Il trucco dell'economia
Miha - 31-10-2008
Molti, tanti, troppi si fermano, nell'analizzare le motivazioni delle recenti leggi scolastiche, alla giustificazione economica. Credo sia una prospettiva limitata e fuorviante dovuta alla naturale applicazione dell'analisi personale a quella socio-politica di massa. Ma il microcosmo non è il macrocosmo e se noi poveracci dobbiamo sbatterci da mattino a sera per sopravvivere con 1000-1500 euro al mese, per chi gestisce il potere le preoccupazioni sono ben altre. Il sistema è come un proprietario del supermercato: non gli interessa se noi compriamo la pasta di marca o quella sottoprezzo perchè lui, evidentemente, ci guadagna comunque. La cosa che gli interessa, eventualmente, è la nostra motivazione, il nostro stile di vita frutto evidentemente della nostra cultura. Similmente nel calderone delle spese dello stato gli otto miliardi tagliati alla scuola sono bazzecole, circa il 2% della spesa totale, che assolutamente non giustificano l'accanimento con il quale vengono perseguiti. Se non si comprende questo passaggio, ovvero la motivazione culturale e non economica al disegno Gelmini-Tremonti, si rischia di non comprendere neppure l'importanza della posta in gioco e le possibili strategie di difesa e neppure perchè il governo si accanisca tanto per risparmiare questi quattro soldi malgrado l'enorme resistenza che questi disastri incontrano e incontreranno nella società italiana.
Questa miopia nell'analisi è purtroppo radicata. Mi ricordo, ad esempio, le discussioni con chi motivava l'entrata in politica del Berlusca con un "deve salvare le sue aziende" senza comprendere l'elaborata costruzione del personaggio imprenditore-sportivo-showman abilmente orchestrata dalla massoneria per far digerire l'attuale neo-dittatura.
Similmente quando i servizi USA organizzarono l'affaire dell'11/9 molti giustificarono la mossa con la necessità di approvigionamento di petrolio. Per questo gli USA hanno speso solo in Iraq oltre 3000 miliardi di dollari? Ma andiamo, le sette sorelle controllano quasi totalmente il mercato degli idrocarburi dove, come in tutti i settori, i maggiori guadagni sono nella distribuzione e non nella produzione. E' vero invece che l'Islam risultava essere l'unica cultura non riconducibile a quella democratico-consumistica dominante e perciò andava azzerata. I telebani volevano vietare l'uso della TV e questo era troppo pericoloso.
Ma torniamo alla scuola. Il Berlusconi nella cruciale giornata del 29/10 parlando alla Confcommercio ha affermato, rispondendo a chi dice che non ci sarà più il tempo pieno : «È assolutamente il contrario, ci sarà il 50% di classi in più che potranno fare il doposcuola». E forse accadrà così, tanto quello che gli interessa veramente è abbassare la qualità della proposta didattica basata soprattutto su progetti, uscite, contemporaneità nel periodo critico, dai 3 agli 8 anni, per la acquisizione delle conoscenze-competenze più profonde. Se non si comprende questo aspetto, se rimaniamo ancorati al trucco della motivazione economica, rischiamo di accettare domani il piatto di lenticchie occupazionale che il governo verosimilmente dovrà concederci di fronte a tanto trambusto sociale dopo aver scardinato le parti più qualitative del nostro percorso didattico.
Quello è il vero cuore del problema ed è lì che dobbiamo assolutamente impedire che il governa riesca nella sua bieca operazione di macelleria culturale.

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 Francesco Masala    - 01-11-2008
Davvero è da smontare il pensiero che è diventato un dogma, che la scuola viene toccata per risparmiare soldi. E' una scelta di politica economica, se abbassare le imposte, e quindi tagliare la spesa pubblica, o aumentare la spesa pubblica e quindi aumentare le imposte. E quando si taglia, e basta, è sempre una scelta di politica economica, dove tagliare, quanto, con quali ricadute sociali. E dietro le scelte di politica economica ci sono le scelte su come deve essere la società, i rapporti sociali, e cosettine del genere. E se le tv, i giornali, le radio, le istituzioni raccontano e fanno credere a tutti, o quasi, che ci sono solo problemi tecnici e di bilancio, e che il governare è solo risolvere problemi tecnici e di bilancio, e basta, e tutti ci credono, allora hanno vinto. E quando tutti credono che non vengono fatte scelte, ma solo cose obbligate, tecniche, oggettive, allora hanno vinto.