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La Cgil che sarà .......
Che ci sia maretta in Cgil lo sapevamo da tempo, e non tanto per la presenza di una sinistra sindacale che (con difficoltà) si contrappone alle derive neocorporative sostenute dalla Cisl e viste di buon occhio da parti sempre più consistenti della stessa Cgil. La maretta è evidente, e da tempo, tra chi (nella maggioranza) ancora si muove con cautela (e confusione di linea tanto da riuscire solo a fare pasticci) e chi invece spinge per un salto definitivo (senza se e senza ma) sul terreno proposto dalla Cisl.

Dell'argomento ne avevamo già accennato in una precedente nota a commento di un intervento della segretaria Cgil Carla Cantone, ma oggi ne riparliamo a commento di un articolo apparso sull'Unità a firma di Nicoletta Rocchi (segretaria confederale Cgil) e Carlo Podda (segretario generale Funzione Pubblica Cgil)

L'articolo (in puro e perfetto sindacalese) macina cose trite e ritrite senza aggiungere nulla alla proverbiale genericità del dibattito sindacale di questi anni. Si parla di emergenza salariale, ma la si fa dipendere dalla ripresa di produttività e redditività d impresa, si parla di autonomia dalla politica ma sottolineando come comunque la politica conta, e come, sul ruolo del sindacato, si parla di essere più vicini ai lavoratori, di ripensare alla rappresentatività .....

Si parla di cose (come al solito) senza dire come affrontarle, senza dichiarare con quale piattaforma. Dal nostro punto di vista ... il solito bla ... bla .... tipo "serve un riposizionamento strategico della Cgil, unità con Cisl e Uil, visibilità, forza e autorevolezza della confederalità".

L'unica cosa un po più chiara che chiedono è "di accelerare la discussione con Confindustria, le altre associazioni datoriali e il governo sulla riforma del modello contrattuale". Con quale piattaforma, però, non lo dicono perchè è chiaro che ciò che interessa è non perdere il contatto con Cisl e Confindustria.

Chiedono inoltre alla attuale dirigenza Cgil di non avere scrupoli di sorta ... "si compie in questa fase la chiusura di un ciclo: la stagione è cambiata, non ci sono più le condizioni per riproporre un modello di supplenza della politica". In altre parole si chiede alla dirigenza Cgil di non fare opposizione al Governo di centrodestra ma di entrare nel merito delle cose, come propone la Cisl.

A questo punto ci si domanda cosa abbia spinto i due esponenti Cgil a uscire con un articolo sull'Unità.

Lo scopriamo elle battute conclusive.

"Conseguenza di tutti questi cambiamenti, è l'esigenza di un grande confronto di merito, senza se e senza ma, senza la rete di posizioni precostituite, sulle scelte politiche e sul rafforzamento e il rinnovamento del gruppo dirigente della Cgil, a partire dalla segreteria confederale".

Anche questa una frase in puro sindacalese che però fa capire come sia aperta ormai, tra gli esponenti della maggioranza congressuale della Cgil, la battaglia per la sostituzione di Epifani.

Ripensando alla stizza della Cantone contro chi, ne 2007, criticava Epifani viene da pensare ... "te l'avevamo detto di guardare in casa tua".

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 da Attac Italia    - 30-04-2008
Dalle dichiarazione confindustriali e governative è chiaro che dobbiamo aspettarci un nuovo giro di vite sui diritti e sulle condizioni di lavoratrici e lavoratori:

L’attacco al contratto nazionale segnerà una stagnazione salariale per la stragrande maggioranza dei lavoratori ed aumenterà in modo impressionante le differenze tra posto di lavoro e posto di lavoro.

Ma se già non ce la fate più ad arrivare a fine mese non preoccupatevi!, a breve avremo una detassazione degli straordinari!
Così potrete lavorare sino ad ammazzarvi per raggranellare qualche euro!

E se proprio vi ammazzate non c’è problema: hanno pensato anche a questo.
A breve il nuovissimo testo unico sulla sicurezza sul lavoro verrà rivisto, in particolare abbassando le sanzioni per la violazione delle norme antinfortunistiche.
In cambio però si pensa ad investimenti sulla cultura per la sicurezza, così i lavoratori alla fine la capiranno che è ora di smettere di divertirsi ad infortunarsi.

Ma niente paura, se l’Italia non vi piace rimane sempre l’Europa, che ha sempre un occhio di riguardo per i lavoratori.

Di fronte ad un aumento sempre più forte dei prezzi di materie prime e prodotti alimentari, che provoca rivolte per la fame nel sud del mondo e colpisce i già magri livelli di vita dei lavoratori dei paesi industrializzati, la Banca Centrale Europea ha individuato il problema: le richieste di aumento salariale dei lavoratori.
Che ingrati! Dopo che l’imprenditore gli dà un posto di lavoro vogliono anche un salario decente. Così rischiano di far salire l’inflazione (che cresce già, ma finché non intacca i profitti o le rendite finanziarie chissenefrega!)

Ma comunque non tutto e perduto! In soccorso dei poveri imprenditori accorre la Corte di Giustizia Europea, che con una recente serie di sentenze ha stabilito che per i lavoratori distaccati da un paese all’altro si applicano i minimi salariali e contrattuali del paese di origine. Così se sei un lavoratore polacco che viene mandato a lavorare in Germania ti pagano come se lavorassi ancora in Polonia.
Che Bello! Cosi uno non sente la nostalgia e si mettono i lavoratori dei vari paesi in concorrenza gli uni con gli altri: Avanti, chi offre di meno!

A questo punto converrebbe andarsene in pensione … sempre che uno ci riesca, visto che le varie riforme delle pensioni e protocolli governo/imprese/sindacati hanno allungato l’età pensionabile e ridotto all’osso le pensioni pubbliche.

Ci sono comunque i fondi pensione, che volevano rifilarvi, e vogliono ancora rifilarvi – state attenti vale ancora per i nuovi assunti ! - con il meccanismo truffaldino del silenzio assenso.
Per fortuna ci sono cascati in pochi, secondo la COVIP in tutto il 2007 la percentuale di lavoratori che hanno aderito alle forme pensionistiche complementari è aumentata solo dal 21% al 31%.
Ma chi li ha sottoscritti, o è stato fregato dal silenzio assenso, può consolarsi: nel 2007 il rendimento è stato +2,1% per i Fondi chiusi e - 0,4% per quelli aperti, meno della rivalutazione del TFR! ( 3,1%) Ed i primi dati di quest’anno sono molto peggio (-2% nei primi tre mesi!).

Beh, andiamo in corteo e lottiamo per i nostri diritti e per un’Europa sociale … E’ meglio!