Ho fatto un sogno
Angelika - 20-06-2008
Ho una fantasia molto sbrigliata, di giorno e di notte, ma di notte quello che la mia fantasia imbastisce non posso tenerlo sotto controllo e spesso mi ritrovo la mattina seguente a interrogarmi su quello che ho sognato, a quali inconsci significati devo attribuire gli arzigogolamenti notturni. Ah, ma non mi sono ancora presentata. Questo è necessario per capire il sogno che ho fatto e i pensieri che mi condizionano in questo periodo, più che in altri. Donna e...precaria della scuola da alcuni anni ormai. Già posso vedere i sospiri, le alzate di sopraccigli al cielo, sentire i commenti: "ancora la scuola, ancora i precari, uhhh, tre mesi di vacanza all'anno, fannulloni" etc etc. Perché questo periodo è così diverso dagli altri? Perché siamo a giugno, signori miei, e giugno è l'ultimo mese in cui percepirò il mio stipendio, l'ultimo mese in cui ancora posso dirmi non disoccupata e, cosa per me ancora più difficile, è l'ultimo mese in cui posso guardare e ascoltare le mie colleghe discutere di piani e programmi per il prossimo anno scolastico, di progetti di vario genere, di sistemazioni in quella o in quell'altra classe. Progetti e piani di cui io non farò parte. Proprio ieri ho assistito ad un collegio del genere e mi sentivo sempre più evanescente. Evanescente è la parola giusta, perché come in uno di quei vecchi film, ero come la protagonista a cui hanno fatto un maleficio a causa del quale svanirà e diventerà impalpabile di ora in ora, se non interviene l'eroe di turno. E questo non perché io abbia goduto di scarsa stima da parte delle mie colleghe, anzi, mi pare di essere stata molto apprezzata e, come ogni anno, ho anche potuto stringere qualche bel legame di amicizia. Ma è la natura delle cose e dell' uomo: io non sarò più lì con loro l'anno prossimo e perciò sono diventata una di quelle pagine da girare, magari con qualche rimpianto se hai lavorato bene, ma sempre da girare. Torniamo al sogno: mi trovo con due mie colleghe di ruolo a cui mi sono legata quest'anno in un vicoletto in cui si tiene un mercatino, quando all'orizzonte si profila la mia dirigente con un idrante in mano. Io la guardo stupita e lei, per tutta risposta e ridendo scompostamente, aziona l'idrante solo verso di me, spazzandomi via con tutta la violenza dell'acqua. Mi sento fluttuare, sempre più lontana da tutto, mentre mi chiedo: perché? Poi mi sono svegliata. Ci vedete un significato nascosto voi? Là per là, ancora intontita e con la sensazione di galleggiare non ne capivo il nesso, ma poi sì: il mio inconscio ha costruito per me questa originale evocazione del mio attuale presente lavorativo. Spazzata via, fino a data (se ci sarà, visti i tempi e i tagli) da destinarsi. Ho dimenticato di dirvi anche questo: ho 40 anni, due diplomi, una laurea e sei abilitazioni (ottenute con concorsi pubblici) in diversi ordini scolastici e classi disciplinari. Quando penso a chi pontifica sulla scuola, a chi decide per noi, vorrei tanto proporgli non qualche anno che è troppo (e non lo auguro al peggior ministro), ma alcuni mesi da precario nella scuola, soprattutto alla primaria o alle medie inferiori. Scommettiamo che la visione della scuola pubblica come ricettacolo di fannulloni e inadempienti sparirebbe ben presto dalla considerazione popolare, dalle colonne degli opinionisti di grido e dalle finanziarie sempre più distruttive? Non gioco d'azzardo mai, non fa per me, ma stavolta sono sicura di vincere...

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