breve di cronaca
La riforma Gelmini è unilaterale e mortificante
Bergamo news - 16-10-2008
Il presidente provinciale dell'Arci di Bergamo interviene nel vivace dibattito scatenato dalle scelte del ministro dell'Istruzione. A suo avviso gli interventi apportati sono peggiorativi, sia perchè calati dall'alto sia per i contenuti che non tengono conto di quanto richiede la stessa Europa.


Il decreto Tremonti-Gelmini che intende riformare la scuola in Italia offre, a mio parere, due momenti di discussione: il primo sui contenuti, il secondo sul modo di agire del Governo.
Per quanto riguarda il primo nodo, i contenuti, ogni cittadino del nostro Paese ha il diritto di avere una propria posizione; tutti i cittadini devono però essere consapevoli che questo decreto (se tramutato in legge) andrà ad agire in profondità sulla scuola (insegnanti e studenti) e sulle famiglie. La mia posizione è che questo decreto sia mortificante per la scuola, la priva di risorse e di autonomia, riduce le possibilità di tanti di avere un accesso al sapere garantendolo a pochi. Un decreto che va quasi a cancellare il diritto all'educazione come "bene comune" e dunque come azione costituzionale della nostra Repubblica. Ricordo infatti che l'articolo 3 della nostra Costituzione, al secondo comma dice testualmente che "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana......".
Anche alcuni aspetti che possono sembrare non fondamentali (la divisa) o che possono trovare una giustificazione nell'analisi superficiale (il voto in condotta) non sono che "forme esteriori dell'autorità", come ha fatto presente lo scrittore-insegnate Daniel Pennac. E' infatti più semplice agire in una riforma con strumenti "visivi"a costo zero che non mettendo risorse economiche che tendano alla formazione continua che dia la possibilità al corpo docente di poter agire una autorità intellettuale e morale.
Ma sui contenuti non voglio essere ripetitivo in quanto sono moltissimi gli interventi a sostegno della mia idea, interventi per altro molto più qualificati fatti da docenti, da sindacalisti, da pedagogisti ecc.
Quello che mi preme maggiormente toccare è invece il secondo punto e che riguarda in generale il modo di agire di questo Governo. Il decreto Gelmini è il frutto del "codice negativo della semplificazione" che annulla la discussione, strumento sempre più abusato in questo inizio legislatura. Mai, a mia memoria, è successo che nel nostro Paese, avanzato e democratico, ci sia stato un intervento di così grande rilevanza senza sentire il bisogno di costruire una discussione, di mettere sedute le "parti in gioco" per trovare dei momenti di sintesi, per certificare le differenze, per smussare angoli. No, oggi non è ammesso discutere, chi la pensa diversamente è pregato di astenersi dal "disturbare il manovratore", non si parla con chi la pensa diversamente e magari scende anche in piazza per farlo (per poi correggersi tardivamente ripiegando sull'opportunità del momento grave che vive il mondo globale). Quanto impostato nel decreto è dunque il frutto di quello che si vuole realmente ottenere nel futuro: "la massa deve solo obbedire e si seleziona l'elite" come ha fatto presente il prof Ugo Ascoli (Ordinario di Sociologia Economica alla Facoltà di Economia dell'Università di Ancona) in un nostro recente convegno.
La scuola pubblica che rende liberi ed eguali, che consente il pieno sviluppo della persona è un ostacolo a questo percorso e allora va ridimensionata; il diritto all'educazione non deve essere considerato un "bene comune" ma un "vaucher" che spetta solo ad alcuni. Lo stesso concetto di "diritti" deve essere citato il meno possibile e infatti è meglio parlare di "educazione alla cittadinanza" che non "di diritti di cittadinanza"; è più semplice avere un cittadino educato che butta la carta negli appositi cestini che non un cittadino che rivendichi i suoi diritti alla partecipazione e al governo.
Ecco che nei codici della semplificazione la comunicazione (del Governo e di alcuni media) fa emergere il maestro unico non come pedagogicamente più efficace ma come eroe romantico del passato, figura che sostituisce, per 24 ore alla settimana, nel cuore dei bambini la mamma, dimenticando che magari poi anche il maestro unico può subire le insidie della salute e della vita e che dunque sempre tanto unico non è (io alunno elementare all'epoca del maestro unico ho avuto ben sei "maestri unici" e solo di un paio mi ricordo il nome e penso che dal punto di vista pedagogico questo non sia stato ottimale). Ecco che allora, ci si dimentica che in precedenza questi stessi governanti prendessero i dati OCSE (l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per rilevare quanto fossero "somari" gli alunni italiani e proporre la scuola delle "3 i" (innovazione, internet,inglese), mentre non ci comunicano quanto la stessa OCSE ritenga valido l'odierno modulo con tre insegnanti.
Questo infatti aprirebbe la discussione ma oggi non c'è tempo.

Massimo Cortesi
Presidente Arci Bergamo


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