Vietato l'accesso ai minori stranieri?
Movimemto Cooperazione Educativa - 26-03-2009
La coscienza degli educatori ha qualcosa da obiettare.

In maniera strisciante e palese, sta avanzando a grandi passi un clima di intolleranze e di esclusione nei confronti degli stranieri nel nostro Paese. E' un clima ostile che ormai non si limita ad esprimere una paura infantile e immotivata (lo stesso Ministero degli Interni dice che i reati ascritti agli stranieri sono in diminuzione) , ma cerca operativamente l'espulsione del "corpo estraneo".
Vietato l'accesso al sistema sanitario, fuori dai confini municipali, via dai campi, spariscano i clochard e senza fissa dimora...
Non si vuuole colpire alcuna infrazione alla legge: si vuole colpire una condizione di vita: basta stabilire un nuovo reato, inesistente, la clandestinità ed estenderlo a tutti i campi della vita pubblica e sociale, ed ecco che si avvia un circuito perverso che va a negare i diritti primari dovuti a ciascun essere umano.
Lo afferma la nostra Costituzione . Lo afferma l'Onu. Lo vogliamo dire insieme ancora una volta.
Il diritto alla cura e all'istruzione non possono essere negati a chi non è cittadino .
Nel 1948 la Dichiarazione dei diritti dell'Uomo; 20 anni fa la Carta dei diritti del Bambino: in esse vi sono indicati diritti come il nome, la salute, lo studio che vengono riconosciuti a tutti (non solo ai cittadini).
Sono questi i diritti che ora, qualcuno, nel nostro Paese intende negare.
Sono questi i diritti di umanità sui quali vogliamo che il nostro Paese si fondi.
Non lasciamoci intimidere da chi alza la voce: affermiamo con la certezza del diritto: • che nessun Minore può essere dichiarato clandestino • che, come per gli operatori sanitari, il dovere di insegnanti e dirigenti scolastici è la Cura: cura sanitaria per i primi, cura educativa per coloro che operano nel mondo della scuola.
L'idea di cura educativa ha prodotto ventanni di buone esperienze di integrazione: numerose leggi, circolari ministeriali, protocolli di istituti e scuole, hanno sedimentato pratiche di accoglienza e inserimento, di socializzazione e alfabetizzazione, di cui ogni e docente è fiero: testimoniano che realizzare una scuola inclusiva e di qualità è possibile .
Attraverso la diffusione di queste buone prassi la nostra scuola ha aiutato la nostra società a non imbarbarire: abbiamo contribuito ad educare le nuove generazioni al rispetto, alla solidarietà, alla cooperazione educativa.
Ora la pressione si fa crescente:la paura domina i comportamenti di alcuni gruppi sociali e politici e genera mostri (finti) sui quali scaricare ogni responsabilità. Si tratta di atteggiamenti interessati che approffittano di un corpo sociale docile e infantilizzato dalla disinformazione che impera. Essi cercano di rispondere alle sfide di una sociaetà complessa con ricette arcaiche, semplificatorie, riduttive, buone solo per ingannare menti semplici.
Dobbiamo dire trovare il modo di fermare questa onda anomala: • obiettiamo alla necessità di una definizione di standard decretati d'urgenza e dall'alto (e poi si parla di autonomia e federalismo) • vogliamo obiettare alla definizione di un tetto di alunni stranieri per classe: è bene che siano le singole scuole autonome a definire la composizione delle classi, ispirandosi a modelli educativi condivisi di eterogeneità. Stranieri è parola generica (come dire bosco, mare... ogni albero - ogni onda ha una sua storia, una propria storia formativa, ha competenze linguistiche diverse e non si possono semplicemente sommare, va pensata la miglior opportunità educativa per ciascuna di esse) • vogliamo obiettare all'art. 9 dello schema di regolamento sulla valutazione che prevede che i minori stranieri siano valutati con le stesse modalità degli alunni italiani . A un'idea così ingiusta, travestita da eguaglianza, vogliamo obiettare con le parole di don Milani che non v'è nulla di più ingiusto che far parti uguali tra disuguali... • vogliamo obiettare, con ragioni pedagogiche, all'istituzione di classi separate per stranieri, che anzichè promuovere iontegrazione sociale e apprendimento linguistico, si candidano ad essere strumento di esclusione sociale e cognitiva .
Infine se la legge dovesse passare anche alla Camera e divenire effettiva, noi , pur essendo educatori cittadinanza e di legalità .... dovremo CHIEDERE ALLA NOSTRA COSCIENZA di OBIETTARE, facendo sentire alte e forti le ragioni dell'accoglienza e rifiutando ogni tentazione di segnalazione e/o denuncia .

Marzo 2009
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