Ministra Gelmini non imiti la Cortellesi
Cosimo De Nitto - 14-11-2008
Leggo l'ultima perla, si fa per dire, del ministro Gelmini. Dico ministro e non ministra perché, a quanto pare, per qualcuno la Gelmini ha le palle, attributo, anzi attributi che credo impropri in quanto non le si addicono per due ordini di motivi:
1) mi sembra offesa e insulto grave, comunque di pessimo gusto, mortificare la sua femminilità anagrafica e vera, tanto più visto che si tratta di suoi fans, sostenitori di parte e, probabilmente, di partito;
2) se l'espressione "ha le palle" si deve intendere in senso metaforico e pertanto si vuol significare con essa che la ministra è tosta, coraggiosa, dura (ma dove è scritto che sono attributi prettamente maschili?), allora si sbaglia ancora una volta. Perché non mi sembra una persona della quale si possa pensare e dire così.
Persona tosta, coraggiosa, dura, o con le palle che dir si voglia, infatti, non ritengo sia quella che, come una replicante di se stessa, dice sempre le stesse cose, palesemente sbagliate e false e non avverte nemmeno il benché minimo bisogno di verificare se ciò che dichiara pubblicamente corrisponde alla realtà dei fatti. Tosta- coraggiosa- dura- conlepalle è ragionevole pensare sia invece quella persona che è sì tosta nel difendere le proprie idee, ma è anche coraggiosa nel riconoscere i propri errori (autocritica), dura nel difendere la propria, ma anche l'altrui libertà di pensiero e di azione, conlepalle nei confronti di chi pregiudica la sua autonomia personale e di ruolo istituzionale.
Bisogna stare attenti, piuttosto, a non confondere l'ottusità, nell'accezione generosamente più ampia del termine, sia propriamente che metaforicamente inteso, con gli attributi di cui appena sopra si discorreva. Altrimenti dovremmo dire tosto- coraggioso- duro- conlepalle anche di un mulo, che è semplicemente e, a ragione, un mulo e in quanto tale almeno una qualche giustificazione ce l'ha.

Questa riflessione mi è stata sollecitata dall'intervista del 14 novembre 2008 della ministra (per rispetto d'ora in poi l'appellerò così) al quotidiano La Repubblica dal titolo, infelice ma significativo, "Capisco i giovani, ma solo cambiando c'è futuro".
All'intervistatore che le chiede se non è il caso di fare autocritica visto che il paese nega sempre più il consenso al suo governo, e a lei in particolare, risponde : "Quando si fanno riforme profonde, si paga sempre un prezzo in termini di critiche e di resistenza al cambiamento."
Ma come, non aveva lei dal gaudente, approvante e sfarfallante Vespa, circa un mese fa, indicato i sondaggi d'opinione a lei favorevoli come definitiva, indiscutibile ed inappellabile prova della bontà della sua riforma? La vogliono tutti, lei diceva. Solo trascurabili minoranze ideologicamente prevenute, si oppongono.
Ahi, ahi, ahi signora ministra, chi di sondaggio ferisce, verrebbe da dire, di sondaggio perisce, o no?
No, evidentemente. Lei no, perché lei è tosta- coraggiosa- dura- conlepalle e non ha bisogno né di dimostrarsi coerente, né di fare autocritica, virtù notoriamente proprie dei deboli- vili- molli-senzapalle.

Ma come fa a non accorgersi che parti sempre più anche numericamente importanti del Paese le si rivoltano contro. Dalla scuola dell'infanzia all'università, dagli studenti ai docenti, dal più piccolo al più grande sindacato, dalle Regioni e Enti Locali del nord fino al sud e alle isole, da tutte le associazioni professionali, dalla grande maggioranza della associazioni studentesche a quelle dei genitori. Non passa giorno che non vengano approvati documenti unanimi dai collegi dei docenti di quasi tutte le scuole d'Italia. Documenti vari, ma comunque tutti di critica netta nei confronti dei provvedimenti, come i pronunciamenti del mondo accademico e scientifico. Non credo che coloro che hanno riempito le piazze il 17 e il 30 ottobre, ma anche oggi 14 novembre siano tutti baroni e sessantottini che si oppongono al cambiamento, mi sembra molto poco probabile. Ma tutto ciò per lei non significa niente, perché lei è tosta- coraggiosa- dura- conlepalle.
Ma, per tornare alla sua intervista, la cosa che più mi ha fatto schizzare in aria, fin quasi a rompermi il cranio contro il soffitto della stanza, è stata la sua affermazione in risposta alla sollecitazione che le veniva dall'intervistatore che le chiedeva un ripensamento sul maestro unico e lei rispondeva: "I soldi non c'entrano. L'introduzione del maestro prevalente risponde alla necessità di avere un punto di riferimento educativo che accompagni la crescita personale e scolastica del bambino. Al maestro prevalente saranno affiancati il maestro di inglese e quello di religione."
Ministra, ancora non ha avuto tempo di leggere la "sua" legge n. 169 del 30 ottobre 2008 al 1° comma dell'art. 4?
"1. Nell'ambito degli obiettivi di razionalizzazione .... e' ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un UNICO INSEGNANTE e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali...."?
Ministra, lei afferma nell'intervista:
1) "i soldi non c'entrano", ma è inchiodata da quegli "obiettivi di razionalizzazione" che sono un faro nella notte e una ferita a morte per ogni sia pur minima parvenza di giustificazione pedagogica, perché se così fosse stato ben altro bisognava scrivere in quel punto o almeno quello, ancorché pedagogicamente infondato, che lei afferma come "necessità di avere un punto di riferimento educativo che accompagni la crescita personale e scolastica del bambino". Scripta manent.
2) Per più volte, dopo innumerevoli altre, lei parla di maestro prevalente. Ma in quale legge trova ciò? Non certamente nella sua, come può rendersi conto, basta che la legga. Perché prova vergogna a chiamare la creatura col suo nome, che lei stessa ha dichiarato all'anagrafe, MAESTRO UNICO? Scripta manent.
3) "Al maestro prevalente saranno affiancati il maestro di inglese e quello di religione"
Cosa? Ma lei ha letto il SUO "Schema di piano programmatico del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze"? Nel capitolo 1 che ha per titolo "Revisione degli ordinamenti scolastici" lei, o chi per lei, scrive "L'insegnamento della lingua inglese è affidato a un insegnante di classe opportunamente specializzato. Si dovrà prevedere, pertanto, un piano di formazione linguistica obbligatoria della durata di 150/200 ore". Chi affianca chi? Nessun affiancamento. Unico maestro che insegna anche inglese.
4) In moltissimi casi non ci sarà nemmeno il maestro di religione. Si tratta dei casi in cui l'insegnamento della religione è affidato allo stesso insegnante di classe.
Perché, ministra, si ostina ancora e replicare tutte queste fesserie? Si rende conto?
Nel prosieguo dell'intervista la ministra continua a dire le stesse cose circa il raddoppio del tempo pieno, senza avere numeri attendibili per le mani e comunque sempre omettendo di dire che l'ordinamento è maestro unico e 24 ore; per il resto si potranno fare 27,30, 40 ore solo in base alle "economie derivanti da tale modello didattico" e a quello che consentirà l'organico non licenziabile, fuori i supplenti. Niente viene garantito: man mano che le decine di migliaia di insegnanti andranno in pensione, non saranno rimpiazzati e le economie diverranno più esigue con la conseguenza che il "tempo pieno" e la flessibilità didattica diminuiranno progressivamente. E d'altronde c'è da chiedersi, visto che è così sicura, la ministra, che il tempo pieno raddoppierà, perché non l'ha scritto nella legge? Scripta manent.
C'è poi la parte per così dire politica dell'intervista, molto significativa e piuttosto esilarante anch'essa. In particolare, all'intervistatore che le chiede come può avere il contributo di tutti, se il governo esclude la CGIL, lei risponde: "E' la Cgil che ha alzato le barricate contro il governo e si è isolata in un angolo. Era già successo nel 2002 col patto per l'Italia. La Cgil si dimostra sempre di più il sindacato dello status quo, l'ostacolo al cambiamento, l'avversario del futuro dei giovani. Io voglio il dialogo, le mie porte sono spalancate per chi ha proposte, ma sono chiuse per chi vuole difendere lo status quo".
A parte il fatto che una CGIL che alza le barricate, tranne la Gelmini e Berlusconi, poi non la vede nessuno, basta leggere la storia del più grande, glorioso ed antico sindacato italiano. La ministra pronuncia le stesse parole di Berlusconi, forse si è aiutata con le fotocopie delle dichiarazioni del Capo. La logica politica è strabiliante: io voglio il dialogo, ma con chi la pensa come me, sembra in pratica dire. Ma se il più grande sindacato italiano anche volesse lo status quo, per assurdo, infatti è esattamente il contrario, non avrebbe per questo il diritto di essere ascoltato? Lo status quo potrebbe persino essere il meno peggio rispetto ai tagli indiscriminati che portano la scuola indietro di 40 anni, ma, ripeto, nessuno vuole lo status quo. Né lei può dire che tutti quelli che non vogliono i "suoi" cambiamenti sono per lo status quo. In quale democrazia il governo pone le pregiudiziali di ascolto nei confronti dei rappresentanti legittimi e costituzionali dei lavoratori? Nella repubblica di bananas, forse.
E poi come fa la nostra ministra a dire che vuole il dialogo, quando, non ora, ma prima che il governo approvasse decreti e leggi a colpi di fiducia, a cominciare dalla finanziaria approvata in nove minuti e mezzo, non ha ascoltato nessuno? Lei vuole il dialogo ora, ma con chi le aggrada, e a condizione di non dover mettere in discussione il proprio operato. Un'operazione di puro lifting di disponibilità democratica che nella sostanza non esiste e non inganna nessuno, poiché lei, come il suo governo, non ammette interlocutori critici, ma solo vassalli, valvassori e valvassini.
In questo modo non si va da nessuna parte e si mette in sofferenza la democrazia e il sistema di regole su cui si regge. Ne sono perfettamente consapevoli le centinaia di migliaia tra studenti e lavoratori dell'università e ricerca che oggi, con i loro cortei gioiosi e critici, hanno dato vita a una bella pagina della democrazia, chiedendo al governo di mostrarsi forte, tornando indietro sui suoi passi per intraprendere un nuovo percorso virtuoso, rinunciando all'immagine che vuol dare di sé come tosto- coraggioso- duro- conlepalle.
Quanto alla nostra cara ministra provi a pensare per conto suo, non imiti la bravissima Paola Cortellesi e dimostri di avere un'autonomia che supera la durata di sette ore delle pile alcaline, dimostri di non essere completamente programmata a rispondere sempre le stesse cose, sbagliate fra l'altro. Ritenti con un'altra intervista, signora ministra. Può darsi che sia più fortunata e le vada meglio.

Cosimo De Nitto

*Qui il filmato della Cortellesi

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