Gli intoccabili...
Gabriele Turci - 10-11-2008
Ecco come, tra il silenzio generale dell'opposizione-ombra e pure di quella che non c'è, si sottolineano privilegi e si dà un colpo mortale alla laicità della scuola e della nazione.

Due semplici proposte di soluzione.

Sui muri delle città italiane campeggia la facile polemica col ministro Gasparri, sottolineato da un vituperante "VERGOGNA!".
Non abbiamo visti manifesti simili all'atto dell'introduzione del decreto che massacrava la scuola italiana, scuola elementare ed università in primis.
Neppure abbiamo visto stracciarsi le vesti per la santificazione del docente di religione, inseriti in un altarino trinitario dove sembra campeggiare il maestro unico col concorso del docente di religione cattolica e di quello d'inglese.
Se si va poi a leggere tra le pieghe della bozza di progetto attuativa della legge si scopre che il docente di inglese, delicatissima funzione che in questa precisa età d'apprendimento richiederebbe un rigore ed una preparazione altamente qualificata e continua, sarà svolta "obbligatoriamente" dai docenti unici dopo un corsetto di 150 ore o poco più.
Da tre, quindi, si scende a due, quando poi i docenti unici scopriranno che le sole 24 ore, saranno ridotte a 22 dalla presenza delle due ore obbligatorie di religione cattolica, ecco che molti torneranno, forse, a richiedere d'insegnare pure religione, nel vano tentativo di ridurla almeno ad un'ora e neppure tutte le settimane.
Insomma si tornerà, per la gioia di monsignori e cardinali alla maestrina unica-unica e al programma didattico pervaso dalla religione che ne costituirà, come nei programmi del dopoguerra, l'indirizzo e il fine.
Il passaggio poi degli eventuali rimasti docenti di religione cattolica (tutti rigorosamente di ruolo, altro che precari!) - nel balletto demenziale degli utilizzi soprannumerari d'orario (che è in essere alla controriforma gelminiana) - ad un loro servizio pure su altre discipline (laboratorio informatico o di didattica dell'immagine, o palestra ecc.) ne farà dei contitolari a pieno titolo.
Si realizzerà così il sogno di tutti i nemici dei programmi dell'85 e di tutti quelli che sognano il ritorno alla bella scuola che scandiva i tempi con la preghiera del mattino, il calendario liturgico, il presepe con la plastilina.
Contro tutto questo nulla! Non un fiato, un dubbio, una protesta. Meglio, qualcuno ha detto ed eccepito, ma sono stati, perlopiù, i soliti studenti del movimento, quelli che si sono fatti due conti in tasca che, dopo aver visto tutti i tagli alla sanità, alla giustizia, ai trasporti, alla scuola, all'informazione.... hanno scoperto che le cose che mandavano in bestia tanti come quella del maestro unico o i licenziamenti della scuola, nascondevano degli intoccabili: gli insegnanti di religione.
Il movimento riscopriva così che i cittadini italiani, anche quelli di religione diversa, gli atei, gli agnostici contribuiscono a pagare gli insegnanti di religione, gestiti dai vescovi, quasi si fosse ancora alla religione di stato pur abolita dall'ultima revisione concordataria ma, evidentemente, non ancora digerita dai più della casta.
Così qualcuno, nel movimento, ha intravisto una via d'uscita da questa crisi: eliminare l' 8 x 1000 (particolarmente quello incassato abusivamente con la tecnica del silenzio-assenso) e l'insegnante di religione.
E' vero non c'è scritto da nessuna parte, nella Costituzione, che si debba garantire l'insegnamento della religione cattolica di stato, c'è scritto (ahi, il famoso realismo togliattiano!) che i rapporti sono regolati dai patti lateranensi, da cui schiodare pure il concordato ci vuol quasi una modifica costituzionale, eppure l'ultimo concordato ha assicurato l'insegnamento della religione cattolica a chi se ne voglia avvalere e non c'è scritto da nessuna parte che questo debba essere:
a ) pagato dallo stato!
b) svolto in orario curriculare!
Qui semmai sono state le circolari ministeriali a dettar legge: dal voto del docente di religione in fase di scrutinio, alla collocazione oraria, dal voto in pagella o meno (a parte, separato, in alto a sinistra, ecc. ecc.) fino alla vergogna della differenziazione in fase di assunzione (scelta da parte degli ordinari diocesani) e di stipendio (persino maggiorata rispetto ad altri docenti).
Così come, di converso, sono state le sentenze della Corte Costituzionale che hanno dovuto ribadire l'assoluta non obbligatorietà dell'insegnamento della religione cattolica, da cui discende la sua totale facoltatività, fino al punto che il soggetto allievo può essere definito come non avvalentesi e quindi come colui che non desidera neppure le cosiddette ore alternative.
Ma i non avvalentesi hanno, sovente e giustamente, messo in crisi l'organizzazione dell'orario, richiedendo, ovviamente e particolarmente nella scuola elementare, la collocazione dell'ora di religione o nelle prime o nelle ultime ore d'insegnamento per favorire, appunto il totale esercizio della libertà di non avvalersi.
In questo quadro, presentando, come fa la Gemini, il docente di religione cattolica, come uno dei tre docenti di base, lei opera una forzatura, prima di tutto strutturale, del team pedagogico, poi della didattica, ma prima ancora delle stesse norme concordatarie e delle successive sentenze dell'Alta Corte.
Ecco quindi che il silenzio di chi non avrebbe dovuto tacere la dice lunga su quanto sia compromessa la situazione.
Da tutti questi noi potremo pertanto sperare ben poco, basti dire che fu proprio il ministro Fioroni, a provocare aperture, sia pure sperimentali, a suo dire, sulla programmazione dell'insegnamento della religione cattolica, pervasivo di tutti i programmi secondo precise indicazioni che provenivano dalla CEI.
Sta quindi alle famiglie, agli studenti, posto che nessuno riesca a schiodare il decreto Gelmini e la sua successiva traduzione in legge dello stato, operare l'unica scelta realista: rifiutare in blocco l'insegnamento della religione cattolica.
Questa scelta sarebbe una notevole zeppa dentro la controriforma di questo governo ed è cosa assolutamente da non sottovalutare da parte di tutti i genitori contrari o perplessi per questo attacco forsennato alla scuola italiana, anche da parte di chi è di fede cattolica ma nutre ancora sentimenti di laicità che non possono ritenersi appannaggio automatico dei non credenti.
Anzi, l'esempio più lampante viene da questo governo d'edonistici miscredenti che sono, invece, i più feroci cani da guardia del confessionalismo autoritario.
Nella scuola poi bisognerebbe cominciare seriamente a pensare come favorire l'applicazione delle sentenze della Corte Costituzionale.
L'orario di religione Cattolica andrebbe posto in orario extra scolastico, questo, almeno, il ministro dovrebbe concederlo e i Collegi dei Docenti, con i Consigli d'Istituto, quantomeno tentare di promuoverlo; ossia 2 ore dopo le 24 ore di base, e in orario pomeridiano.
Nella libera Francia ogni mercoledì pomeriggio si sta a casa per partecipare, liberamente, alle proprie comunità di fede, un processo simile, sia pur mediato e distribuito, all'italiana, lungo l'arco della settimana, sarebbe una soluzione onorevole.
Altrettanto sarebbe ora che i collegi dei docenti, in ogni scuola d'Italia, cominciassero seriamente a prendere in considerazione l'idea di un corso alternativo di storia delle religioni (da attuarsi ragionevolmente negli ultimi due o tre anni della scuola elementare e con ovvi approfondimenti negli anni successivi sia della primaria (ex scuola media) che della secondaria (licei e corsi professionali).
Perché qui sarà pur vero che il nostro popolo è ignorante della Bibbia ma non sa neppure, tanto per fare due esempi, cosa siano i Veda e Confucio parrà a molti una marca di dentifricio.
Insomma un'onorevole storia delle religioni che, è vero andrebbe già svolta durante il corso di storia, ma che in verità nessuno fa, anche perché mancano alcune competenze (che non si acquisiscono nelle facoltà di teologia!), ragion per cui andrebbe stilato un programma di formazione da parte delle università, segnatamente dalle facoltà di storia ( e qui 150 ore sarebbero più che sufficienti!).
Poi chi ha filo, per tessere tesserà.
Diversamente se si va avanti così, rischiamo di finire con scuole che avranno ore di religione cattolica condotte in team con ore d'islamismo, quando non si verificherà anche la sola scelta maggioritaria di questo insegnamento.
Che farà allora lo stato? Vorrà pagare anche gli iman?
Basta, tutta questa follia deve finire. Ogni bambino ed ogni famiglia hanno e devono avere il diritto al rispetto della loro fede, devono godere di spazi dove eventualmente esercitarla con le proprie comunità di fede, ma la scuola pubblica di stato ad altri compiti deve assolvere.
Essa, fra i suoi compiti, deve porsi come baluardo di difesa di tutti i bambini anche dalle loro famiglie.
La scuola pubblica di stato non ha e non può avere un credo da difendere o un agnosticismo da far maturare. Essa deve promuovere lo spirito critico e la formazione libera e consapevole di uomini e donne che, diversi fra loro, sappiano però camminare insieme ed operare per il bene comune.
Questa è, o dovrebbe essere, la prima ed unica religione civile cui la scuola di stato dovrebbe soggiacere e tendere.

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