Assolutamente? No!
Paolo Citran - 28-03-2009
Ricordo di aver letto - qualche anno fa - una notarella di costume a proposito dell'uso inappropriato e reiterato dell'espressione "Assolutamente sì!" Allora non ci avevo mai fatto caso. Da quella volta posi attenzione alla cosa ed in particolare al diffondersi ed alla frequente reiterazione di tale modalità comunicativa. E cominciai ad avvertire consciamente quello che forse era prima un inconscio fastidio.
Mi capitava di dire, o piuttosto di esclamare: "Assolutamente no!" per esempio quando studenti e studentesse chiedevano di andare a far pipì cinque volte nel corso di un'ora di lezione, quando uno studente od una studentessa voleva uscire di scuola anticipatamente senza fondato motivo, quando in generale qualcuno mi manifestava pretese non accettabili in un contesto di regole, quando altri mi proponeva di fare qualcosa d'intellettualmente osceno o biasimevole, o - infine - quando mi si proponeva una tesi inaccettabile. Mi capita ancora di dire "assolutamente no!", anche se con più cautela. È un "no" rafforzato con cui credo di essermi scontrato - grazie ad interventi di genitori, preti ed insegnanti - da un'età abbastanza tenera. Spesso sacrosantamente, a volte no.
Oggi l'"assolutamente sì" viene pronunciato particolarmente da rampanti od aspiranti tali di ogni tipo.
Nel mondo della scuola quest'espressione fa coppia con l'imperativo categorico della risolutezza, del decisionismo, insomma, della proterva, ma tanto decantata, assertività. Oggi agli insegnanti ed (al cubo) ai dirigenti scolastici viene acriticamente insegnato che devono essere assertivi: termine che s'accompagna al burodecisionismo ebete di una visione deformante dell'uomo, della scuola e dei suoi operatori, nonché dell'intelligenza e del libero pensare.
L'insegnante od il dirigente - obbligatoriamente assertivi in una vulgata ormai non più recentissima - devono essere, a mio avviso, decisi, quando occorre, ma non gratuitamente decisionisti, e per il resto magari autorevoli, ma non dogmatici, della qual cosa l'assertività è naturale e logica conseguenza; piuttosto riflessivi ed ironici, nel senso socratico di quel distacco della mente (non del cuore) che sempre bisognerebbe saper mantenere nei confronti di ogni possibile o reale oggetto di conoscenza o situazione della vita.
Transeat per il "relativamente sì!" e per il "relativamente no!" Rientrano nel pensiero critico, problematico, razionale, poliprospettico!
Invece il rafforzativo assolutamente preposto ad un pare piuttosto una confessione d'insicurezza che si vuole far apparire certezza battendo un pugno sul tavolo.

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 Roberto Buzzi    - 31-03-2009
Sono proprio d'accordo, e vorrei anzi segnalare anche l'espressione "e quant'altro", anch'essa divenuta di moda tra giovani rampanti o presunti tali!
Faccio un appello: facciamo più attenzione alle parole, ieri sera al telegiornale hanno usato l'aggettivo "orrendo" per descrivere la sensazione che si prova quando un chewingum ci si attacca sotto la scarpa, sarà anche una cosa antipatica, ma definirla orrenda mi sembra eccessivo!