La Lega grida vittoria...
Vittorio Delmoro - 18-10-2008
...per l'ordine del giorno votato a maggioranza alla Camera.


Qualche sera fa abbiamo saputo dai telegiornali che un nuovo provvedimento sulla scuola è stato approvato alla Camera; si tratta delle classe-ponte inventate per accogliere gli studenti che non sanno l'italiano, cioè gli stranieri.

Il provvedimento che - dicono - non è affatto una misura razzista, serve a non introdurre selvaggiamente in classi normali alunni appena giunti in Italia e che dunque non conoscono l'Italiano; una misura che serve - dicono - ad aiutare quegli alunni e a non far perdere troppo tempo ad insegnanti e classi normali.

Il concetto utilitaristico è stato confermato il giorno dopo dal ministro Gelmini.

Non voglio parlare di apartheid, né di razzismo, né di classi differenziali; voglio invece prendere per sincere le dichiarazioni di chi ha approvato il provvedimento.

Facciamo il caso di Siham (nome di fantasia), una bimba giunta in Italia da pochi giorni, che non conosce una parola di italiano e che, data l'età, si iscrive alla prima elementare.

Il provvedimento prevede per lei un esame preventivo, senza specificarne le modalità (che verranno precisate con il solito regolamento a seguire), per cui immagino una commissione, formata ad hoc in ogni istituto scolastico, che sottopone Siham ad un test e siccome non conosce l'italiano e non sa neppure né leggere né scrivere (deve fare la prima), si tratterà di un test verbale :

­
Come ti chiami?

­ ...

­ Come si chiama la tua mamma?

­ ...

­ E il tuo papà?

­ ...

­ Dove abiti?

­ ...

­ Da che paese vieni?

­ ...



­ Questa bimba non sa una parola (l'avevamo già detto). Dunque non può entrare in prima.

Test non superato e dunque classe-ponte.

Ma mica potranno fare una classe solo per lei!

Allora ci mettiamo dentro tutti quelli che non sanno a sufficienza l'italiano, dai 4 ai 14 anni.

Ora sono una quindicina e la classe-ponte può essere attivata.

Chi ci insegna? Bisognerà trovare qualcuno che conosca, oltre all'italiano - è ovvio - anche la lingua di quei quindici; e se vengono da paesi (e lingue) diverse?

Apriti cielo!

E dove li trova l'istituto tre o quattro insegnanti che conoscano l'arabo, l'indiano, il cinese e magari il romeno?

Ma siccome sono ottimista e pensiamo bene del governo (e della Lega), ammettiamo che li troviamo tutti e con loro anche i soldi per pagarli.

La classe-ponte comincia a funzionare e i docenti ce la mettono tutta in continue traduzioni, prima verbali e poi anche scritte; va da sé che gli alunni, fra loro, continuano a parlare la lingua madre e si sforzano di usare l'italiano solo durante le lezioni; quando tornano a casa rientrano nel linguaggio abituale.

Quanto tempo pensate che occorra a quella classe-ponte perché i 15 alunni abbiano appreso il vocabolario minimo di italiano per essere inseriti in classi normali?

Sei mesi, un anno?

Nel frattempo gli italiani normali hanno svolto il programma previsto per loro in quell'anno e dunque gli stranieri sono un anno indietro.


La Siham vera, arrivata a scuola ad ottobre, già a novembre possedeva il lessico minimo per intrattenere relazioni coi compagni; a gennaio cominciava a leggere e scrivere in italiano; a maggio mostrava capacità linguistiche superiori ad alcuni compagni italiani; in seconda è tra i migliori.

Noi insegnanti italiani che non sappiamo una parola di arabo non abbiamo fatto alcuno sforzo, né abbiamo dovuto rallentare il programma; anzi Siham è stata stimolo per tante questioni legate al programma stesso.

Siham ha imparato la lingua nelle relazioni interpersonali.


Torniamo al provvedimento sulle classe-ponte : a che serve, se non ad imparare in fretta l'italiano?

Ci torna il sospetto che allora si tratti di altro.

Siccome siamo buoni e pensiamo bene del governo, non ci viene in mente l'apartheid, il razzismo o le classi differenziali. Noooh! Macché!

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 Giulia    - 19-10-2008
Ottima analisi. Condivido pienamente la tua opinione.