breve di cronaca
Intervista a Roberto Vecchioni
Scrivere, cantare, insegnare.
Licia Ambu
(maggio 2008)



"Con sollievo, con umiliazione, con terrore, comprese che era anche lui una parvenza, che un altro stava sognandolo" (J.L.Borges)
"e invece tu grida forte,
la vita contro la morte" (R. Vecchioni)



Fine lezione. Mi butto e decido di osare, che sarà mai, al massimo declina. Invece accetta. Mi dà un appuntamento per la settimana dopo, che nemmeno riesco a crederci. E siamo qui, nel cortile dell'Università, come una lezione greca tra cielo e terra. Poliedrico, naturalmente. Uomo che racconta la vita, vive e narra. Proprio per questo inscindibile nelle sue vocazioni. Davanti a me non c'è il professore, il cantante, lo scrittore. C'è un uomo con la sua cultura e la sua capacità di trasmetterla. (Uno e trino, per parafrasare) Per nulla imbarazzato, al contrario di me.

D. Lei fa più mestieri: è professore, cantautore, scrittore, artista. Tutte vocazioni di pancia, nate dalla necessità di tirare fuori la voce ed esprimere liberamente il proprio pensiero. Qual è il messaggio alla base di questo bisogno?

R. Il messaggio è propagare l'umanesimo. Qualsiasi attività fai, che sia tecnica, scientifica, lavorativa, operaia o altro, l'umanesimo è il coro. È quello che ti aiuta a capire ciò che stai facendo. Sia in canzone, sia in letteratura, sia in insegnamento, questa specie di farfalla meravigliosa che è l'umanesimo, che si posa qua e là, ti aiuta a dare un senso alla vita e alle cose che ne fanno parte. Questo è importante.

D. Quindi quanto c'è del narratore in un professore e quanto del professore in un narratore?

R. È tutt'uno. Io tento di dare ai ragazzi, alle persone, alla gente, da sempre il senso dell'amore per la bellezza, per capire alcuni attimi della vita e soprattutto la non disperazione. È un modo per salvarsi attraverso le cose belle che abbiamo fatto e che faremo nella storia.

D. Riporto da un suo testo:

Sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio sulla scrivania,
manca solo un verso a quella poesia,
puoi finirla tu.


R. Mancherà sempre quel verso a quella poesia. Sempre. Per fortuna. Non siamo nella logica dei contrari di Adorno, oppure nell'impossibilità di arrivare ad una soluzione de Il sabato del villaggio di Leopardi. È chiaro che la vita con le scelte, la soluzione ai problemi che abbiamo, non si risolverà mai. Però è bello che l'attesa sia sempre proficua, accettabile, sperabile, che la speranza sia sempre continua. È bello tramandare, comunque, alla generazione che viene dopo un verso da concludere, che non è mai una conclusione, ma che lei darà alla generazione successiva da concludere o sperare di concludere o mettere a posto.

D. A giudicare da quello che sta accadendo nella nostra società, nello specifico ambito scolastico, sembra che in un'epoca di maggiori mezzi comunicativi, manchi la sostanza della comunicazione: la parola o forse la capacità di ascoltarla.

R. Si sono perse tantissime cose, ma se ne sono trovate molte altre. Non siamo perduti completamente, penso ci sia un bell'esercito di lotta in voi ragazzi. Non credo sia tutto finito, assolutamente. Anzi è una battaglia da sostenere continuamente, il bello è finché la si interpreta, si va avanti. I ragazzi sono il mezzo migliore per misurarla. L'insegnante in tutto questo ha il compito di comunicare.

D. Quindi nessuno scenario apocalittico?

R. La vita non è così difficile. Penso sia una cosa semplicissima, molto semplice, assolutamente. Basta essere in armonia. Armonia deriva da un verbo greco che significa stare insieme, comunicare con gli altri. Quando troveremo questo fulcro saremo a posto.

D. Se dovesse consigliare un libro ai suoi studenti...

R. Finzioni di Borges oppure... l'Edipo a Colono di Sofocle.

D. Perché?

R. L'Edipo a Colono fa vedere, in assoluto, cos'è l'uomo e Finzioni fa vedere che cosa l'uomo perde quando si stacca da se stesso. Sono due libri fondamentali nella mia vita. Sono due classici.


Il tempo rema contro. Il prof. ha una lezione sul Gattopardo. Una delle solite lezioni intense dove circumnaviga universi discorsivi paralleli e congiunti, lui che è capace di passare dalla bellezza di Angelica alla comicità di Sordi, a Titanic di De Gregori, tutto nella stesso discorso. Mi saluta con un buffetto sulla guancia, spegne il sigaro e si avvia. Il cortile è pieno di ragazzi, mi guardo intorno e vedo l'esercito... Ha ragione lui, la vita è possibile.


E i sogni, i sogni,
i sogni vengono dal mare,
per tutti quelli
che han sempre scelto di sbagliare,
perchè, perchè vincere significa accettare,
se arrivo vuol dire che
a qualcuno può servire,
e questo, lo dovessi mai fare,
tu, questo, non me lo perdonare

E figlia, figlia,
non voglio che tu sia felice,
ma sempre contro,
finchè ti lasciano la voce....

R. Vecchioni, Figlia

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