breve di cronaca
Il concorso che visse due volte
La voce.info - 09-06-2008
Nel lontano 2002 l'università di Messina bandisce un concorso per professore di prima fascia in Statistica economica. Di cui si perde traccia, grazie a due commissioni giudicatrici che si succedono senza concludere i lavori. Ora, sta per essere eletta la terza. Chiamata a giudicare i pochi candidati superstiti sulla base di pubblicazioni di sei anni fa. Perché semplicemente l'ateneo non emana un nuovo bando per lo stesso posto? La scelta avrebbe l'evidente vantaggio di consentire la partecipazione di tutti gli interessati di oggi, e con una produzione scientifica aggiornata.

Tra qualche settimana, i docenti delle università italiane saranno chiamati a eleggere le commissioni giudicatrici per una tornata ad hoc di concorsi per ricercatore recentemente banditi dagli atenei. Ma tra quelli per i quali si eleggeranno le commissioni, compaiono anche concorsi "sopravvissuti" da bandi di anni passati, per qualche motivo non conclusi.
Un caso mi è capitato sotto gli occhi, perché riguarda il settore scientifico-disciplinare del quale faccio parte: "Statistica economica". Non ho fatto alcuna ricerca per gli altri settori. Quale che sia la diffusione di questo fenomeno, la questione è comunque grave.

IL FATTO: UN CONCORSO IBERNATO E SCONGELATO

Il fatto, per cominciare. L'università di Messina bandì un posto di professore di prima fascia con pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del 12 aprile 2002. (No, non c'è alcun errore: si tratta proprio dell'anno Duemiladue). Si sono succedute due commissioni giudicatrici senza avere concluso i lavori: la prima, nominata nel febbraio 2003, modificata per sostituzione del presidente; la seconda, nominata nel febbraio 2004, alla fine sciolta.
Ora, dopo quasi quattro anni, la facoltà ha designato il nuovo membro interno della commissione. A cavallo fra fine giugno e inizio luglio i professori ordinari del settore saranno chiamati a eleggere la nuova commissione, la quale dovrà giudicare i pochi candidati che permangono sulla base di pubblicazioni scientifiche ferme a più di sei anni fa.

LA LOGICA CHE ISPIRA LA NORMATIVA

Tutto regolare dal punti di vista formale? Non saprei. Lascio ai giuristi sciogliere l'interrogativo. Ma ci sono ben pochi dubbi sul fatto che tale dilazione nei tempi di svolgimento di un concorso sia in palese contrasto con lo spirito della legge, pur mediocre per altri aspetti, tanto che il legislatore ha deciso di cambiarla.
La logica dell'attuale procedura di reclutamento è che ci sia un giudizio tempestivo basato sulla produzione scientifica aggiornata dei candidati. I tre bandi di concorso l'anno - a lungo la cadenza "normale" - e l'obbligo per le commissioni di concludere i lavori in tempi brevi, prefissati, ne sono testimonianza inconfutabile.
Obiettivo violato nei fatti da comportamenti che portano a dilazionare, e in misura abnorme, la conclusione del concorso. Come appunto, nel caso di Messina: si elegge, con qualche ritardo, una commissione che non conclude i lavori perché il suo presidente, membro designato dalla facoltà, viene escluso per perduranti assenze. La facoltà procede a sostituirlo designando un nuovo membro interno, che dopo parecchio tempo, e senza aver mai convocato la commissione, rassegna le dimissioni, sicché la commissione decade. Ora, a più di sei anni dal bando, si procede a eleggere una nuova commissione.

QUAL È LA POSTA IN GIOCO?

Il punto che preme sottolineare è che in caso di ritardi eccessivi si determina una distanza abnorme fra il momento della presentazione delle domande e il momento della valutazione. Le conseguenze negative, gravi, sono ovvie.

§ Il concorso finisce per svolgersi con un insieme di candidati impoverito. Parecchi, fra i quali si suppone vi siano i migliori, nel frattempo sono risultati vincitori di altri concorsi. A Messina, dei tredici che avevano presentato domanda, "sopravvivono" quattro candidati.
§ In ossequio alle norme procedurali, ma per certo in violazione dello spirito della legge, questi pochi candidati rimasti saranno giudicati sulla base di una produzione scientifica vecchia di oltre sei anni, perché ferma al momento della presentazione delle domande.
§ Saranno esclusi nuovi potenziali candidati, segnatamente giovani, che nell'arco dei sei anni di impropria moratoria hanno accumulato una produzione scientifica adeguata.

Un interrogativo sorge spontaneo: perché l'università di Messina, pronta ad arricchire il proprio personale docente in un settore che giudica di interesse, non emana un nuovo bando per lo stesso posto - professore di prima fascia di "Statistica economica"? La commissione per il concorso verrebbe formata entro pochi mesi. La scelta avrebbe l'evidente vantaggio per chi abbia almeno un po' a cuore criteri meritocratici di consentire la partecipazione di tutti i candidati oggi interessati, e con la produzione scientifica aggiornata.
È proprio questo che qualcuno non vuole? E se così fosse, non è forse dovere innanzitutto di chi ha poteri e responsabilità dirette in materia - il rettore dell'ateneo di Messina e il ministro per l'Università e la ricerca - di affrontare e risolvere la questione?
Per quanto siano pochi, al limite il solo qui menzionato, questi casi sono esemplari nella loro paradossale ottusità. Più in generale, interpellano quanti hanno responsabilità pubbliche nei confronti dell'università italiana e quanti - esponenti di organizzazioni sociali, stampa, non certo ultimi i docenti universitari, opinione pubblica - hanno a cuore le problematiche sorti dei nostri atenei.

Ugo Trivellato

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