Diseducazione civica
Riccardo Ghinelli - 30-08-2008
Per certi versi il cinque in condotta non farebbe grossi danni agli studenti. Come è sempre successo nessuno verrà bocciato per la condotta: è come usare il cannone per sparare alle allodole. La media dei voti conta poco fino alla seconda superiore. Da lì in poi sarà un voto fra gli altri che difficilmente modificherà il credito scolastico. La sufficienza portata al sei potrebbe anche essere positiva, consentendo al consiglio di classe un maggior numero di opzioni rispetto alle due (otto e nove) che sono in pratica disponibili oggi.
Nell'azione del ministro Gelmini il lato peggiore finisce con l'essere il metodo usato.
L'abolizione della bocciatura in seguito al sette in condotta è stata una conseguenza dell'approvazione dello "Statuto delle studentesse e degli studenti" voluto dal ministro Berlinguer. Lo Statuto è stato frutto di una concezione assolutamente innovativa della presenza degli studenti nella scuola: non più solo doveri, ma un sistema di diritti e doveri bilanciato e quanto più possibile condiviso. Questo, a mio parere, poteva essere il più efficace mezzo a disposizione della Scuola per fare veramente educazione civica: mettere in atto nel concreto uno strumento di convivenza civile, qual è lo Statuto, invece di parlare di istituzioni, come si sarebbe dovuto fare nelle fantomatiche ore di educazione civica. Questo proseguiva anche la politica dello "star bene a scuola" iniziata dai programmi di educazione alla salute e che comprendeva fra i suoi obiettivi anche quello di rafforzare la fiducia nelle istituzioni.
Ma dirigenti scolastici ed insegnanti non erano preparati a questa rivoluzione. Se dal "lato studenti" lo Statuto fu discusso a lungo con i rappresentanti delle Consulte, mancò un analogo lavoro sia di formazione che di informazione dal "lato insegnanti". Così lo Statuto giunse inaspettato e trovò molte resistenze da parte di presidi e docenti impreparati ad interagire con gli studenti riconoscendo loro la dignità di una componente scolastica attiva. Molte innovazioni, come il diritto alla difesa e le limitazioni alle sanzioni, sono state recepite solo come fastidio, senza cogliere le possibilità educative di strumenti come le sanzioni alternative.
Uno strumento costruito con il dialogo e concepito per creare un sistema di regole condivise viene modificato dall'alto con un decreto legge, da un giorno all'altro e senza alcuna consultazione. Agli studenti, che avrebbero un interesse diretto nel combattere il bullismo, viene tolta ogni possibilità di interloquire, lasciando loro solo il possibile ruolo di antagonisti. La politica del dialogo e del coinvolgimento nelle responsabilità viene abbandonata in favore dell'imposizione. Come potranno gli studenti avere fiducia in questa scuola?

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 C66    - 31-08-2008
Ho sempre ritenuto sbagliatissima l'abolizione della bocciatura con il sette in condotta da parte dello statuto berlingueriano, frutto di intenzioni utopiche e fonte di snaturamento dell'istituzione scolastica.
Solo nei sogni da "migliore dei mondi possibile" dell'ex-ministro poteva diventare uno strumento di educazione civica, nella realtà (che alla fin fine è ciò che conta) è diventato generatore di velleità anarcoidi ed amplifcatore di disagio e di bullismo.
Del resto tutto ciò era facilmente prevedibile, visto che gli insegnanti sono stati assunti per ruoli ben diversi da quelli dell'educatore professionale o del mediatore culturale e, nella maggior parte dei casi, avevano intrapreso la loro professione motivati da vocazioni di tutt'altro tipo ... è proprio vero che il sonno della ragione genera mostri.
In ogni caso la Gelmini non si dimostra abbastanza radicale da voler tornare, sulla condotta, all'epoca preberlingueriana; la sua cura, così com'è stata proposta, sembra il classico pannicello caldo ad uso mediatico.

 n meneguzzo    - 31-08-2008
Appoggio il tentativo del ministro. diamo fiducia alla classe insegnante: non credo che un 5 in condotta sia mai stato dato con superficialità. ritorniamo ad una scuola seria, in cui l'impegno e l'educazione vengono premiati. insegniamo ai nostri figli, ai nostri studenti, il rispetto valorizzando i comportamenti positivi e intervenendo su quelli negativi. si tratta di giustizia, di responsabilizzazione. Ovviamente questo non esula gli insegnanti a intervenire anche con altre strategie nei casi di bullismo etc, avvocando l'aiuto degli operatori sociali, ma il primo compito della scuola e' quello di insegnare, di istruire e di garantire a chi vuole imparare il clima e i mezzi per farlo.