Educazione al silicone
Paolo Citran - 26-01-2009
Ero adolescente o poco più e ricordo che qualcuno possedeva, ascoltava e faceva ascoltare quasi clandestinamente le canzoni di Fabrizio De Andrè. Il cantante recentemente osannato su tutti i media era allora considerato un "maledetto". Alcuni testi, come "Bocca di rosa", venivano occhiutamente modificati nei versi da qualche operatore censorio (per esempio quegli "sbirri e carabinieri che spesso al loro dovere vengono meno"), mentre cantare di una puttana "occhi verdi color di foglia" un po' di scandalo a qualcuno lo provocava; né edificante pareva la storia di quel tale che "aveva venduto sua madre a un nano", o la vicenda del "Gorilla" di dubbi gusti sessuali.

Fabrizio De Andrè, allora almeno un po' "maledetto", è da tutti stato commemorato come un "grande" ed un "poeta".

Guarda caso a distanza di pochi giorni scoppia il caso di Gino Paoli con la canzone "Il pettirosso". Nel nuovo disco "Storie" ha fatto scalpore il brano che racconta la storia della tentata violenza sessuale ai danni di una bambina da parte di un settantenne un po' fuori di testa, che muore commovendo con la sua morte la bambina nei cui confronti aveva desiderato lo stupro.
Il testo viene letto e denunciato con alti lai e grande scandalo, per esempio dall'onorevole Alessandra Mussolini, come ignobile esaltazione della pederastia. Più probabilmente andrebbe interpretato come un'espressione di "humanitas" e di "pietas" rivolta anche alla feccia della terra, ad un balordo settantenne che muore sognando l'amore - certo politicamente scorretto, o peggio - per una bambina.

Paoli dunque cantore di maledetti, come qualche decennio fa l'oggi assunto all'Olimpo, cantore di puttane e loro clienti, parricidi, ruffiani, venditori di madri e quant'altro: De Andrè.

A me sembra che di peggio circoli sui media, con una diseducatività cretina veramente disdicevole: apri per caso la TV e ascolti che si discute di come e qualmente sia opportuno rifarsi il seno, ovviamente con annessa ostensione fin appena sopra il capezzolo di mostruose tette debordanti con protesi siliconiche, ovvero si discetta di argomenti "cruciali" che affrontano il dilemma se sia il caso di "vendere" la propria verginità per pagarsi un buon master.
Mentre - anche andando a mangiarti un paninaccio in un bar durante una frettolosa pausa-pranzo - il televisore sputafuoco della solita TV Due Nazionalpopolare ti propina i discutibili personaggi (si immagina iperpagati) che vaniloquiano predisponendoti serate canore con "X Factor".

Altro che Paoli, altro che De André (di tempi ancor controriformistici quando il prete ti diceva che baciare è peccato). Questi sono i modelli (vergognosi non perché peccaminosi, ma perché cretini) che si fanno assorbire non mitridaticamente, ma in dosi massicce, ai nostri studenti, giovani insegnanti, figli, nipoti, ecc. ecc.

Lungi da me la nostalgia di mettere le braghe ai nudi della Cappella Sistina.

Ma non è questo che ci aspettiamo da un servizio pubblico radiotelevisivo. Non iniezioni di cretinità, non modelli da smidollamento da molluschi. Questo dovrebbe denunciare la Mussolini! Se ci arriva.
Il bullismo, purtroppo frequente nella scuola in coppia con la demotivazione, siamo sicuri non abbia nulla che fare con la Ventura, i suoi realities ed il restante cascame multimediale circolante a iosa?

La dottoressa Gelmini si rende conto che bullismo, ignoranza, vaniloquio ed altro hanno uno stretto legame con tutto ciò?

Altro che decreti "sulla valutazione del comportamento"! Del comportamento di chi?


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Vincenzo Andraous    - 30-01-2009
IN RICORDO DI FABRIZIO DE ANDRE’

Caro Gesù stasera voglio parlarti di un tuo figlio, uno di quelli lontani, uno di quelli che sono rimasti sempre là, dove si tributa onore al padre, amore alla madre, fede negli uomini e nelle loro capacità.
Voglio parlarti di uno di quelli che scriveva e cantava a molti, a tanti, forse per nessuno, o forse solo per se stesso, per me, anche per te.
Uno di quelli che viene additato e poi concluso in un saluto senza troppe pretese, giudicato e messo di lato, senza conoscerne ideali e sentimenti e passioni.
Uno di quelli liberi dentro, come il suo cane, Libero di nome e di fatto, negli occhi che non conoscono pause, curiosi come te, che non manchi mai di guardare dove gli occhi si chiudono per lo sfinimento.
Voglio parlartene perchè da tempo ho disconosciuto il senso di quest’uomo, ho solamente contribuito a rafforzarne il mito, una verità di comodo, una affermazione di sollievo per le mie rese e le mie sconfitte, un moto di rabbia per quel che non ho, usandone maldestramente le parole, i suoni, le stesse inattaccabili speranze.
Voglio parlarti di questo tuo figlio ribelle, nella stalla a pensare, nella cantina a bere vino, nella vita a spalancare la porta a una imprecazione, uno di quelli che non accetta di tradire, uno dei tuoi figli grandi per cuore e per generosità, uno di quelli veri fino in fondo, per ciò che hanno lasciato in eredità, nei segni incerti sulla carta che incontrano lo sguardo Alto, uno di quelli che sta sulla Croce senza neppure accorgersene, ma che non lascia scampo all’anima più nera, a quella meno onesta.
Voglio parlarti di questo tuo figlio, nato contro, nato di lato agli inganni, alle trappole degli invidiosi, di quanti non hanno voluto rispettarlo, e stimarlo, uno di quelli dalla sofferenza nella carne, del pessimismo con spessore, della storia che non racconta giorni sognati, uno di quelli preso a botte, portato via, rilasciato più vecchio nella barba, ritornato meglio ancora della vita che gli è stata rubata.
Caro Gesù voglio parlarti di questo tuo figlio, malcelato verso le conformità fittizie, quelle senza tradizioni, culture, uno di quelli che non hanno voglia di mostrarsi, di mettersi in fila e attendere un commiato, una commozione di rimando a una tragedia consumata lentamente.
Uno di quelli con i palmi delle mani aperte, con il corpo esile a difendere un’idea, uno di quelli che ci ha sempre creduto, che non ha mai smesso un istante di credere di migliorare il mondo, attraverso una nota nascosta nelle tasche vuote, uno di quelli che forse non ti ha mai creduto, ma ti ha dato il fianco nudo.
Uno di quelli che non ha stentato di fronte al pericolo di parlare dei vinti, degli sconfitti, dei ladri e degli assassini, ne ha parlato con il dolore delle vittime inascoltate, con il coraggio di chi non teme di rimanere indietro.
Come te caro Gesù, non ha mai sperperato buone parole, immensi sentimenti, da te ha imparato a non credere a una realtà sognata, ma a una libertà di tutti i giorni, nei gesti quotidiani ripetuti, al fare e all’agire nel rispetto della dignità di ciascuno.
Caro Gesù ho voluto parlarti di uno di noi, uno di quelli andato via giovane, ma rimasto lì, come una preghiera che non stanca mai, che muove le labbra, spinge in avanti le gambe, per un po’ di pietà sincera.


 Gianluca Fabbri    - 01-02-2009
Mah, che dire. Tutto ciò che racconta è vero, reale, constatabile ogni giorno, ma, che fare? Credo che i cretini ci siano sempre stati e sempre ci saranno (la loro mamma, anche lei cretina, è sempre incinta). Ma cosa è cambiato allora oggi rispetto, che so ... 30-40 anni fa'? Sono cambiati, forse, i mezzi del comunicare: oggi non occorre aver studiato per fare informazione (vedi i giornalisti di oggi), e la comunicazione si è di molto semplificata ed economicizzata. In più è cambiata la nosta economia: sono scomparsi dei lavori e oggi se ne sono inventati altri. E anche i cretini devono lavorare per mangiare, e quindi quello che vendono sono studidaggini e volgarità a chi gliele compra. E quindi penso che la vita sia una continuo lotta tra il bene e il male, tra la bontà e la cattiveria, tra l'ignoranza e la cultura. Pertanto penso che ognuno deve dare il proprio contributo positivo per combattere il negativo. Ben sapendo che, come diceva Pirandello "é più facile fare il bene che il male, perchè il male lo puoi fare a tutti, mentre il bene solo a chi se lo merita".