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Lodo Carnevale
Giustizia, Ferranti (Pd): Governo ritiri 'lodo Carnevale'

"La bocciatura da parte del Csm del 'lodo Carnevale' deve portare la maggioranza ed il Governo ad un ripensamento e al ritiro di una norma del tutto irragionevole, inefficiente, che appare cucita su misura ad una persona e che per questo risulta contraria ai principi di generalità ed astrattezza che devono caratterizzare le leggi". Lo chiede la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, che aggiunge: "le motivazioni del Csm dovrebbero indurre il Governo a ripristinare il testo originario del decreto sulle sedi disagiate prima che venisse stravolto dall'emendamento presentato dalla maggioranza in Aula al Senato. Sarebbe un atto di coerenza considerato che lo stesso governo, attraverso il sottosegretario Caliendo, aveva espresso parere contrario in commissione proprio su quell'emendamento".

"Il contenuto del cosiddetto 'lodo Carnevale' per le sue ricadute negative sull'efficienza del sistema giustizia - conclude Ferranti - cambia completamente il nostro giudizio sul decreto in discussione dal momento che lo rende oscuro e contradditorio e fa cadere nel nulla qualche buona intuizione che pure quel decreto originariamente conteneva per migliorare il funzionamento della giustizia".

Tags: carcere, Camera, Carnevale, emendamento, legge, lodo, Ferranti, giustizia, magistratura, pd


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 Vincenzo Andraous    - 06-11-2008
UNA SOMMA DI INGIUSTIZIE DELLA GIUSTIZIA

Il pianeta dei resoconti filmografici, delle sintesi romanzate, a detta di tutti è una realtà drammatica, indescrivibile per disumanità e somma di ingiustizie della giustizia.
Il carcere è diventato un lazzaretto disidratato, dove è sempre più difficile impegnare la morale, l’etica, l’onestà dei valori auspicati, mentre è sempre più facile sparare sulla croce rossa di un indulto concesso senza alcuna preparazione né formazione, tanto meno coperture finanziarie adeguate, peggio, rese inadeguate dall’immobilismo burocratico.
Un contenitore di numeri inqualificabili, di uomini invisibili a cui non è consentito per “legge non scritta”, di essere tali nella propria dignità.
E’ di questi giorni l’amara constatazione da parte di autorevoli operatori penitenziari : siamo costretti a pensare unicamente al posto letto “chiuso” in una cella, cioè a sistemare su un materasso maleodorante, posizionato per terra, o su un letto a castello alto tre metri, più persone.
Un posto letto chiuso in una cella, dove tutto può essere condiviso, persino il nulla, il vuoto, la follia di una inaccettabilità, in una discarica disposta a macerare diritti e doveri acquisiti, ma cancellati dalla memoria giuridica e sociale di un intero paese, sempre più influenzato dall’ideologia fai da te.
In questa punteggiatura dell’esclusione appare sempre più ostico ribadire l’urgenza di formare persone e idee per umanizzare il penitenziario, per umanizzare la pena, per umanizzare una giustizia detenuta anch’essa, e quindi mal interpretata di conseguenza.
Conduttori di aree pedagogiche e della sicurezza, “ obbligati a pensare soltanto al posto letto”, di fronte a questo sfinimento di intenzioni e volontà c’è il rischio di perdere contatto con la realtà che circonda e umilia le persone che sopravvivono nei perimetri della vergogna, i quali rimangono illusoriamente simboli della corretta punizione, della auspicabile rieducazione, della speranza a recuperare alla collettività uomini migliori.
Eppure dentro quei posti letto chiusi in una cella, non c’è più traccia di grida e sussulti di indignazione per i troppi ragazzi che decidono di togliersi la vita, di risocializzarsi in un’altra “occasione”, non si odono esternazioni aspre né si contraggono scomposti i rimorsi per questo silenzio colpevole.
Anzi si parla di laboratori teatrali, ergoterapici, formativi, di impegno a tutto tondo per creare benefiche intrusioni catartiche, terapeutiche, ma forse con più onestà intellettuale bisognerebbe parlare di intrattenimento veloce, in molti casi di perditempo studiato a tavolino.
Carcere duro, carcere flessibile, carcere che ancora non c’è, se non quello del contenitore dove ognuno reclama qualcosa ma nessuno espropria l’utopia che contamina e corrode il fare competente di tanti operatori.
Forse non è importante spendere parole che richiamano alla responsabilità, forse è sufficiente comprendere che “il carico di castigo della pena si stempera nel momento in cui si riconosce il primario interesse della collettività a rispettare la dignità della persona reclusa, assicurandole condizioni di vita improntate a criteri di umanità”.
E checchè se ne dica, ciò non può esser interpretato come una mera concessione.

 PD Segreteria Giustizia    - 06-11-2008
Con i voti della maggioranza è stato approvato ieri alla Camera il dl 1772, riguardante la funzionalità del sistema giudiziario e l'apertura delle sedi disagiate.
Vi invio per opportuna conoscenza la dichiarazione di voto contrario espressa per il Gruppo del Partito Democratico dall'on. Marilena Samperi e i tre odg del Partito Democratico accolti dall'Aula come raccomandazione.

MARILENA SAMPERI
Signor Presidente, anche la nostra dichiarazione di voto è contraria al provvedimento. Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un provvedimento inemendabile. La maggioranza sta di fatto trasformando, a Costituzione invariata, il nostro sistema da bicamerale a monocamerale. Ancora una volta, la Camera deve pedissequamente - e senza lo stato di necessità della scorsa legislatura, signor Presidente - prendere atto del testo trasmessoci dal Senato, senza poterlo migliorare, e subendo la mortificazione di un finto dibattito e di un inutile confronto. Questa procedura è il nostro primo motivo di dissenso.
Lamentiamo, inoltre, l'episodicità e la disorganicità di un provvedimento che vuole intervenire per migliorare il funzionamento del sistema giudiziario e che rischia di aggravare la condizione delle sedi disagiate. Dai dati che il Ministero e l'Associazione nazionale magistrati hanno fornito, rileviamo che i posti scoperti nell'anno in corso sono raddoppiati e che hanno raggiunto il numero di 121 su 399 scoperture. In molte sedi giudiziarie, assistiamo ad una progressiva paralisi dell'attività di indagine e della giurisdizione penale. La condizione di queste sedi potrebbe diventare ancora più drammatica dopo l'espletamento del bando dei 336 posti messi a concorso, per trasferimenti che lasceranno sguarnite le altre sedi disagiate. Per questo motivo, il Governo ha deciso di intervenire con urgenza. Siamo di fronte, però, ad un rimedio sperimentale sulla cui efficienza, da più parti, sono stati sollevati dubbi e perplessità, che potrebbero tradursi nell'impossibilità di coprire le sedi giudiziarie più disagiate.
Lo strumento principale di copertura delle sedi disagiate è stato negli anniPag. 115quello di destinare in assegnazione a tali sedi i magistrati alla fine del tirocinio. È vero che con la modifica del decreto legislativo n. 160 del 2006 i magistrati di prima nomina non possono più essere destinati a funzioni monocratiche, sia requirenti che giudicanti, ed è vero che questa modifica è stata apportata durante la XV legislatura (ha ragione l'onorevole Pecorella), ma abbiamo già fatto autocritica, in Commissione e in Aula. Quando l'applicazione di una norma rivela la sua inefficacia, è doveroso tenerne conto: forse è opportuno un ripensamento su una soluzione che in astratto poteva sembrare positiva, poteva sembrare risolvere i problemi di una mancanza di esperienza in funzioni delicate e problematiche come potevano essere quelle monocratiche; questo, però, in un sistema giudiziario funzionante, senza vuoto d'organico, mentre nel nostro sistema e nelle nostre condizioni tale soluzione si è rivelata inadeguata e inefficace.
Pertanto, credo che quanto avevamo suggerito fosse un rimedio di buon senso, che avrebbe lasciato integro l'impianto della legge, ma avrebbe costituito una clausola di salvaguardia nel caso in cui la legge e i rimedi dovessero rivelarsi inefficaci. Avevamo chiesto di inserire una clausola - e lo abbiamo fatto anche con emendamenti appositi - che prevedesse la possibilità, per il Consiglio superiore della magistratura, in caso di necessità e di urgenza, per situazioni specifiche, di poter assegnare alle sedi anche i magistrati di prima nomina. Ci siamo però trovati di fronte ad un rigetto senza appello. Questo decreto-legge non lascia alcun margine a modifiche migliorative, va approvato così com'è. Vi è poi la questione dell'individuazione delle sedi disagiate, ma non ripeterò un discorso che abbiamo affrontato sia nella fase della discussione sulle linee generali, che durante l'esame delle proposte emendative.
Ma veniamo all'emendamento introdotto dal Senato e difeso dalla maggioranza, quale il «salva Carnevale»: più la norma sembra inoffensiva e opaca, più essa è pericolosa. L'ordinamento già prevede la possibilità - per i magistrati che abbiano subito una sospensione a causa di un processo poi conclusosi con una sentenza di assoluzione - di una proroga del rapporto di impiego, ma ragionevolmente il legislatore ha ritenuto primario l'interesse pubblico alla maggiore efficienza nella direzione degli uffici, rispetto alle aspirazioni personali dei magistrati volte a raggiungere ulteriori e più prestigiosi uffici direttivi. Non sono io che lo affermo, è il Consiglio superiore della magistratura nel parere ufficiale che ha depositato.
Nel bilanciamento degli interessi non può che prevalere l'interesse pubblico: questa dev'essere la nostra stella polare, altrimenti il legislatore commetterebbe un gravissimo errore e questo avviene - lo abbiamo già detto - mentre il Ministro Alfano e il Governo tutto inneggiano alla capacità e al merito, allo svecchiamento nella pubblica amministrazione, e mentre altri provvedimenti prevedono esattamente il contrario, ossia la possibilità di recesso unilaterale nei confronti di dirigenti della pubblica amministrazione che abbiano raggiunto 40 anni di contribuzione.
La norma viene poi introdotta in modo surrettizio in un decreto-legge con i caratteri dell'indifferibilità e dell'urgenza.
Infine, circa la destinazione del fondo, non ci saremmo opposti. Vorrei ricordare all'onorevole Molteni, che tale fondo non è stato recuperato durante questa legislatura ma durante la precedente (è bene che l'onorevole Molteni si aggiorni su questi dati) e ammonta a circa 2 miliardi di euro. Non saremmo stati contrari a destinarne una parte al Ministero dell'interno per le ragioni di sicurezza. Siamo tuttavia sicuramente contrari alla discrezionalità con la quale il Presidente del Consiglio potrebbe ulteriormente diminuire il fondo minimo destinato al Ministero della giustizia. Su questo siamo decisamente contrari.Pag. 116Mi avvio alle conclusioni, signor Presidente.
Ci saremmo aspettati da un Governo così efficiente interventi organici sui problemi strutturali della giustizia, sulle sue più gravi patologie (la lentezza dei processi e la non certezza della pena), riforme nell'organizzazione degli uffici giudiziari e nella procedura civile e penale, in direzione dell'efficienza e della semplificazione. Così non è stato. Si va avanti con la decretazione d'urgenza, in modo episodico e senza una visione di insieme, inserendo subdolamente norme ritagliate su singoli individui e assolutamente estranee alle ragioni che hanno ispirato il decreto-legge medesimo. È soprattutto per queste ragioni che noi diciamo alla maggioranza, dopo avere espresso il nostro «no» deciso al decreto-legge in esame, che può votare da sola il medesimo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico


La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame contiene misure volte a migliorare la funzionalità del sistema giudiziario, per mezzo di interventi urgenti per assicurare la copertura delle sedi disagiate e per rendere operativo il Fondo unico della giustizia;
negli ultimi vent'anni, si sono succeduti numerosi interventi legislativi, diretti a favorire i trasferimenti nelle sedi disagiate, anche mediante sistemi di incentivazione;
l'idea di autofinanziare la giustizia con quanto si ricava dalla giustizia medesima (pene pecuniarie, spese processuali, beni confiscati, depositi giacenti) è una prospettiva seria e del tutto condivisibile;
l'articolo 63 del disegno di legge n. 1441-bis nella originaria formulazione in discussione alla Camera dei deputati prevedeva un doppio canale di fondi che avrebbero dovuto pervenire al bilancio dello Stato ed essere riassegnati alle unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero della giustizia concernenti le spese di funzionamento dell'organizzazione giudiziaria;
la scelta operata a livello legislativo è stata (almeno per ora) quella di stralciare la parte relativa a questa materia dal disegno di legge n. 1441-bis e di cercarne opportunamente l'unificazione in sede di conversione del decreto in esame;
le somme ed i valori non riscossi e non reclamati per almeno cinque anni rappresentano un capitale probabilmente congruo (decine, se non centinaia di milioni di euro), ma spendibile solo una volta, mentre non garantiscono un flusso di entrate continuativo significativo;
nella presente legislatura sono partiti una serie di interventi che potrebbero andare in una direzione interessante, ma che scontano la contraddittorietà ed ambiguità degli interventi (nel giro di quattro mesi si sono avuti ben quattro interventi legislativi parzialmente in contrasto l'uno con l'altro) e non sono univoci nel destinare queste somme alla giustizia;
la logica vincente sarebbe quella di utilizzare questo capitale per investire e far partire in modo irreversibile il processo telematico, innescando un processo virtuoso,
impegna il Governo
a garantire che una parte consistente delle somme introitate, non inferiore al 40 per cento, sia destinata al Ministero della giustizia e utilizzata per l'attuazione del processo telematico, per investimenti adeguati nell'informatica giudiziaria, nella formazione e incentivazione economica e professionale del personale dell'amministrazione della giustizia.
9/1772/18.Ferranti, Capano, Samperi, Melis, Ciriello, Tenaglia, Cavallaro.


La Camera,
premesso che
:
il provvedimento in esame contiene disposizioni volte ad incidere sul sistema giustizia del Paese in termini di redistribuzione e copertura di posti vacanti nell'organico di numerosi uffici giudiziari;
esiste una drammatica questione che si lega all'efficacia e all'efficienza della giustizia, e il rimedio introdotto dal presente provvedimento, anche alla luce dei pregressi interventi normativi, si avvia verosimilmente ad essere, anch'esso, comunque insufficiente alla soluzione del grave ed urgente problema delle scoperture d'organico, essendo prevedibile che gli incentivi economici e di carriera approvati non basteranno ad indurre un numero idoneo di magistrati, con dieci o più anni di anzianità di servizio, ad affrontare il trasferimento in una sede disagiata;
l'attuale situazione di scopertura degli uffici giudiziari ad esclusione di quelli a competenza nazionale (e cioè la Corte di cassazione e relativa procura generale, il tribunale superiore delle acque, la direzione nazionale antimafia) è dell'11,50 per cento dei posti, dei quali il 7,41 per cento negli uffici giudicanti e l'11,85 per cento in quelli requirenti (il tasso medio di scopertura sale all'11,60 per cento calcolando anche gli uffici giudiziari a competenza nazionale);
appare dunque necessario monitorare gli effetti del provvedimento a cadenze periodiche al fine di verificare l'efficacia del provvedimento,
impegna il Governo
a riferire in Parlamento, entro sei mesi, in merito alle dieci sedi a copertura immediata, circa i criteri di individuazione e la effettività della presa di possesso da parte dei magistrati trasferiti d'ufficio.
9/1772/19.Tenaglia, Ferranti, Capano, Samperi, Melis, Cavallaro, Ciriello.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame contiene disposizioni volte ad incidere sul sistema giustizia del Paese in termini di redistribuzione e copertura di posti vacanti nell'organico di numerosi uffici giudiziari;
esiste una drammatica questione che si lega all'efficacia e all'efficienza della giustizia, e il rimedio introdotto dal presente provvedimento, anche alla luce dei pregressi interventi normativi, si avvia verosimilmente ad essere, anch'esso, comunque insufficiente alla soluzione del grave ed urgente problema delle scoperture d'organico, essendo prevedibile che gli incentivi economici e di carriera approvati non basteranno ad indurre un numero idoneo di magistrati, con dieci o più anni di anzianità di servizio, ad affrontare il trasferimento in una sede disagiata;
l'attuale situazione di scopertura degli uffici giudiziari ad esclusione di quelli a competenza nazionale (e cioè la Corte di cassazione e relativa procura generale, il tribunale superiore delle acque, la direzione nazionale antimafia) è dell'11,50 per cento dei posti, dei quali il 7,41 per cento negli uffici giudicanti e l'11,85 per cento in quelli requirenti (il tasso medio di scopertura sale all'11,60 per cento calcolando anche gli uffici giudiziari a competenza nazionale);
appare dunque necessario monitorare gli effetti del provvedimento a cadenze periodiche al fine di verificare l'efficacia del provvedimento,
impegna il Governo
a riferire in Parlamento, entro un anno, in merito alle dieci sedi a copertura immediata, circa i criteri di individuazione e la effettività della presa di possesso da parte dei magistrati trasferiti d'ufficio.
9/1772/19.(Testo modificato nel corso della seduta)Tenaglia, Ferranti, Capano, Samperi, Melis, Cavallaro, Ciriello.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame contiene disposizioni volte ad incidere sul sistema giustizia del nostro paese in termini di redistribuzione e copertura di posti vacanti nell'organico di numerosi uffici giudiziari;
esiste una drammatica questione che si lega all'efficacia e all'efficienza della giustizia, e il rimedio introdotto dal presente provvedimento, anche alla luce dei pregressi interventi normativi, si avvia verosimilmente ad essere, anch'esso, comunque insufficiente alla soluzione del grave ed urgente problema delle scoperture d'organico, essendo prevedibile che gli incentivi economici e di carriera approvati non basteranno ad indurre un numero idoneo di magistrati, con dieci o più anni di anzianità di servizio, ad affrontare il trasferimento in una sede disagiata;
l'attuale situazione di scopertura degli uffici giudiziari ad esclusione di quelli a competenza nazionale (e cioè la Corte di cassazione e relativa procura generale, il tribunale superiore delle acque, la direzione nazionale antimafia) è dell'11,50 per cento dei posti, dei quali il 7,41 per cento negli uffici giudicanti e l'11,85 per cento in quelli requirenti (il tasso medio di scopertura sale all'11,60 per cento calcolando anche gli uffici giudiziari a competenza nazionale);
si tratta di una situazione allarmante di fronte alla quale il Ministero ci dice di non essere in grado di formulare previsioni attendibili sull'intera materia dei trasferimenti per i mesi e gli anni futuri;
appare dunque necessario monitorare gli effetti del provvedimento a cadenze periodiche al fine di verificare l'efficacia del provvedimento,
impegna il Governo
a riferire, alle competenti Commissioni parlamentari, acquisendo i dati dal Consiglio superiore della magistratura, ogni sei mesi, sullo stato di attuazione della legge sull'intero territorio nazionale, in particolare in relazione alle sedi che risultino senza aspiranti, distinguendo tra uffici di procura e tribunali, e fornendo dati divisi per distretto ed ogni altro elemento utile a verificare l'adeguatezza del provvedimento in termini di effettiva copertura delle sedi disagiate.
9/1772/20.Capano, Ferranti, Tenaglia, Samperi, Melis, Cavallaro, Ciriello.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame contiene disposizioni volte ad incidere sul sistema giustizia del nostro paese in termini di redistribuzione e copertura di posti vacanti nell'organico di numerosi uffici giudiziari;
esiste una drammatica questione che si lega all'efficacia e all'efficienza della giustizia, e il rimedio introdotto dal presente provvedimento, anche alla luce dei pregressi interventi normativi, si avvia verosimilmente ad essere, anch'esso, comunque insufficiente alla soluzione del grave ed urgente problema delle scoperture d'organico, essendo prevedibile che gli incentivi economici e di carriera approvati non basteranno ad indurre un numero idoneo di magistrati, con dieci o più anni di anzianità di servizio, ad affrontare il trasferimento in una sede disagiata;
l'attuale situazione di scopertura degli uffici giudiziari ad esclusione di quelli a competenza nazionale (e cioè la Corte di cassazione e relativa procura generale, il tribunale superiore delle acque, la direzione nazionale antimafia) è dell'11,50 per cento dei posti, dei quali il 7,41 per cento negli uffici giudicanti e l'11,85 per cento in quelli requirenti (il tasso medio di scopertura sale all'11,60 per cento calcolando anche gli uffici giudiziari a competenza nazionale);
si tratta di una situazione allarmante di fronte alla quale il Ministero ci dice di non essere in grado di formulare previsioni attendibili sull'intera materia dei trasferimenti per i mesi e gli anni futuri;
appare dunque necessario monitorare gli effetti del provvedimento a cadenze periodiche al fine di verificare l'efficacia del provvedimento,
impegna il Governo
a riferire, alle competenti Commissioni parlamentari, acquisendo i dati dal Consiglio superiore della magistratura, ogni anno, sullo stato di attuazione della legge sull'intero territorio nazionale, in particolare in relazione alle sedi che risultino senza aspiranti, distinguendo tra uffici di procura e tribunali, e fornendo dati divisi per distretto ed ogni altro elemento utile a verificare l'adeguatezza del provvedimento in termini di effettiva copertura delle sedi disagiate.
9/1772/20.(Testo modificato nel corso della seduta)Capano, Ferranti, Tenaglia, Samperi, Melis, Cavallaro, Ciriello.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame contiene disposizioni volte ad incidere sul sistema giustizia del nostro Paese in termini di redistribuzione e copertura di posti vacanti nell'organico di numerosi uffici giudiziari;
esiste una drammatica questione che si lega all'efficacia e all'efficienza della giustizia, e il rimedio introdotto dal presente provvedimento, anche alla luce dei pregressi interventi normativi, si avvia verosimilmente ad essere, anch'esso, comunque insufficiente alla soluzione del grave ed urgente problema delle scoperture d'organico, essendo prevedibile che gli incentivi economici e di carriera approvati non basteranno ad indurre un numero idoneo di magistrati, con dieci o più anni di anzianità di servizio, ad affrontare il trasferimento in una sede disagiata;
l'attuale situazione di scopertura degli uffici giudiziari ad esclusione di quelli a competenza nazionale (e cioè la Corte di cassazione e relativa procura generale, il tribunale superiore delle acque, la direzione nazionale antimafia) è dell'11,50 per cento dei posti, dei quali il 7,41 per cento negli uffici giudicanti e l'11,85 per cento in quelli requirenti (il tasso medio di scopertura sale all'11,60 per cento calcolando anche gli uffici giudiziari a competenza nazionale),
impegna il Governo
ad adottare, nell'ambito delle sue competenze, riferendone alle competenti Commissioni parlamentari, misure atte a garantire il rientro nelle attività giurisdizionali dei magistrati ordinari che abbiano superato i limiti della permanenza consentita fuori dal ruolo organico della magistratura.
9/1772/21.Samperi, Ferranti, Tenaglia, Capano, Melis, Cavallaro, Ciriello.
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame contiene disposizioni volte ad incidere sul sistema giustizia del nostro Paese in termini di redistribuzione e copertura di posti vacanti nell'organico di numerosi uffici giudiziari;
esiste una drammatica questione che si lega all'efficacia e all'efficienza della giustizia, e il rimedio introdotto dal presente provvedimento, anche alla luce dei pregressi interventi normativi, si avvia verosimilmente ad essere, anch'esso, comunque insufficiente alla soluzione del grave ed urgente problema delle scoperture d'organico, essendo prevedibile che gli incentivi economici e di carriera approvati non basteranno ad indurre un numero idoneo di magistrati, con dieci o più anni di anzianità di servizio, ad affrontare il trasferimento in una sede disagiata;
l'attuale situazione di scopertura degli uffici giudiziari ad esclusione di quelli a competenza nazionale (e cioè la Corte di cassazione e relativa procura generale, il tribunale superiore delle acque, la direzione nazionale antimafia) è dell'11,50 per cento dei posti, dei quali il 7,41 per cento negli uffici giudicanti e l'11,85 per cento in quelli requirenti (il tasso medio di scopertura sale all'11,60 per cento calcolando anche gli uffici giudiziari a competenza nazionale),
impegna il Governo
ad adottare, nell'ambito delle sue competenze, riferendone alle competenti Commissioni parlamentari, iniziative atte a garantire il rientro nelle attività giurisdizionali dei magistrati ordinari che abbiano superato i limiti della permanenza consentita fuori dal ruolo organico della magistratura.
9/1772/21.(Testo modificato nel corso della seduta)Samperi, Ferranti, Tenaglia, Capano, Melis, Cavallaro, Ciriello.