Scuola? Rivolgersi a via Nazionale.
Gianfranco Pignatelli - 17-07-2008
Che si sorprenda non ci sorprende. La neoministra Gelmini è giovane, e si sa. Prima di ottenere il dicastero dell'istruzione si dedicava ad altro, e s'è saputo anche questo. Ma che abbia scoperto solo
l'altro ieri che la continuità didattica è essenziale per il successo scolastico è grave. Ancora peggio è averlo appreso dalla relazione della Banca d'Italia e non da una nota tecnico-informativa di quel vecchio carrozzone di viale Trastevere. Più modestamente, bastava leggere tutti i documenti, gli atti delle commissioni parlamentari, gli appelli e gli articoli prodotti nell'ultimo decennio dal C.I.P., Comitati Insegnanti Precari. Ovvero, da chi di turnover coatto se ne intende.

Noi del C.I.P. abbiamo denunciato, senza ottenere ascolto, le ragioni di questa metastasi scolastica. In primis, l'eccesso di precarizzazione sine die del 20% degli insegnanti. Costretti, loro malgrado, a cambiare materia, scuola, classi e servizio ogni anno, perché il governo di turno potesse non pagare gli stipendi estivi ai precari. In secondo luogo, il cannibalismo professionale, frutto delle consorterie tra ministero e sindacati, per favorire i docenti in ruolo nel passare dal bene al meglio, trascurando sia le esigenze di continuità didattica degli allievi sia la marginalizzazione perenne dei colleghi con incarichi annuali. Infine, la dissennatezza legislativa e gestionale dei ministri che si sono succeduti, la loro perpetua subalternità ai colleghi dell'economia e la, relativa, consuetudine di variare a fisarmonica il numero di ore per ciascuna cattedra, l'incentivazione degli straordinari, la riduzione di istituti, classi e tempo scuola, la dilatazione abnorme del numero di alunni per classe, l'obbligo di accorpare più classi per tagliare le cattedre. Da questa perpetua rimodellazione deriva la mobilità e la disaffezione del personale, ma anche la costante disarticolazione dei gruppi classe. Con ciò la invitabile ricaduta sulla qualità didattica, sulla aggregazione cognitiva, metodologica e, perché no, affettiva di una comunità scolastica per nulla omogenea e coesa.

P.S. mi piacerebbe che la ministra sapesse che: uno, chi firma ha dovuto porre rimedio a ventotto anni di precariato cercandosi il ruolo in Sardegna ed aspira, credo, legittimamente a ricongiungersi quanto prima con la famiglia a Napoli; due, l'incentivo/obbligo a permanere in sede per tre/cinque anni è garanzia di continuità solo per un corso; tre, che il "docente territoriale" è un espediente abbastanza puerile per ottenere "cattedre verdi" e istruzione celtica; quattro, che le scuole "di frontiera" e quelle più ambite sono in ogni territorio, da ciò deriva la saldatura tra la precarietà lavorativa dei docenti e quella socio-culturale degli allievi più svantaggiati; cinque, sostenere la presunta maggiore ignoranza dei docenti "terroni" è indizio di una vocazione governativa localistica in palese antitesi col giuramento fatto al Quirinale. Infine, mi viene da chiedere alla ministra se lo svecchiamento che auspica nella scuola entro il 2015 si realizzerà anche nelle Camere. E se, alla luce del recente passato, il nostro Paese possa fare a meno di un po' di saggezza ed esperienza puntando, sempre e solo, sulla Banca d'Italia.

Gianfranco Pignatelli ex presidente nazionale dei C.I.P.

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