Contro l'impoverimento e la destrutturazione della scuola pubblica statale
Comitati docenti, studenti e genitori di Empoli - 17-11-2008

Al Ministero della Pubblica Istruzione
All'ufficio Scolastico Regionale
All'Ufficio Scolastico provinciale
Al Sindaco del Comune di Empoli
A tutti i docenti e agli studenti delle Scuole del
Territorio
A tutta la cittadinanza

MOZIONE DELL'ASSEMBLEA DEI COMITATI DEI DOCENTI, STUDENTI E GENITORI DELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO DI EMPOLI

I Docenti, gli studenti, i genitori, in rappresentanza di scuole di ogni ordine e grado di Empoli, riunitisi in assemblea, visti i seguenti decreti e provvedimenti :

- Il Piano per la scuola trasformato nella Legge n° 133 del 06/08/08 (finanziaria estiva) e il
Decreto Legge n° 137 del 01/09/08 converito nella Legge n° 169 del 30/10/08
- Il Piano programmatico di interventi volti alla razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico elaborato in attuazione dell'art. 64 della Legge n° 133/08, il cui testo è attualmente è in discussione presso la VII Commissione della Camera dei Deputati
- La proposta di legge Aprea n° 953 dal titolo: "Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti"


Considerato che in base a tali provvedimenti:

1 ) Tutti gli ordini di scuola subiranno drastici tagli all'attività didattica attraverso riduzioni di orario che vanno dal solo turno antimeridiano nella scuola dell'Infanzia e nella Primaria , alla riduzione del tempo prolungato nella secondaria di primo grado, dove il tempo normale scende a 29 ore invece delle 32-33 attuali, fino alla riduzione generalizzata del quadro orario di tutti gli indirizzi delle secondarie di secondo grado, con accorpamenti di classi di concorso e discipline che spariranno o verranno ridotte nell'orario.
Questo significa diminuire il tempo scuola per la cultura, i laboratori, le discipline. Significa maggiore selezione e dispersione scolastica per i più deboli. Significa un attacco alla qualità della scuola e della vita delle persone.
2 ) Verranno smembrate e accorpate 2.600 Istituzioni scolastiche, quelle con meno di 600 alunni, e scompariranno 4.200 plessi con meno di 50 alunni, con la cancellazione di scuole dei centri più piccoli e periferici e il conseguente aumento, fino a 32 , del numero degli alunni per classe, svilendo in tal modo la relazione educativa, il tempo reale che ogni insegnante potrà dedicare a ciascun bambino e studente, per cui cresceranno gli insuccessi scolastici, i problemi di gestione educativa delle classi e disciplinari degli alunni e studenti. Saranno tagliati i posti di sostegno,diminuite le compresenze e le sperimentazioni.
3 ) Con questi provvedimenti, che vanno ad aggiungersi alle riduzioni contenute nella Legge Finanziaria 2008, nell'arco di un triennio si prevede il taglio di circa 132.000 posti nella scuola italiana, mentre solo un terzo dei risparmi verrà reinvestito nella scuola. Già nell'A.S. 2009-10 gli organici verranno tagliati di 67.000 posti fra docenti e A.T.A. e 36.000 precari, che da anni garantiscono il funzionamento delle scuole, non lavoreranno più.
Nell'Università e negli Enti di Ricerca il blocco del turn over e le nuove norme sulla stabilizzazione dei precari comporteranno l'allontanamento di 60.000 ricercatori, mentre la riduzione dei finanziamenti e il dimezzamento delle spese di funzionamento spingeranno le Università a cercare capitali privati trasformandosi in Fondazioni. Con il rischio che alcune Facoltà non possano sopravvivere e che in altre i privati ne condizionino i piani di studio finendo con il soffocare la ricerca teorica.
Rilevato che:
Nel Bilancio dello Stato si sono verificati in questi anni rilevanti riduzioni agli stanziamenti per il funzionamento amministrativo e didattico delle scuole, passando dai 331milioni di Euro assegnati nel 2001, ai 60 milioni stanziati per il 2008 e che la spesa per l'istruzione a carico dello Stato è pari all'80,4% della spesa totale sulla scuola, ( e non del 97% come sostiene il Governo) in linea quindi con il 79,9% della media OCSE

Esprimono le seguenti considerazioni:

I docenti sono disponibili al cambiamento e ritengono necessaria una organica riforma della Scuola e dell'Università, così come ritengono giusto razionalizzare le risorse, rendere il sistema scolastico italiano più in grado di rispondere ai bisogni formativi delle nuove generazioni. Ma una vera riforma della Scuola richiede complessi processi di elaborazione e soprattutto investimenti e risorse. A quel punto è possibile tagliare ciò che risulta improduttivo e inadeguato..
L'intera manovra, invece, fatta essenzialmente di tagli, non deriva da una riflessione sui processi formativi/didattici/educativi della scuola, ma rappresenta il frutto delle misure inserite nel capitolo della Legge Finanziaria estiva (art. 64 Legge n° 133/2008) denominato "Contenimento della spesa per il Pubblico Impiego". Nel senso che prima si è deciso di reperire risorse incidendo sull'Istruzione, poi si sono scelti gli ambiti in cui intervenire.
La campagna indiscriminata mediatico-governativa sui "fannulloni"e gli assenteisti del Pubblico Impiego, accusati persino di guadagnare troppo, ha adeguatamente preparato il terreno.
Tuttavia non emerge solo l'esigenza di " fare cassa". La logica con cui si è deciso di tagliare scuole, organici, fondi nasconde in realtà un preciso scopo: dequalificare e destrutturare la Scuola Pubblica Statale, ripristinando di fatto una scuola di classe. Chi vorrà per i propri figli un'istruzione adeguata e potrà permetterselo, li manderà nelle scuole private di qualità, dove non troverà il maestro unico "tuttologo", e dove anche il tempo pieno o prolungato non sarà un "parcheggio" ma parte integrante di un percorso educativo, servizi attualmente forniti dalla Scuola Statale. La stessa università sarà sempre più accessibile solo per chi potrà sostenere l'aumento esponenziale delle tasse universitarie, che oscilleranno fra 6.000 e 10.0000 euro annui..
E' la fine della Scuola Statale come luogo di promozione sociale, come opportunità di autorealizzazione offerta a chiunque, come concreta attuazione del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione. Questo è il vero ritorno indietro, più che il grembiulino e il voto in condotta. In realtà si pensa a un Paese in cui i saperi siano riservati ad una fascia ristretta di cittadini, mentre gli altri potranno ricoprire solo ruoli esecutivi e subordinati.
Non solo: gli effetti sociali dei decreti Gelmini - Brunetta - Tremonti, soprattutto sulle condizioni di vita delle famiglie e in particolare delle donne, saranno pesanti: se dalla scuola dell'Infanzia alla Primaria di primo grado il tempo-scuola sarà ridotto all'arco della mattinata o poco più, saranno le madri a farsene carico, rinunciando al proprio lavoro. A meno che non possano permettersi di pagare Istituzioni private o baby- sitter. Se molti plessi scolastici periferici e Istituti sottodimensionati saranno chiusi, saranno le famiglie e gli Enti Locali a dover provvedere al trasporto dei bambini, con incidenza sui bilanci delle prime e dei secondi, e quindi di tutti i cittadini. Se decine di migliaia di precari che da molti anni lavorano nella Scuola verranno di fatto licenziati, è facile prevedere che i costi sociali accentueranno la crisi economica in cui versa il Paese.

Infine, una considerazione meramente didattica: sono oltre 30 anni che i docenti sperimentano metodi e strumenti di verifica e valutazione, consapevoli della valenza educativo - formativa di tutti gli atti di cui è costituito il loro lavoro con gli alunni. La questione non è se sia più giusto o meno il voto, ma quanto è a monte e all'interno di esso, l'implicito o esplicito patto educativo su cui si crea l'interazione fra docente e alunno, la condivisione delle mete da raggiungere. Non vorremmo che il semplificante ricorso al voto anche con i bambini costituisse il mezzo per scavalcare la complessità della relazione educativa, scambiando per serietà la severità.
Il fatto è che mentre si dice di restituire alla scuola prestigio e rigore, si opera per ridurne il peso reale nella formazione delle future generazioni. Mentre si interviene per salvare Alitalia e le Banche, si pensa alla Scuola solo come spesa da tagliare e non come investimento.
E ci si interviene per decreto, senza il coinvolgimento di chi opera nella Scuola.
Pertanto i docenti, i genitori, gli studenti chiedono:
* al Governo e al Parlamento
- che Il Governo sospenda l'attuazione della legge n° 133/2008 relativamente ai provvedimenti concernenti Scuola e Università e non proceda con la promulgazione dei regolamenti attuativi;
- che il Governo revochi il Decreto Legge n° 137/2008
- che il Parlamento respinga il Piano programmatico di attuazione dell'art. 64 della legge n°133/08 proposto nonchè la proposta di legge Aprea n° 953 e la concezione della Scuola di cui sono espressione e si operi per una reale riqualificazione della Scuola Pubblica Statale;
- che Il Ministro dell'Istruzione apra un confronto costruttivo con il mondo della scuola e con tutti i soggetti coinvolti.

* alla Regione Toscana, alla Provincia di Firenze, al Comune di Empoli
-che si facciano carico delle istanze sopra espresse nella Conferenza Stato - Regioni e presso tutti gli Organismi e tutte le Istituzioni coinvolti nell'attuale processo di revisione e destrutturazione del sistema della Scuola Pubblica Statale e dell'Università

Empoli, 14/11/2008


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