In merito alle prospettive sulla formazione iniziale
I Supervisori al tirocinio nelle Siss, Bologna - 17-11-2008
Premessa

All'indomani della sospensione del X ciclo di attività delle SSIS (Legge 133, capo II, comma 4-ter), il Ministero della Pubblica Istruzione ha istituito un Gruppo di lavoro per elaborare un nuovo modello di formazione iniziale degli insegnanti (decreto istitutivo del gruppo di lavoro del 30 luglio 2008).
La Commissione nominata - a cui è stato richiesto di produrre i propri risultati entro la fine del mese di novembre - sta lavorando nel più assoluto segreto, senza peraltro aver avviato alcun meccanismo di consultazione e di confronto con le categorie e il personale che per dieci anni hanno operato nelle SSIS.
Come Supervisori della SSIS dell'Università di Bologna riteniamo utile dare comunque il nostro contributo alla riflessione, mettendo in evidenza quali sono, a nostro avviso, i punti cardine del sistema SSIS come è stato finora e gli elementi positivi dell'esperienza.

Il contesto europeo

La considerazione dalla quale è necessario partire è che la qualità professionale degli insegnanti e di coloro che sono in formazione per diventarlo rappresenta una fondamentale risorsa per la crescita culturale e civile di ogni paese. La stessa Comunità Europea ha dato precise indicazioni in questo senso attraverso il "documento di Lisbona", indicazioni che altri Stati dell'Unione hanno già da tempo reso operative.

La formazione iniziale: passato e presente

In passato, prima dell'istituzione delle SSIS, la formazione iniziale degli insegnanti avveniva in modo del tutto informale, sulla base di rapporti episodici "di corridoio" con i colleghi più esperti, spesso neanche della stessa area disciplinare: si trattava di una formazione riproduttiva "per inerzia", che perpetuava un modello di didattica tutto frontale e trasmissivo.
Ma, come è precisato anche dal profilo professionale indicato nell'ultimo CCNL del comparto scuola, oggi un docente deve possedere competenze disciplinari, pedagogiche, psicologico-didattiche, relazionali, organizzative, di documentazione e di valutazione, che devono essere elaborate in modo sinergico rispetto ai propri allievi, alla collegialità del fare scuola, all'ambiente educativo, sociale e relazionale in cui si trova ad operare.

Il "modello SSIS"

Le SSIS, hanno cercato, in questi anni, di rispondere alla necessità di formare questa nuova generazione di docenti, ai quali si richiede di essere dei "professionisti riflessivi".

Le didattiche ed i laboratori

Alla base dello stesso impianto progettuale della SSIS è da sempre, infatti, il progetto di porre il nesso tra ricerca didattica e insegnamento alla base di un nuovo modello di formazione degli insegnanti, dando rilievo all'approfondimento delle modalità della ricerca e al modo di trasferirle sul piano laboratoriale.
In quest'ottica i laboratori didattici - pensati come luoghi di ricerca -azione nei quali gli sviluppi teorici delle discipline si concretizzano in attività didattica, in modelli di programmazione, in percorsi di insegnamento in classe - hanno costituito un momento centrale nella preparazione degli studenti delle SSIS.

Il tirocinio

Ai piani della teoria didattica e del laboratorio se ne collega poi necessariamente un terzo, quello del tirocinio: in questo modo i tre aspetti costituiscono un bilanciamento virtuoso e attivo tra conoscenza ed esperienza, a partire dalla consapevolezza che un modello di formazione è, in sé, un modello formativo.
Si tratta, nell'esperienza generalizzata della SSIS di Bologna, di un tirocinio attivo e guidato, di tipo "diretto" e "indiretto", nel quale l'indispensabile apprendistato svolto nelle classi dagli specializzandi viene reso efficace dai due momenti dell'osservazione e della riflessione didattica: entrambi vengono garantiti e realizzati mediante la presenza indispensabile di un responsabile delle coordinate teorico-didattiche del progetto, vale a dire il Supervisore del tirocinio.

Il supervisore del tirocinio

In questo contesto, occorre ricordarlo, è stata centrale proprio la valorizzazione delle competenze di quegli insegnanti che - dopo aver superato un pubblico concorso per titoli ed esami bandito tramite decreto rettorale - sono diventati supervisori e che, da docenti esperti di scuola, si sono trasformati in veri e propri "formatori di formatori".
Quest'ultima figura professionale, del tutto originale nell'ambito scolastico italiano ma già da tempo presente nel contesto europeo, costituisce un importante anello di collegamento tra Scuola e Università, che rende possibile l'integrazione tra formazione accademica e sperimentazione sul campo.
Questo obiettivo è dalle origini la principale missione formativa delle SSIS: là dove è stato realizzato - a detta degli stessi specializzandi - ha prodotto i risultati migliori. A testimonianza di questa esperienza basta l'analisi dei questionari di valutazione relativi alle attività svolte nei due anni di formazione, sottoposti agli studenti di molte scuole SSIS: nella maggior parte dei casi è proprio il rapporto con Supervisori e Tutor - ovvero il personale di ruolo nella scuola, temporaneamente "prestato" alle SSIS - ad ottenere il gradimento più alto e il giudizio più positivo in relazione al percorso formativo.

Il tutor

Un'altra figura che ha ruolo fondamentale in questa esperienza è quella dell'insegnante accogliente nella scuola dove è svolto il tirocinio da parte degli studenti (il Tutor), al quale è richiesto un alto profilo professionale e doti di disponibilità e duttilità. D'altro canto, per molti di questi insegnanti la presenza di un giovane tirocinante rappresenta uno stimolo a trasmettere le competenze e il sapere maturato in tanti anni di lavoro, oltre che un importante momento di autoriflessione e verifica del proprio operato.


Conclusioni

Scuola e Università hanno fatto, in questi anni, un grande sforzo comune per imparare a conoscersi e a dialogare - dopo decenni di assenza di un reale confronto - per raggiungere l'obiettivo comune di formare una nuova classe di docenti qualificati dal punto di vista disciplinare, ma al tempo stesso in grado di confrontarsi con le emergenze e gli orientamenti educativi contemporanei.
Se la nuova modalità di formazione iniziale che si sta progettando in sostituzione delle SSIS non terrà conto dell'esperienza passata e della centralità dello stretto rapporto che intercorre tra teoria didattica, pratica di insegnamento e riflessione sul progetto svolto - senza valorizzare ulteriormente le "figure ponte" tra università e scuola - crediamo che i risultati e molti degli obiettivi raggiunti in questi dieci anni andranno persi inutilmente.

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 Alberto    - 23-11-2008
Ma vi sembra serio che per poter entrare in una scuola ad insegnare e guadagnare 1100 Euro al mese siano necessari 5 anni di università e 2 anni di SSIS ?
P.S. Ricordo, inoltre , che la SSiS non è gratutita.