breve di cronaca
La rivoluzione del piccoletto
Famiglia Cristiana - 05-08-2008
PARLA RENATO BRUNETTA, IL MINISTRO CHE HA DICHIARATO GUERRA AI FANNULLONI


Incassati i primi successi contro l'assenteismo, il ministro annuncia: «Nella prossima Finanziaria sarà scritto che il dividendo della mia riforma sarà dato a chi merita».


Denunciare i fannulloni dell'apparato statale è diventato il gioco preferito di questa estate povera, dopo che il ministro Renato Brunetta ha lanciato la battaglia contro l'assenteismo nella pubblica amministrazione. Battaglia giusta, che gli italiani aspettavano da tempo e che, tuttavia, viste le condizioni economiche del Paese, rischia di diventare la classica guerra fra poveri. Ma lui, l'autoironico Brunetta, non batte ciglio e va avanti: «Sa», spiega in questa intervista a Famiglia Cristiana, «sto raccogliendo tutte le vignette sul mio conto che sono apparse su tutti i siti Internet a cura degli arrabbiatissimi statali. Alla più cattiva darò il "Brunetta d'oro", naturalmente piccolo, e non solo per risparmiare».

Perché Renato Brunetta è piccolo, se la misura è la statura : «Dica pure "piccoletto"», aggiunge ridendo. Quasi come Amintore Fanfani. «Il paragone mi onora, diede casa agli italiani e fece la riforma agraria».

Signor ministro, perché ha deciso di fare questa battaglia?
«In Italia abbiamo un apparato di circa tre milioni e quattrocentomila dipendenti pubblici fra Stato, Regioni, Province, Comuni. La loro qualità è più alta di quelli del settore privato, perché hanno quasi tutti diplomi e lauree. E, tuttavia, l'efficienza è scarsa. I cittadini italiani lamentano che i servizi pubblici, scuola, sicurezza, pubblica amministrazione e quant'altro, non sono di buona qualità anche a causa di negligenze. Io sto facendo qualcosa, chiamando i "fannulloni" con il loro nome. Cerco di eliminare le storture più evidenti, come ad esempio l'assenteismo».

E su questo versante stanno giungendo i primi risultati...
«In pochi mesi questo male endemico si sta riducendo in modo straordinario. Questa è la prova del nove del fatto che l'assenteismo era giunto a un livello insopportabile. Poi ho portato avanti l'operazione trasparenza, pubblicando i redditi di tutti con nome e cognome, a cominciare da me e dai miei collaboratori, sperando che tutti quanti facciano altrettanto».

Qual è il criterio che guida queste sue iniziative?
«La mia stella polare è la soddisfazione dei "clienti", che sono sessanta milioni di italiani. Quello che vogliono loro, lo vuole Brunetta, cioè io».

Lei sta facendo la cosa giusta e, tuttavia, lei crede che un insegnante con quei due soldi che prende possa fare miracoli con i nostri ragazzi?
«I dati Ocse dicono che gli studenti italiani sono fra i più "ciucci" del mondo. Evidentemente non funzionano le regole del gioco, la cultura degli insegnanti, l'appiattimento di ruoli e salari dopo il Sessantotto, l'assenza di carriera del personale docente, la mancanza di premi per i più bravi e la punizione dei peggiori. Ai miei tempi i professori avevano uno status: erano "i signori professori". Oggi quasi si vergognano».

Ma il problema non si risolve addossando agli statali tutte le colpe...
«Ovviamente no. Però, cominciamo a stabilire che non è vero che siamo tutti uguali come ci ha voluto far credere il Sessantotto: ci sono insegnanti più bravi e altri meno. Ma insisto; quello che so, essenzialmente, è che i nostri studenti sono i meno bravi e il Paese pagherà caro questo deficit di istruzione».

Oggi rischiano di pagarlo soprattutto le famiglie con minori disponibilità economiche...
«Esatto. Lo pagano soprattutto le famiglie più povere, perché chi ha i soldi paga quel che di meglio c'è sul mercato dell'istruzione, il debole si arrangia con la scuola pubblica. Io, la mia battaglia la faccio per i più deboli, per quelli che non possono pagare le scuole private, ma hanno il diritto di avere una scuola pubblica efficiente. Lo stesso discorso vale per coloro che non possono permettersi la sanità privata, la giustizia parallela, i costosi impianti di sicurezza o il guardaspalle».

Sta forse rispuntando il Renato Brunetta degli inizi, quello che militava nelle file socialiste?
«Appunto: io, Brunetta, socialista da sempre, faccio la battaglia per i più poveri e quando vedo i fannulloni impuniti, difesi dalla sinistra, soprattutto quella estrema, mi arrabbio. E non sarà un caso che, senza che io sia un baciapile o un cattolico, un settimanale come Famiglia Cristiana abbia colto il segno di questa battaglia».

Secondo i dati, i dipendenti pubblici hanno avuto incrementi salariali più alti di quelli privati in misura del 3 per cento circa. Ma si tratta di salari che variano dai 1.200 ai 1.600 euro, che il cambio euro/lira e l'aumento indiscriminato dei prezzi, andato a tutto vantaggio degli autonomi, ha dimezzato di valore. Non le sembra, insomma, che il lavoro dipendente sia già sofferente di suo, senza metterci sopra altri carichi?
«No, non è proprio così, e per quanto riguarda i lavoratori pubblici, vieppiù non è così».

Non mi pare che l'insegnante da 1.200 euro al mese o il poliziotto abbiano questa percezione, quando vanno a fare la spesa...
«Questa storia della "percezione" non mi convince, io vedo i dati reali, i quali dimostrano che i dipendenti di imprese private si sono difesi a mala pena dall'inflazione e dalla bufera dell'euro. Quelli pubblici, invece, si sono difesi molto meglio. A questo bisogna aggiungere che il settore pubblico è quello più protetto: non un'ora di cassa integrazione, non un licenziamento, la sicurezza di potere programmare la propria vita con serenità. Questo, in termini monetari, vale molto, anche due o tre volte lo stipendio. Se il tuo giornale non vende copie sei licenziato, io che sono professore no. E allora, questi benedetti dipendenti pubblici vogliono onorare questo privilegio o no?».

E lei cosa offre in cambio?
«Tutti i risparmi che trarrò da questa politica resteranno nel settore, per cominciare a realizzare quella politica che abbatta l'egalitarismo e finalmente dia di più a chi merita, e viceversa. A settembre si comincia. Le do una notizia: nella prossima Legge Finanziaria, sarà scritto che il dividendo della rivoluzione del "piccoletto" Renato Brunetta, sarà dato a chi lo merita».

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 Pierangelo    - 24-08-2008
Il piccolo corazziere
Renato Rascel - 1953

Mamma ti ricordi quando ero piccoletto,
che mi ci voleva la scaletta accanto al letto,
come son cresciuto mamma mia devi vedere…
figurati che faccio il corazziere

Dicono che di crescere non mi dovrò fermare
dicono che posso ancor più alto diventare
e perciò la sera quando c'è la ritirata
mi danno l'acqua come all'insalata

Certamente crescerò,
ma in attesa mi farò
i tacchetti alti un metro e un po'

Quando noi di scorta andiamo appresso a una vettura,
noi dobbiamo essere tutti uguali di statura,
io perciò cammino tutto dritto appresso al cocchio
che i miei compagni marciano in ginocchio

Mi ricordo quando ero cadetto a Caianello,
eravamo lì che si caianellava del
più e del meno, sa, e caianella oggi caianella
domani, ma non c'era quell'amalgama sia fittizio
che avvocatizio e non disgiunto da quel senso
euforico ed assiomatico che distingue gli altri
concreti per il senso siderurgico e metallurgico.
Eravamo li che facevamo i cadetti, quando
viene uno e fa: "Scusino, che, loro fanno i cadetti?"
dico "Sì perché?",
dice "Beh, me ne faccia due".
Non l'avesse mai detto! Non l'avrebbe sentito
nessuno! Comunque noi continuavamo a fare
cadetti e ne facevamo anche parecchi,
tanto che la gente passava e
diceva: "Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti,
ma guarda quelli lì come fanno i cadetti!".
La cosa cominciava a prendere un po' di
affumicaticcio tanto che provocò un decreto
ministeriale che limitava alla sola domenica
il fatto di dire: "Ma guarda quelli lì come fanno i cadetti".
I ragazzi pur tuttavia consci di un effimero destino si
limitavano al fatto cauzionale e quindi optavano:
"La madre! Il padre!".
Non c'erano, e cominciò a piovere un'acqua ma un'acqua
che veniva giù
e tutti dicevano: "Almeno andasse in su: ma va!".
Un ingegnere che si trovava presente dice:
"La riparo io", niente da fare, eppure era un
ingegnere giovane che aveva raggiunto la meta agognata,
l'agognata, ma non dev'essere così, no no.

Dice il comandante che farò una gran carriera
perché c'ho la spada gli speroni e la panciera
per quel piede dolce, saldo il cuor la mano lesta
e c'ho sta cassarola sulla testa

Quando nella mensa siamo tutti radunati
gli altri se ne stanno bene bene accomodati
mangiano seduti io soltanto sono quello
che mangia in piedi sopra uno sgabello

Quando vo per la città
tutti esclaman: "Guarda là
di quel corazziere se ne vede la metà!"

Quando alla rivista andiamo tutti equipaggiati
gli altri hanno i cavalli proprio veri e ben piantati
io di quei cavalli forse non ne sono degno
e c'ho un cavallo a dondolo de legno

Se vedi un elmo che cammina solo
salutalo e sollevalo dal suolo
che sotto mamma mia con gran piacere
ci troverai tuo figlio corazziere