Premiare il merito e differenziare le scuole: facile a dirsi, non altrettanto a farsi
Mario Menziani - 27-01-2009
Personalmente la ritengo una notizia di grande interesse e mi stupisce che non sia stata ripresa. Vero è che di balordaggini ne stanno uscendo tante che forse non c'è nemmeno più il tempo e lo spazio per riprenderle tutte.

Ecco quanto pubblicava Italia Oggi sette giorni fa:

ItaliaOggi: Per giudicare i prof serve il rating
20-01-2009
AZIENDA SCUOLA
Di Alessandra Ricciardi

Indici di produttività legati al rendimento degli studenti

Premiare gli insegnanti più bravi e dare più finanziamenti alle scuole migliori è facile a dirsi ma complicato, molto complicato a farsi. Oltre che costoso: in media dai 31 agli 81 milioni di euro l'anno, tanto ci vuole a mettere in piedi un sistema di rating efficiente. A stilare il piano di fattibilità della valutazione scolastica è stata una commissione di esperti, incaricata dall'Invalsi, l'ente nazionale per la valutazione. Che nel giro di qualche settimana dovrà prospettarne i risultati al ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini. Una proposta per rendere finalmente operativa la differenziazione dei salari per il personale e quella finanziaria per gli istituti scolastici, a cui hanno inutilmente lavorato in passato altri ministri a viale Trastevere. Tre gli artefici della proposta - tutti accademici - che ha l'ambizione di essere bipartisan: Daniele Checchi, Giorgio Vittadini e Andrea Ichino, fratello del giuslavorista Pietro. Questi, senatore del Pd e ordinario di diritto del lavoro all'università di Milano, ha collaborato alla definizione dell'autorità di vigilanza per l'efficienza del lavoro pubblico e all'individuazione degli indici di produttività per i dipendenti pubblici previsti dalla riforma Brunetta. Indici a cui ricorre anche Andrea Ichino (docente all'università di Bologna), per dare concretezza alla misurazione dell'efficacia del sistema scolastico. Si parte dalla misurazione dell'apprendimento degli studenti di seconda e quinta elementare, terza media e ultimo anno delle superiori, attraverso prove standardizzate somministrate da valutatori esterni alla scuola. Attesa l'inaffidabilità dei docenti interni, portati ad aiutare i propri ragazzi, sostengono i tre esperti. Le risposte potranno essere chiuse o aperte e corrette meccanicamente oppure da commissari esterni (prof di altre regioni, studenti universitari). Variabili, queste, che fanno oscillare i costi dai 31 agli 81 milioni di euro l'anno. Nel caso della terza media e dell'ultimo anno delle superiori, le prove dovranno essere somministrate ad aprile, dovranno essere rilevanti ai fini dell'esame di stato e utilizzabili per l'ammissione ai livelli successivi. Uno dei pilastri della proposta è l'anagrafe scolastica nazionale che «segua nel tempo tutti gli studenti consentendo di abbinare la loro performance alle caratteristiche delle scuole frequentate e degli insegnanti incontrati, nonché a dati di fonte amministrativa sulle caratteristiche demografiche ed economiche delle loro famiglie». Il punteggio attribuito allo studente dovrà separare così quello che nel rendimento è attribuibile alla scuola e ai suoi insegnanti, al contesto socio-economico e al singolo studente. Al miglioramento dei risultati, seguiranno incrementi stipendiali per gli insegnanti. Ma visto che il lavoro del docente è di gruppo, la soluzione indicata dalla commissione è quella inglese: ovvero finanziare di più le scuole con indici più alti perché queste poi possano pagare meglio i propri insegnanti. Ma le scuole, per poter davvero rispondere dei propri risultati, devono poter avere voce in capitolo anche in materia di reclutamento. E qui la riforma comincia a farsi difficile.


Non credo ci sia molto da aggiungere. Pensiamo soltanto ai ripetuti annunci del ministro a proposito di "valorizzazione dei docenti migliori"... condiamoli con l' esaltata acclamazione della "digitalizzazione della scuola" come contropartita dei tagli... aggiungiamo gli ostinati silenzi della sua collega ombra ... e... va be', buon pianto a tutti.

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 Alberto    - 01-02-2009
Non riesco a capire tutto questo affanno nel voler differenziare gli stipendi dei docenti (IL PIU' GRANDE PROBLEMA NAZIONALE DI QUESTI TEMPI) ,stipendi da (quasi) miserabili. Altra follia: legare gli stipendi al rendimento degli studenti! Chi andrà più a insegnare nelle scuole delle periferie delle Metropoli, nei professionali? E lo Stato paga anche Commisioni per studiare il problema! Non ho ancora capito che cosa ci si propone. E gli insegnanti che risulteranno meno bravi? Bisognerà cacciarli? Rispondete , non ne posso più!
P.S. Allora bisognerà applicare lo stesso procedimento per: magistrati, docenti universitari, militari di carriera, poliziotti, questori, tutti gli impiegati dello Stato. Cose da Pazzi!

 giamod    - 01-02-2009
Ma quale rating. Ma quali 80 o 100 milioni! Un rimedio a costo 0, usando le rete di cui tutti parlano ma pochi usano, esiste ed è assolutamente scientifico per stabilire quale insegnante è bravo e chi non lo è: chiedere ai propri ex alunni, due anni dopo, di chi si ricordano (insegnante sufficiente), di chi hanno un buon ricordo (insegnante buono), chi è stato un maestro di vita (insegnante tout court). Tutto qui. Con facebook e simili sarebbe una banalità farlo.
In realtà abbiamo orrore di essere giudicati. Tutti pensiamo che sia il nostro collega il peggiore o peggiore di noi.

 Alberto    - 02-02-2009
Continuo a chiedere e nessuno mi risponde: "Ma a che serve? e perchè solo con gli insegnanti?"