Crocifisso nelle aule
Omero Sala - 18-03-2009
(lettera di un dirigente scolastico al sindaco sulla collocazione del Crocefisso nelle aule)

Signor Sindaco,
le scrivo per esprimerle il mio disappunto non tanto per la ineccepibile decisione di far collocare una Croce nelle aule delle scuole ma per le modalità da lei adottate nel farlo.
Le scrivo ora - a distanza di tempo - perché, spento il ribollire delle polemiche, ci sia il tempo e lo spirito per esprimere valutazioni più equilibrate e considerazioni più pacatamente cristiane.
Le scrivo una lettera aperta perché sono convinto che le mie riflessioni - e le sue, se avrà la bontà di rispondermi - non possono essere circoscritte nella sfera dei rapporti personali, in considerazione delle funzioni pubbliche che svolgiamo e degli incarichi istituzionali che ricopriamo.
E le scrivo col tono sommesso di chi coltiva la cultura del dubbio, ma anche con la determinazione di chi non intende annegare nel dubbio le proprie responsabilità.

Comincio col ripetere, anche a beneficio dei suoi detrattori, che rientra fra i doveri di un sindaco quello di fornire alle scuole il Crocifisso, che - come stabiliscono due Reali Decreti del 1924 e del 1928 - fa parte dell'ordinario arredamento delle aule scolastiche.

Il fatto però che questa "fornitura" sia stata fatta precedere da enfatiche dichiarazioni alla stampa ha sollevato polemiche fra lei (che da una parte sostiene di aver voluto sottolineare il valore di un gesto che recupera i principi cristiani della nostra cultura) e i suoi oppositori (che l'accusano di aver cercato audience provocando intenzionalmente un "casus belli", un'ulteriore occasione di scontro per far recuperare alla sua amministrazione o alla sua parte politica visibilità e consensi).
Sarei personalmente propenso a pensare che il motivo che l'ha spinta a fare le dichiarazioni che ha fatto non sia quello strumentale, elettorale, volgarmente strategico: ma forse mi sbaglio; forse il mio "candore" è ingenuo; forse mi illudo a pensare (o almeno a sperare) che certi trucchi abbiano fatto il loro tempo, a credere che la gente oggi non si lasci abbindolare dai cattivi politici che promettono balocchi, da quelli che si muovono come se fossero permanentemente in campagna elettorale, da quelli che si inventano guerre che fanno rumore e compattano così i ranghi contro i nemici esterni. Sono quasi certo, nonostante la evidenza sconfortante, che la "gente" - ormai irrimediabilmente succube del Pifferaio magico, dei media e della subcultura edonista - prima o poi si renderà conto della realtà e vanificherà le blandizie dell'Omino di Burro.

Oltre alla ricerca di platea, le contesto di aver voluto procedere scavalcando il mio modesto ma incontestabile ruolo e trascurando di consultare o di preavvertire gli organi di governo della scuola (ignorando le leggi del dopoguerra per obbedire a quelle del ventiquattro!); anche in questo caso imitando, consapevolmente o inconsapevolmente, uno stile che contraddistingue il modus operandi dei suoi omologhi del governo centrale (non sempre rispettosi verso le cariche istituzionali, non sempre pazienti nei confronti degli organismi di rappresentanza e delle minoranze).
La scuola - caro sindaco - non è sua, né della sua parte politica, né della sua amministrazione.
La scuola è statale, e cioè di tutti noi.
E quando - al termine del processo di devoluzione - cesserà di essere statale e diventerà regionale o provinciale o comunale, continuerà ad essere di tutti noi: dei nostri alunni, dei genitori, degli insegnanti; governata dai nostri organismi di gestione liberamente eletti e da un dirigente che per governare dovrà meritarsi la fiducia degli utenti, non dei politici di turno.
Se mi avesse consultato prima di ordinare il blitz ai suoi operai (non attrezzati - sia detto per inciso - del classico martello e dei consueti chiodini, ma armati di trapano, viti ad espansione e silicone!), se prima di dichiarare pubblicamente le sue intenzioni avesse chiesto il mio parere, la decisione sua avrebbe potuto tranquillamente diventare "nostra".

Mi permetta infine un'ultima osservazione sul merito: il mio parere - che è anche quello degli insegnanti e dei genitori, ed è coerente con il Piano dell'Offerta Formativa e, sono certo, con il più genuino spirito cristiano - è che il messaggio evangelico sia da diffondere con la parola, non con la spada; con la capacità di persuasione, non con le ordinanze municipali.
La fede - caro sindaco - è un dono, non una imposizione; la mente può essere convinta ma non costretta; l'anima la si conquista, non la si ingabbia; e la Croce la si propone, non la si impone.

Omero Sala

interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 mario    - 22-03-2009
Non ho parole per commentare le stupidaggini che vengono scritte.

 Giuseppe Sini    - 24-03-2009
Complimenti per le acute osservazioni espresse