Boicottiamo gli scrutini!
Miha - 17-01-2009
Chi ha ucciso il tempo pieno? Per rispondere credo sia bene contestualizzare le bizzarrie che stanno avvenendo nella scuola in un orizzonte più ampio.
Se consideriamo, ad esempio, che queste norme sono partorite da un governo sponsorizzato dai peggio interessi di mafia e massoneria, come Travaglio dimostra, e che tale governo se ne sta inzuppato come un babà in un contesto internazionale degenerato al punto di accettare supinamente un macello come quello di Gaza beh allora anche la follia di distruggere uno dei pochi settori pubblici ancora funzionanti in Italia, trova una sua ragione.
Può essere comunque istruttivo analizzare come questo sia avvenuto e prospettare, in tempi di scrutini, qualche forma di opposizione creativa.

Come probabilmente tutti sanno il tempo pieno funziona con 40 ore settimanali, due docenti e 4 ore di compresenza: tali ore sono essenziali permettendo uscite, recuperi, laboratori ecc.
Il governo ha sempre sostenuto di volerlo salvaguardare e così in effetti era parso a tutti leggendo le varie bozze del "Regolamento" presentato al CdM del 18 dicembre. In una versione ufficiale è riportata addirittura l'ora: alle 12 del 16-12 al famigerato art.4 si legge "Le classi successive alla prima funzionano, dall'anno scolastico 2009-2010 e fino alla graduale messa a regime del modello previsto dal comma 3, secondo i seguenti modelli orario: c) 40 ore corrispondenti al modello di tempo pieno, nei limiti dell'organico assegnato per l'a.s.2008/2009." E nel comma 3 si parla solo di tempo pieno a 40 ore senza accenni alle ore di compresenza.
Tutti quindi davano per scontata questa versione tant'è che molti siti, la pubblicano così la sera del 18. Invece nella versione ufficiale, pubblicata il 22!!, ad suddetto punto 4 vengono aggiunte le due velenose paroline "senza compresenze".
Cosa è successo quindi nel CdM del 18-12? L'ipotesi più probabile è che il vampiro Tremonti abbia richiesto di compensare in qualche modo i risparmi rimandati dalla riforma delle superiori o anche da altri mancati salassi. Quel che è certo è che la scuola primaria viene a pagare in modo sproporzionato quanto incomprensibile i tagli della legge 133.
D'altronde questo sembra proprio il marchio di fabbrica della politica scolastica della destra: fare brutte leggi ma applicarle male. Certo, proseguendo il discorso iniziale, tutto trova un suo senso in un governo che ha approvato leggi anticostituzionali come il DL 92/08 (la famigerata salva processi) o il Lodo Alfano.
Comunque questo governo è un gigante dai piedi d'argilla e, l'esperienza ce lo ha dimostrato, certe interpretazioni dell'ultimo minuto possono essere cancellate a fronte di una vera protesta.
Per evitare di restare a piangerci addosso senza far nulla proporrei a questo punto ai colleghi di approfittare dell'occasione degli scrutini di fine quadrimestre:qui si aprono varie strade da quella più cristallina della delibera del collegio dei docenti che, data l'incompletezza dell'iter procedurale, confermi i voti espressi tramite giudizio a quella più drastica del blocco degli scrutini stessi. In mezzo ci possono essere tante strade di insubordinazione creativa come dare 10 a tutti gli alunni in tutte le materie oppure nel continuare a scrivere i giudizi come se niente fosse.
Facciamo qualcosa, protestiamo e opponiamoci allo smantellamento della scuola pubblica statale italiana..se non oggi, allora quando?

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 Antonella Grimaldi    - 19-01-2009
Sono d'accordo. Esistono mille modi di opporsi a leggi profondamente ingiuste. Quello che conta è che si tratti di iniziative di lotta, che costringano il governo allo scontro dimostrando che il consenso vantato è solo virtuale. Berlusconi e i suoi ministri avranno paura se sentiranno che si fa sul serio. Guardate il ministro Sacconi, che ha fatto il gradasso con il caso Englaro. Appena ha saputo che la magistratura ha aperto un fascicolo sui suoi inaccettabili interventi, ha cominciato a balbettare.