L'altra domenica e la scuola dell'altro mondo
Gianfranco Pignatelli - 08-10-2008
Si istruisce meglio con meno scuola. È quanto emerge dallo spettacolo domenicale di intrattenimento. Cos'è, la trovata comica del cabarettista in voga? No, la linea politica scelta dal ministro in carica. Confermata due giorni dopo con decretazione d'urgenza e relativo voto di fiducia "ammazza confronto". Perché si sappia tardi e si capisca poco.

L'art.4 del DL 137/08 limita l'orario didattico nelle primarie a 24 ore settimanali. Ai bambini si sottraggono 6 ore di lezioni mentre al maestro unico se ne aggiungono due di lavoro senza l'opportuna copertura finanziaria. La spesa maggiore sarà, quindi, a carico dei "fondi delle autonomie scolastiche". Gli stessi che - di norma a secco - dovrebbero sostenere gli oneri del tempo pieno. E' come pretendere, dapprima, la pesca miracolosa e, poi, la moltiplicazione dei pesci. Chissà se alle scuole sarà raccomandato di aver fede oppure le si forniranno di tremontiani vademecum per la finanza creativa. E non finisce qui. Alle materne si potrà andare anche prima. Ma solo se vi saranno i mezzi finanziari per avviare le cosiddette "classi primavera". Le classi, come i noti "pisellini primavera", dovrebbero saltar fuori da un "baccello" che più verde non si può. Metafora a parte: l'anticipo non ci sarà. E dopo? Le cose non andranno meglio. Le medie passeranno da 32 a 29 settimanali. Alle superiori non si potranno superare le 30-32 ore, anche se l'ordinamento vigente ne prevede fino a 40 per settimana.

Sembra di sentirli. La loro è una strategia netta e chiara: se la scuola va male, tanto meglio farne meno. Ma ci sarà qualcosa da salvare? Certo che sì: ci sono sempre le tre "i". Le ricordate? Le coniò la Moratti, ma le cinguetta anche la neo-ministra Gelmini. Messe una dietro l'altra "i-i-i" sembrano un ghigno beffardo contro la scuola statale. Stanno - anzi starebbero - per inglese, impresa, internet. Certo, non ci crede più nessuno. E, restituite al mittente, oggi, come ieri, le tre "i" sono l'acronimo di inganni, incongruenze, incompetenze.


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