E la CGIL scuola che fa?
Michele Corsi - 16-09-2008
Domanda. Quali sono i sindacati di categoria che non sciopererebbero vedendosi tagliati un sesto dei posti di lavoro? Risposta: le federazioni scuola di CGIL, CISL e UIL. Lasciamo stare CISL e UIL alla cui passività siamo abituati. Ci occupiamo della CGIL scuola, oggi FLC, che dice sulle malefatte della Gelmini cose assai giuste, per poi fare però per contrastarle cose assai confuse, e rade. Breve riassunto dei fatti.

La Gelmini deve aver ricevuto qualche mese fa un foglietto da Tremonti su cui c'era scritto: sulla scuola devi tagliare 130.000 posti di lavoro, esegui e fa' pure presto. E lei ha eseguito. Soffermiamoci sui numeri. Nella vicenda Alitalia, che ha suscitato a giusto titolo un gran vespaio, si parla di 5.000 posti di lavoro in meno. Dobbiamo lottare per mantenerli, ovviamente, mi sfugge però perché la soppressione nella scuola di un numero di posti 26 volte superiori a quelli Alitalia abbia suscitato reazioni tanto tiepide. Forse pensano che siamo fantasmini. Nella scuola saltano decine di migliaia di precari che non sono tali perché somari o fannulloni, ma perché i concorsi non vengono indetti da una vita e le immissioni in ruolo sono centellinate: gente che lavora nella scuola anche da quindici anni. Le cose vanno chiamate col loro nome, e il nome di quello che sta per capitare a questi colleghi è semplice: si chiama "licenziamento", senza ammortizzatori sociali, senza cassa integrazione, senza mobilità. Ma anche quelli di ruolo non dovrebbero dormire sonni tranquilli, la Gelmini ha già detto in maniera chiara che si prevedono esuberi tra le maestre, che verranno impiegate, sembra, per le ore eccedenti le 24, ove richiesto.

La Gelmini nella sua fredda esecuzione di questo piano di sterminio non ha ritenuto necessario mascherarsi dietro un fitto armamentario ideologico come aveva fatto la Moratti. Ricordate? La commissione Bertagna, la riforma delle superiori, e tutte quelle teorizzazioni vaste, ancorché risibili, d'accordo, ma che testimoniavano una certa prudenza nell'affrontare il mesto compito che tutti i governi si son dati (centrosinistra compreso, che però mentre lo fa, sorride): tagliare le risorse della scuola pubblica. Tagli tagli tagli. Per coprirli la Gelmini si limita a battute, gridolini, qualche slogan. Riguardo al maestro unico, ad esempio, dice che per i bambini è bene avere un solo punto di riferimento. Punto. Uno non fa a tempo a domandare "e ppperché?" che quella ha già tagliato l'angolo. Del resto i piani di sterminio hanno bisogno di precisione ed efficienza, mica di tanta aria fritta, e come giustificazione ideologica basta anche una frasetta irridente scritta in alto all'entrata del campo, potrebbe essere "i tagli rendono liberi".

La propaganda unificata fa intendere al popolo che le proteste che si stanno levando dalla scuola sarebbero una specie di faccenda privata degli insegnanti, frazione particolarmente estroversa della massa sfaccendata dei dipendenti pubblici. E' bene spiegare che i tagli al personale della scuola si riflettono in maniera immediata sul benessere di tutti.

Diminuire da 40 a 24 ore il tempo scuola delle elementari significa ad esempio sconvolgere in una città come Milano, la vita della gran parte delle famiglie. Un eventuale doposcuola, sarebbe necessariamente a pagamento, dato che i tagli riguardano anche i comuni, che quindi non potrebbero offrir gratis quel servizio. Ma c'è dell'altro, e la faccenda riguarda anche la diminuzione del tempo scuola alle medie, con l'eliminazione del tempo prolungato, e alle superiori con l'allineamento delle ore dei tecnici e dei professionali (36 ore) a quelle dei licei (30 ore o 32). Il fatto che nei licei il numero di ore siano sempre state meno è dovuto al fatto che nelle altre scuole, come attesta ogni statistica, vanno in prevalenza figli di lavoratori. Questi ultimi spesso non dispongono di genitori in grado di seguirli negli studi, e soprattutto non dispongono di soldi per pagare fior di ripetizioni. Per questo star di più a scuola nei tecnici e nei professionali significa un'opportunità di maggior successo scolastico. Lo stesso si può dire per le elementari. Ci sarà l'aumento stratosferico dei compiti a casa, col bambino sballottato di qua e di là e con una possibilità socialmente diseguale di seguirne l'andamento scolastico. E' facile in queste condizioni immaginarsi il moltiplicarsi di scuole elementari private, magari orrende, ma che per lo meno assicurano il parcheggio continuato sino all'ora in cui i due genitori tornano dal lavoro.

Tagliare vuol dire anche aumentare il numero di alunni per classe. Non vi è studio che non attesti in maniera inequivocabile la diretta correlazione tra basso numero di alunni per classe e successo scolastico. Riempire le aule significa spingere gli insegnanti a eliminare da subito i più "difficili", per riuscire a seguire meglio il resto. Significa in ultima analisi un aumento delle bocciature. Già oggi il 20% degli adolescenti non si diploma, chissà dopo lo sterminio. Pensiamo che tra questi adolescenti ci siano figli di industriali e banchieri? Ma andiamo! Per i bocciati la Gelmini ha riservato un campo speciale: la formazione professionale. Formazione che sarebbe un'ottima cosa se servisse a organizzare corsi postdiploma e aggiornamento professionale e non venisse usata invece per scaricarci quelli che a scuola "proprio non ce la fanno". Il governo decretando che l'obbligo può assolversi anche nella formazione professionale, che non è scuola, ha nei fatto riportato indietro a 14 anni l'obbligo scolastico, quando ormai in tutto il mondo si va verso i 18. Favorendo così istituzioni private e impoverendo la scuola pubblica.

Come si vede, la vicenda scuola riguarda tutti, e in special modo i lavoratori e le lavoratrici. Perché la CGIL, tutta, non ne fa il terreno privilegiato, non esclusivo, di scontro con la controparte? Con lo stesso ruolo agglutinante ricoperto dalla difesa dell'art.18 durante il secondo governo Berlusconi. Il movimento antimoratti ha chiaramente dimostrato che su queste problematiche è possibile costruire larghe alleanze sociali (genitori, lavoratori, studenti...). Vanno bene le manifestazioni contro la politica del governo (come quella della CGIL del 27) o anche gli scioperi generali (come quello del sindacalismo di base del 17 ottobre), ai quali certo si deve partecipare, ma alla gran parte della gente in questa congiuntura le iniziative che si presentano con rivendicazioni che sembrano liste della spesa e che coprono tremila questioni, appaiono "politiche", nell'accezione negativa che ha assunto il termine in questi anni: non è vero che mettendo insieme tutto, si coinvolgono tutti. Si dà l'idea invece di non disporre di una chiara strategia di rivincita, di non lottare per ribaltare i rapporti di forza su un qualche terreno, ma solo di offrire degli sfogatoi per gli attivisti mazziati. Come si fa a chiamare alla lotta contro tutto, quando la CGIL scuola di fronte a quest'attacco spaventoso e senza precedenti si è limitata a produrre un... comunicato stampa? E' come se si fosse detto ai lavoratori Alitalia: non scioperate, tanto tra un po' facciamo una manifestazione o uno sciopero generale contro tutta la politica del governo. Appuntamenti di quel tipo si costruiscono nel tempo se prima si è riusciti a ripartire dai bisogni materiali, immediati delle persone. E il bisogno immediato della scuola è che si scioperi contro i tagli, subito. Nelle scuole la gente (che ha votato maggioritariamente la Cgil) si domanda: la Cgil che fa? Già: che fa?


interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 Maria Grazia Fiore    - 17-09-2008
Caro Michele,
la CGIL sta probabilmente aspettando l'improbabilissimo placet della CISL (ancor prima che della UIL), che regna incontrastata nella scuola elementare e che non è certo propensa a mettersi contro il governo in carica.
Ce la vogliamo ricordare quella faccenduola del Patto per l'Italia? E l'atteggiamento di Bonanni nella vicenda Alitalia non ti dice niente?
Non siamo più ai tempi delle spaccature confederali se no poi dicono che è colpa sempre dei comunisti (che nel frattempo proclamano lo sciopero per gli stipendi dei dirigenti).
Questa partita non può più essere gestita dai sindacati. Forse, a valutare bene il tutto, non dovrebbe esserlo.
Credo anzi che questo tentennamento sindacale metta un po' in difficoltà il governo (dove sono i cattivi?).
Ma non so se i docenti saranno in grado di coinvolgere i genitori in una lotta che riguarda il futuro del nostro Paese...

 Francesco Masala    - 18-09-2008
Non vorrei sembrare troppo polemico nei confronti del sindacato maggiormente rappresentativo, come si dice. Ma esiste un "progetto" di scuola che propone? E se ha solo una strategia di difesa, esiste un limite ultimo arrivati al quale reagire? Che so, sono disposti ad accettare e discutere tutto quello che riesce ad essere un gradino sopra la schiavitù, ma poi niente. E' un'ipotesi per assurdo, naturalmente. Però sarebbe interessante sapere se c'è qualche linea del Piave. Altrimenti la chiave interpretativa di quello che succede, da anni, è qua dentro:
http://www.youtube.com/watch?v=87UJcwdipzo

 Monica Tirabosco    - 21-09-2008
Cara Fiore, se i sindacati non sono in grado di gestire una partita in cui è in gioco più o meno la sopravvivenza della scuola, vuol dire davvero che servono solo a fare consulenza. Che valora ha l'unità sindacale se alla fine paralizza le organizzazioni dei lavoratori? I genitori e i docenti potranno anche coalizzarsi. Ma chi ha legalmente la possibilità di aprire una vertenza?

 Francesca Contarello    - 21-09-2008
Dal primo giorno di scuola io e altre mie colleghe stiamo aspettando un segnale forte dalla Cgil che per il momento non arriva. Nel frattempo faremo lo sciopro dei Cobas. Sono gli unici che, oltre allo sciopero, nella mia città organizzano iniziative pubbliche, banchetti, volantinaggi, film...
In attesa del risveglio di chi dorme...