La parte difficile
Francesco Masala - 31-10-2008
Adesso inizia la parte difficile. Entro qualche settimana avranno distrutto tutto il sistema della formazione pubblica e poi? E' vero, ci vorranno anni per applicare tutte le norme che hanno approvato e approveranno, e lo faranno una per volta, ci sarà l'illusione del referendum che fra un anno avrà un numero di votanti sotto il 50%, le televisioni avranno tempo di addomesticare le coscienze, è una gara di fondo e il rischio che il tempo sia dalla loro parte è una certezza.
La questione fondamentale è una sola, come tenere vivo il movimento che è cresciuto nelle ultime settimane. Basta poco per farlo morire, un fatto grave traumatico spaventoso, per esempio, la storia italiana insegna, ma anche solo il tempo, il non raggiungimento di obiettivi nel breve periodo potrebbero indebolire il movimento. C'è poi il rischio che si deleghi a qualche sindacato e/o a qualche partito il compito di opporsi, mediare, contrattare, decidere per il meglio di tutti, e svuotare per questa via il movimento di base che mollerà piano piano, e non avrà la forza per ripartire.
Esiste, un gruppo che per studiare e proporre idee, strategie, modi per andare avanti con fantasia, con imprevedibilità? Perché non creare un grande "brainstorming"?.

Magari questo sito di scuola che leggiamo e in cui, a volte, scriviamo, può creare uno spazio, una sezione, dove discutere, pensare, proporre idee, creare strategie nuove, coinvolgenti, creative, che servano per tenere in vita, e soprattutto unito, questo movimento, forte e fragile insieme, strategie che permettano dare a questo movimento fiato per poter affrontare una gara di fondo, senza che manchi il fiato al primo giro?
Non è un confronto muscolare, ma di cervelli, quelli di chi manipola le coscienze, e sa che il tempo e l'inerzia sono dalla loro parte, e quelli di chi non vuole essere manipolato, e che deve essere cosciente che l'avversario ha una forza terribile e può essere vinto solo in modi diversi dal passato.
Bisogna sempre ricordare chi diceva che "hanno la ragione della forza, ma non la forza della ragione" (S. Allende).

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 silvia    - 31-10-2008
Il PD deve martellare l'opposizione. Basta con il disfattismo che blocca la speranza. Mettiamo al bando i massimalismi ottusi che indeboliscono il movimento magari per sempre e che solo poco tempo fa hanno buttato l'Italia nel baratro, facendo cadere il governo Prodi, l'unico che poteva davvero lavorare per il presente e per il futuro. Detto ciò, se si sbaglierà, non dovremo lamentarci: l'abbiamo voluto noi.

 Sabrina Sanna    - 31-10-2008
Hai perfettamente ragione, ed occorre davvero tanto impegno creativo e critico per trovare strategie di protesta efficace a lungo termine da parte della categoria degli insegnanti che, oltre ad avere ristretti margini d'azione, ha anche un impatto assai lieve sull'opinione pubblica. Idee che vadano oltre il blocco dei viaggi d'istruzione o dell'adozione dei libri di testo?

 Vittorio Delmoro    - 01-11-2008
No, non sono d'accordo.
La lotta che si è innescata è la lotta di tutto un popolo, un popolo formato sì da noi docenti e ATA, ma anche da studenti e genitori.
Tutte le iniziative tendenti a peggiorare il servizio scolastico (blocco della didattica, blocco di viaggi, di laboratori o altro) sarebbero pagate da studenti e genitori ; a Gelmini non interesserebbe nulla, sarebbe anzi ulteriore motivo per accusarci di non fare il nostro mestiere.
Qualunque iniziativa di lotta va concordata con le altre componenti del movimento, condivisa e attuata insieme.
Non possiamo rintanarci nelle scuole a boicottare questo o quello, dobbiamo diventare motore di movimento sociale.
Ad esempio esponendo striscioni fuori dagli edifici scolastici ed attendere che i carabinieri vengano a sequestrarli.
Ad esempio facendo assemblee nel quartiere, nella città per coinvolgere chi al popolo della scuola non appartiene.
Ad esempio rispondendo (questo lo sappiamo fare bene) ad ogni attacco portato dai sostenitori del governo sui giornali locali, nelle loro riunioni, in tutto quello che tenteranno di dire contro di noi.
Ad esempio sollecitando i nostri referenti sindacali a intraprendere il percorso verso lo sciopero generale di tutte le categorie.
Ad esempio utilizzando la giornata del 10 dicembre (sessantesimo della dichiarazione dei diritti dell'uomo) portando tutte le scuole in piazza, non a manifestare, ma a fare proprio scuola davanti alle locali comunità.
Ad esempio dando una mano affinché la mobilitazione prenda anche quelle scuole, quei paesi dove ancora non è giunta.
Ad esempio creando in ogni luogo fisico di mobilitazione un servizio di (contro)informazione nei confronti dei media.
Ad esempio tornando a fare assemblee sindacali nelle scuole sul disegno di legge Aprea che costituisce la prossima tappa dell'offensiva del governo.
Ad esempio cominciando a sollevare presso i genitori la questione delle prossime iscrizioni di gennaio : scegliere TUTTI gli orari massimi.
Ce n'è dunque di cose da fare!

 Redazione    - 01-11-2008
Condividiamo la necessità di mantenere viva la discussione e alto il tono della protesta e non possiamo che ringraziare chi in queste ultime settimane sta rendendo particolarmente partecipata la rivista.
Il fiume di contributi e stimoli che ci pervengono è difficilmente arginabile e il brainstorming sta già avvenendo; occorre però, giustamente, non disperdere le idee e le forze e organizzare spazi tematici utili ai vari livelli della riflessione.
Siamo disponibili da ora ad accogliere proposte e, soprattutto, collaborazioni in tal senso.

 Francesco Mele    - 02-11-2008
CONSIDERAZIONI SULLA RESISTENZA DA QUI IN AVANTI

LA CONTROINFORMAZIONE

La mobilitazione contro le misure del governo deve continuare, ma non si può prescindere dall’informazione, anzi direi dalla controinformazione, visto quello a cui assistiamo su tutti i media. La controinformazione nel nostro caso è lettura delle norme, che per i docenti “non dovrebbe” essere un problema, per cui essi possono essere guida e supporto per tutto il resto dei soggetti coinvolti nella scuola. Le norme in questione sono:

1) legge 133/08 (la cosiddetta finanziaria d’estate): in particolare gli articoli:
art 15) costo dei testi scolastici
art 16) trasformazione delle università in fondazioni
art 64) entità (7,830 miliardi € in tre anni, comma 6) e criteri (comma 4) per tagliare risorse alla scuola statale
art 66) blocco del turn over nella pubblica amministrazione e in particolare entità (1,450 miliardi € in tre anni, comma 13) dei tagli nel Fondo di Funzionamento Ordinario per le Università

2) Schema di piano programmatico del MIUR: è previsto dalla L133/08 (art 64 comma 3) ed elaborato dal MIUR; esso passa in rassegna, nel dettaglio, tutti i provvedimenti che il ministero dovrà adottare per tagliare nella scuola statale nei prossimi tre anni scolastici. Di ciascun provvedimento vengono dettagliati i risparmi di spesa conseguenti, in termini di posti di lavoro in meno per un ammontare complessivo di 87.400 docenti e 44.500 ATA. Converrà far comprendere bene che a pagare questa stretta saranno quasi soprattutto docenti e ATA precari.

3) legge 169/08 (ex DL 137 o decreto Gelmini): rappresenta il primo passo del percorso che porterà ai risparmi di spesa previsti. Questo primo passo tocca per ora solo le scuole elementari (insegnante unico, orario di 24 ore). Esso contiene anche altre norme che riguardano argomenti di cornice (voto in condotta, voti in scala dieci, studio della costituzione, testi scolastici, graduatorie …)

4) disegno di legge Aprea n° 953 di prossima approvazione: si tratta della vera e reale riforma della scuola di questo governo e prevede che le scuole diventino fondazioni con l’ingresso di sponsor privati nel suo governo e la trasformazione dei consigli di istituto in consigli di amministrazione. Inoltre si rivoluziona lo stato giuridico dei docenti e si istituiscono sistemi di assunzione a chiamata diretta con i concorsi di scuola. Si separano i contratti di lavoro tra docenti e ATA e si aboliscono le RSU di istituto.

La controinformazione ha lo scopo di rendere consapevoli settori sempre più ampi di cittadini di qual è il disegno di questo governo per la Scuola Statale ed avviare quel dibattito nel paese che ci è stato negato. Solo così ognuno potrà formarsi un’idea, un’opinione e condividere o contrastare tali provvedimenti.

Allora, secondo il mio parere, occorre prevedere momenti assembleari con i genitori che vanno organizzati al più presto in orario serale e potrebbero prevedere la produzione di documenti snelli informativi da far pervenire a coloro che non riusciranno ad essere presenti.

Inoltre, a mio avviso, occorre dare tutto il nostro contributo ai momenti assembleari degli studenti, sia di istituto che di classe. Questi momenti di confronto vanno stimolati, supportati e ricondotti ad un uso civico, perché rappresentano un momento fondamentale di educazione alla partecipazione attiva dei futuri cittadini. E’ scontato che il nostro apporto a tali momenti di confronto e approfondimento dovrà garantire voce alla pluralità di posizioni che esistono su questi temi.

LE FORME DI LOTTA

Occorre pensare a forme di lotta che siano sostenibili nel lungo periodo, perché lunghi saranno i tempi della resistenza a questa azione demolitrice della Scuola Statale Italiana.
Non possiamo pensare che siano solo gli scioperi lo strumento di lotta a questo disegno del governo; essi potranno essere i brillanti che impreziosiscono, a scadenze ragionate, lunghe catene preziose di eventi di resistenza quotidiana.

Allora occorre dare libero sfogo alla creatività e pensare a tante iniziative da realizzare nel tempo, che a mio avviso dovrebbero avere queste caratteristiche:

a) diffondere sempre di più la conoscenza dei piani del governo sulla scuola statale italiana, tra tutte le componenti dell’istituto
b) rendere più ampia possibile la rete di alleanze nel tessuto della cittadinanza, perché la scuola è un bene comune, anche di chi non ha figli o nipoti che la frequentano

c) dare risonanza mediatica al nostro disaccordo e avere la funzione di raggiungere il maggior numero possibile di cittadini, a partire dai genitori dei nostri ragazzi ma non solo.

d) rendere evidente a tutti il drammatico disagio in cui versano le scuole a causa di un continuo impoverimento delle risorse che negli ultimi 20 anni ha pesantemente colpito ogni istituzione scolastica (almeno 70 miliardi di euro in meno in quest’arco di tempo) e costretto le famiglie ad un’autotassazione volontaria che nessuna statistica prende in considerazione e che sarà sempre più pesante a causa degli ulteriori tagli previsti.

e) rendere evidente a tutti che buona parte della riuscita dell’azione delle scuole è affidata al volontarismo, sempre mal retribuito e spesso non retribuito affatto, del personale della scuola (docenti e ATA). Occorre cioè rendere evidente che quanto previsto dagli obblighi di servizio non è sufficiente a perseguire gli obiettivi di un’istituzione scolastica e che negli anni piuttosto che regolamentare e adeguatamente compensare nello stipendio base tali necessità si è preferito affidarle alla buona volontà e alla coscienza di pochi, che spesso hanno lavorato gratis e per il resto vergognosamente sottopagati.

f) coordinarsi nel territorio con tutti gli ordini di scuola, perché non si tratti di iniziative isolate; ma il coordinamento è necessario anche ai livelli superiori, provinciale, regionale, nazionale; per questo può essere utile un Coordinamento Scuole Cittadino che si occupi di armonizzare e far circolare le proposte delle diverse realtà e si tenga in stretto contatto con le altre iniziative provinciali, regionali, nazionali.

g) per rinforzare ciascuna delle cose fin qui scritte si potrebbe pensare ad un sito locale autogestito (blog o altro) che diventi punto di riferimento per il territorio e luogo di coordinamento col resto del paese. Esistono già piattaforme predisposte a questo scopo; ad esempio il sito Retescuole ne propone una che potrete vedere all’indirizzo www.forumscuole.it , con ancora solo poche città che l’hanno adottata (Napoli, Venezia, Padova, Senago).

Dai criteri elencati si capisce che a differenza di altri settori, a mio avviso, non si può pensare ad azioni di lotta che creino disagio, perché esso sarebbe tale solo per coloro che dovremmo avere al nostro fianco come alleati. Per come la vedo io siamo condannati a diventare maggioranza, a far sì cioè, che le nostre ragioni (le ragioni della Buona Scuola della Repubblica intendo non quelle sindacali del personale) siano patrimonio della maggioranza dei cittadini.

Non sono un grande creativo, ma penso che già a partire dai prossimi consigli di insediamento dei rappresentanti dei genitori o meglio ancora dai ricevimenti generali, dovremmo trovare modalità discrete e non invasive per rendere palese il nostro disagio (fascia nera al braccio, volantone fuori dalla porta della scuola, adesivi in difesa della scuola statale …).

La proposta di bloccare le gite di istruzione mi trova d’accordo solo se inserita in un quadro più ampio di azioni e se concordata e condivisa preventivamente con studenti e famiglie.

Non credo - e non penso che dovremmo perseguirlo in tempi di crisi come questi – che mettere in crisi un settore economico come quello delle agenzie di viaggio, dia forza alle nostre ragioni né penso che i lavoratori di quel settore siano stimolati per questo a scendere al nostro fianco.

Se si vuole tessere una rete di alleanze con gli altri settori del mondo del lavoro sono altre le strade da seguire e, qui sì, non possono che portare ad uno sciopero generale nazionale di tutte le categorie in difesa della scuola statale come bene costituzionale di ogni cittadino. Un grande ruolo potrebbero svolgerlo le OOSS e se anche non dovessero starci tutte occorrerebbe che qualcuna di esse trovasse il coraggio di intraprendere questo percorso. Il ruolo dei docenti in questo senso potrebbe essere fondamentale e penso ad esempio alla partecipazione di “docenti informati sui fatti” ad assemblee di fabbrica o di settore in preparazione dello sciopero generale.

La proposta che io faccio è di un blocco temporaneo (in termini di settimane) di tutte le attività aggiuntive della scuola, che essendo facoltative non possono essere considerate come interruzione di pubblico servizio. L’azione dovrebbe essere preceduta e accompagnata da azioni tese ad ottenere la compartecipazione e la condivisione di studenti e genitori. I Dirigenti Scolastici, per il loro ruolo istituzionale dovranno essere i mediatori col ministero, attraverso la catena gerarchica, delle ragioni di tali azioni, e ciascun istituto dovrà pretendere che di queste giunga notizia ai piani alti tramite il dirigente scolastico, pena l’allungamento temporale del blocco.

Hasta siempre
francesco



 Elena -Univeristà Orientale occupata    - 02-11-2008
Non è vero ciò che dice il sig. Del Moro. La nostra lotta non è quella di un popolo intero. E' solo retorica. Quelli favorevoli a Berlusconi non ci sopportano; c’è un mucchio di gente che non capisce quello che succede e si beve le fesserie del governo. E poi ci sono quelli che ora ci vogliono insegnare come dobbiamo fare, ma nessuno li ha visti prima, quando noi criticavamo e ci organizzavamo. Se avessero reagito subito con gli studenti, sarebbe andata meglio. Le occupazioni, le interruzioni della didattica nelle aule e le lezioni davanti alle scuole sono state già fatte e cercheremo di continuarle. Queste proteste le abbiamo immaginate e decise noi dopo incontri con gruppi di docenti e con alcuni capi di Istituto e presidi di Facoltà. La Cgil, la Cisl, l’Uil e i partiti per molto tempo non ci sono stati.Chi li ha visti? Siamo stati noi a scegliere di non rintanarci nelle scuole e nelle facoltà e così faremo ancora. Le assemblee pubbliche si fanno da tempo, spesso dopo l’orario di chiusura delle scuole e anche la sera per i lavoratori e continueranno; le lezioni all’aperto si sono fatte e le faremo ancora; magliette con sigle tipo “Gelmini no” se ne vedono e cercheremo di portarle anche a scuola con i nostri striscioni. C’è già chi tiene su moto e auto volantini con la scritta “Difendiamo scuola e l'università pubbliche”. Stiamo cercando nuove forme di lotta; se già non ci sono, si fanno coordinamenti di docenti e genitori che si riuniscono con noi e cercano contatti coi lavoratori e con tutte le realtà di lotta. Non abbiamo ideologie e non vogliamo commettere gli errori dei nostri nonni nel Sessantotto, ma ascoltiamo chi ha esperienza e sta con noi. Un gruppo di professori ci è stato vicino e tra loro anche un redattore di questa rivista che perciò ora leggo. Siamo sicuri che ci saranno ancora, perché la lotta continua. Le minacce del governo fanno paura, ma penseremo a come difenderci pacificamente. Non c’interessa il giudizio della Gelmini su studenti e professori, perché siamo noi che giudichiamo lei: non sa fare il ministro e se ne deve andare.
Non chiederemo nulla ai sindacati che hanno aspettato prima l’approvazione dei decreti e poi scioperato. Dovevano stare subito con noi, da settembre, ma in piazza ci siamo andati noi e loro e i partiti sono stati per tanto tempo i “grandi assenti”. Ora nessuno li manda via ma non ci fregheranno col loro referendum. Tra noi studenti siamo d'accordo che Veltroni dovrebbe vergognarsi. Dopo quello che è successo a Piazza Navona doveva chiedere che uno pericoloso come Maroni fosse mandato a casa. Lo doveva fare, e i sindacati dovevano interrompere ogni trattativa e ogni discussione col governo finché non si dimetteva il complice dei fascisti di piazza Navona. Ci sono le prove della complicità tra teppisti e polizia.
Il sig. Del Moro vorrebbe che rispondessimo sui giornali. Non si può, perché non ci fanno parlare, tagliano gli interventi o censurano, come abbiamo scoperto che fa anche la Cgil, che non mette nella sua rassegna stampa questo sito e gli altri che criticano e fanno la controinformazione. Il sig. Del Moro vorrebbe anche che non boicottassimo, ma alcuni di noi invece stanno pensando di proporre di usare come arma anche il boicottaggio delle televisioni e dei giornali che aiutano il governo a fregare la gente, compresi Repubblica, Rai1 e Rai2.
Per informare e informarsi ci può bastare la rete.

 Francesco Masala    - 04-11-2008
per esempio pensavo a cose così, fatte da 100-200.000 contemporaneamente in tutta l'Italia


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