2009
La scuola in mano alla sinistra e ai sindacati?


(ASCA) - Roma, 28 mar - ''La scuola non appartiene alla sinistra o al sindacato, la scuola appartiene al paese, agli italiani''. Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, dal palco del Congresso fondativo del Pdl alla nuova Fiera di Roma, sottolinea che ''qualcuno ha sempre considerato la scuola come un luogo dove alimentare ideologie vecchie e bocciate dalla storia, un luogo separato dalla realta''. Per questo Gelmini dice che 'e finita un'epoca, e' finita l'epoca dell'indottrinamento ideologico' perche "nella scuola e' cominciata la rivoluzione della responsabilita' e del merito, unica vera leva di mobilita' e progresso sociale.
Io dico ai tanti insegnanti e ai tanti ragazzi che non si riconoscono nelle idee e nei valori della sinistra: l'oppressione culturale e' terminata".
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Quanto la Gelmini ha tuonato dal palco del Congresso fondativo del Pdl è un attentato al comune senso del pudore per quanto segue:

1) Se per 40 anni la scuola fosse stata sotto l'oppressione o anche solo l'egemonia della sinistra Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni.

2) Della scuola tutto si può dire tranne che sia un comparto molto sindacalizzato; l'UGL sarà d'accordo con la Gelmini che la sindacalizzazione è un pericolo?

3) Grazie a chi ha lottato per la libertà dal fascismo, in primis la sinistra non certamente la Gelmini, non Berlusconi, non Fini e la destra italiana, se l'Italia ha una carta Costituzionale che garantisce (ancora) libertà di espressione politica e libertà di associazione sindacale, ovunque.

4) La farneticazione ideologica della Gelmini vuole introdurre nella scuola uno scontro politico che sarebbe deleterio e devastante per studenti e famiglie e non farebbe altro che costituire la pietra tombale della scuola pubblica. Nelle sue farneticazioni dimentica che lei per prima ama affermare che nella scuola non si deve fare politica. Ma da quando l'hanno insediata al ministero è proprio lei che parla in ogni occasione di politica nella scuola. I sindacati criticano i tagli e lei parla di politica dicendo che sono di sinistra, gli studenti vogliono più scuola e lei risponde che sono minoranze di sinistra, le ossociazioni professionali criticano la vuotezza culturale dei suoi atti governativi e lei li accusa di essere prevenute e di sinistra, così pure per le Regioni, gli Enti Locali, il CNPI, gli insegnanti, i genitori che protestano contro la scuola della povertà che lei sta attuando si sentono accusati di essere di sinistra. E' lei la ministra Gelmini causa prima e fomentatrice di uno scontro ideologico nella scuola. Perché c'è da ritenere che se non dicesse questo non saprebbe di che altro parlare. Poiché di scuola non sa e non capisce niente, la ministra rimugina e rumina solo qualche formuletta ideologica per far contento il Capo.

5) Dire che la scuola appartiene agli italiani, al paese vuol dire che circa il 50% degli abitanti di questo Paese che non li ha votati sono ospiti indesiderati, non sono italiani, sono extracomunitari. Gli unici italiani sono loro, il popolo che popola il Popolo delle Libertà che deve spopolare il resto del paese, volgo disperso che nome non ha, anzi no, il nome ce l'ha: SINISTRA.

6) Di quale "oppressione culturale" parla la Gelmini non lo sa neppure lei. Deve trattarsi di un'eccitazione sinaptica creata da cortocircuiti indotti dalla vicinanza del suo Capo, che spesso crea questi effetti alle sue "ragazze", come ama definire le "sue" giovani ministre. L'unica oppressione culturale che c'è nel nostro Paese è quella della maggior parte dei media che hanno venduto la loro anima all'egoismo sociale, al rampantismo, all'odio verso l'eterogeneità sotto qualsiasi forma essa si manifesti, al pensiero critico e divergente, al culto della personalità del Capo, all'odio verso i deboli e i diversi, alla paura dell'altro, alla diffusione pianificata dei valori veicolati da veline, isole, fattorie ecc., all'insulto e alla delegittimazione di coloro che hanno opinioni diverse che sono additati come NEMICI indegni persino di essere riconosciuti come italiani, al discredito sociale, morale, personale di intere categorie di lavoratori come gli insegnanti, gli impiegati pubblici, i piloti, gli operatori della sanità, i magistrati, all'istigazione contro i sindacati dei lavoratori che sono associazioni garantiti dalla Costituzione. Oggi l'unica oppressione culturale che si vede e si sente strombazzata in giro è quella che costituisce il brodo di cultura della destra che impera nel paese, e che, ingorda qual è, vuole far fuori tutti coloro che si frappongono come ostacolo al pensiero unico, che considera impaccio al "fare" del Capo il Parlamento, la laicità dello Stato, l'opposizione, il Presidente della Repubblica, la Costituzione stessa.

Cosimo De Nitto

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