Si torna a scuola incrociando le dita
Gianfranco Pignatelli - 05-01-2009
Il nostro è un Paese di coccodrilli pentiti. I politici, talvolta, si pentono di quanto fanno. All'occorrenza piangono le loro vittime, oppure le scaricano sulle maggioranze precedenti. A Torino come a San Giuliano di Puglia. Oggi come ieri. Al momento, nelle scuole italiane, avvengono oltre centomila infortuni all'anno. L'incremento del 20%, negli ultimi otto anni, la dice lunga sull'accresciuta fatiscenza e pericolosità delle strutture e degli impianti dei nostri edifici scolastici. Tre su quattro sono fuori norma. Uno su due è sprovvisto di certificato d'agibilità statica. Più di un terzo non è fornito di impianti elettrici a norma. Mancano le agibilità sanitarie, i certificati di prevenzione degli incendi, le misure di evacuazione in caso di pericolo. Il personale, inoltre, non è formato per fronteggiare eventuali emergenze. Le strutture sono vecchie e inadeguate. Una scuola su dieci è addirittura collocata in una costruzione edificata per altra destinazione d'uso. La metà ha ben oltre quaranta anni. Solo una su venti ha meno di quattro lustri. Quasi nessuna riceve i finanziamenti per la necessaria manutenzione. I tagli economici, invece, aumentano. Questo è l'unico, e solo, fattore di continuità tra governi di destra e di sinistra. Un esempio? La legge finanziaria 133/2008, varata con grande orgoglio dal ministro Tremonti in soli nove minuti, prevede consistenti aumenti degli alunni per singole classi. Ma i parametri previsti per la formazione delle classi - varati dal CdM. lo scorso 18 dicembre e in attesa del parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni e del Consiglio di Stato per la definitiva conversione in legge - contrastano con la qualità della nostra edilizia scolastica e con le disposizioni previste dal D.M. 18 dicembre 1975 (Norme tecniche aggiornate relative all'edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica). Questo decreto stabilisce che ogni alunno delle scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado dovrebbe disporre di 1,80 metri quadri netti di aula, mentre ogni allievo delle secondaria di secondo grado dovrebbe contare su 1,96 metri quadri netti. E non finisce qui. Il D.M. 26 agosto 1992 (Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica), stabilisce che ogni classe non dovrebbe contenere più di 26 persone (insegnante compreso) per evitare i rischi da superaffollamento in caso di evacuazione. Legiferare è facile, applicare meno. Che faranno i dirigenti scolastici, ad un tempo, incaricati dei tagli (comma 5 dell'art. 64 della legge 133) e, in quanto datori di lavoro, responsabili della sicurezza ai sensi della legge 626 (ora decreto legislativo 81 del 2008)? Salvaguarderanno la "borsa" di Tremonti o la vita di chi frequenta e lavora a scuola? C'è da giurarci che, italicamente, incroceranno le dita nella speranza di non dover versare lacrime, ovviamente, da coccodrillo. Magari sosterranno che avrebbero tanto voluto ma, purtroppo, non hanno proprio potuto.

P.S. i dati e le valutazioni derivano dalla personale esperienza trentennale di docente ed architetto.

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