Sulla lettera a Fioroni
Giorgio Ragazzini - 27-11-2007
Cari colleghi,

devo in particolare alcune risposte alle tre domande che mi pone Roberto Renzetti - con cui credo che in realtà ci siano punti di contatto a tutta prima insospettabili.

Prima domanda: "Dove sono le offese nel mio intervento?".

Risposta: rispondendo avevo citato le raccomandazioni di "Fuoriregistro" a chi invia commenti e che si possono sintetizzare così: 1) non essere offensivi, 2) attenersi al merito dell'intervento, 3) non fare polemiche personali. Il merito della nostra lettera è: approviamo quei provvedimenti e quelle prese di posizione di Fioroni che tendono a ridare serietà alla scuola e in particolare a valorizzare il merito e il rispetto delle regole. Chi rilegge il testo di Renzetti di questo non trova traccia (cfr. raccomandazione 2) e può verificare che sulla base del mio indirizzo di posta ha cercato di impiantare una polemica personale (cfr. raccomandazione 3), di cui poi si è scusato, cosa di cui prendo atto volentieri. Quanto alla prima raccomandazione: è probabile che se fossi stato davvero distaccato in viale Trastevere non avrei ritenuto opportuno promuovere questa iniziativa; tuttavia insinuare che il tuo interlocutore sia un leccapiedi del ministro a qualcuno potrebbe suonare come offesa...

La seconda domanda è una richiesta di argomentare quanto sostenuto nella lettera a Fioroni.

Qui si tratta di una nostra precisa scelta: l'obbiettivo non era quello di convincere, ma quello di dare voce a chi nella scuola già valuta positivamente l'operato di questo ministro, limitatamente al tema "serietà della scuola": nuovi esami di maturità con commissione parzialmente esterna, revisione dello Statuto degli studenti (ancora in corso) con aumento delle sanzioni, maggiori possibilità di prendere provvedimenti nei confronti dei docenti "fannulloni" (che tra l'altro danneggiano la categoria) e verso chi abbia commesso reati gravi, per esempio di natura sessuale nei confronti degli studenti, tentativo di rendere più rigoroso il sistema dei debiti formativi, oltre a una serie di interventi sui mezzi di comunicazione che nel loro complesso danno un segnale di inversione di rotta sul rispetto delle regole e sulla necessità che la scuola sia più esigente. Questo ci ha consentito di proporre un testo breve e quindi più facilmente leggibile (e con più possibilità di pubblicazione).

Chi fosse interessato a sapere da quali riflessioni (precedenti al Ministero Fioroni) nasca questa iniziativa, può andare al seguente indirizzo di questo stesso sito per leggere un documento di analisi complessiva della scuola italiana (questo sì argomentato), risalente al dicembre del 2005.

Su "Notizie radicali" sono poi usciti circa venti articoli in due anni a firma di uno o più dei primi quattro firmatari della lettera aperta. Se per caso qualcuno fosse interessato, gli invierò volentieri i relativi "link".

La terza domanda o obbiezione riguarda la presunta contraddizione tra l'essere radicale e la richiesta di "sottoscrivere un appello a sostegno di un teodem che ha destinato centinaia di milioni di euro alle scuole confessionali (in un modo vergognoso) TOGLIENDO tali fondi alle scuole di stato".

Potrei limitarmi a rispondere che la questione delle scuole private non c'entra nulla con l'oggetto della lettera e che Fioroni è solo l'ultimo di una serie di ministri che, a cominciare da Berlinguer, hanno finanziato le scuole cattoliche (perché di queste quasi esclusivamente si tratta). Ci tengo però ad aggiungere che per un radicale è scontata la possibilità di combattere su un certo terreno interlocutori politici con cui per altri versi si può addirittura collaborare; e la storia di questo movimento ne è la testimonianza. I nostri alleati sull'aborto e sul divorzio non sono stati gli stessi con cui abbiamo lottato contro la fame nel mondo o la pena di morte.

D'altra parte suppongo che i colleghi critici verso questa iniziativa abbiano votato per qualcuno dei partiti (magari Rifondazione o i Comunisti o i verdi) che sono al governo per l'appunto con Fioroni (che per l'esattezza non è un teodem, ma un mariniano sostenitore di Veltroni).

Cordiali saluti

Giorgio Ragazzini

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Roberto Renzetti    - 27-11-2007
Gentile Ragazzini,

a parte il mio deprecabile errore a proposito dell'indirizzo @istruzione.it del quale mi sono scusato, le cose che chiedevo nel primo intervento erano.

- "Il docente dovrebbe argomentare bene le cose che dice per evitare che la reazione sia una gran risata".

- "Se poi è persona in buona fede (i livelli esistenti oggi prevedono questa eventualità) lo consiglierei vivamente di informarsi di tutta la traiettoria di Fioroni e di farci sapere, in particolare, se condivide il dirottamento di enormi risorse pubbliche verso le scuole confessionali".

Nel caso in cui avesse avuto un senso l'osservazione sull'indirizzo, le cose che ho detto in conseguenza di tale mio errore avrebbero avuto piena giustificazione. Ho sbagliato. Mi scuso ancora ma le altre due questioni sono pertinenti. Nella prima si chiede di argomentare meglio e la seconda chiede estrapolando dal sostegno al ministro se si era d'accordo sui finanziamenti alle scuole confessionali.

Ora Ragazzini scrive argomentando e lo ringrazio. Ma non condivido perché conosco da molti anni la politica degli annunci che va a finire in un nulla di fatto.
In particolare, al di là di una sbandierata serietà, questo ministro sta mettendo la scuola in condizione di non operare per i tagli di fondi di cui parlavo (ed il fatto che da Berlinguer in poi lo abbiano fatto tutti non mi consola ma mi dispera). Quando per completare le cattedre a 18 ore si perde continuità didattica; quando si aumentano gli alunni per classe; quando diminuisce drasticamente il sostegno all'handicap; quando non si risolve il problema del personale precario con il conseguente mancanza di attaccamento al lavoro e continuità nel medesimo; quando continuano i POF (Fioroni ha raddoppiato il numero delle ore autogestite !), negazione della serietà del lavoro su programmi nazionali; ... quando accade tutto questo non ci si può appellare ad un'astratta serietà. (le questioni di fondo della scuola sono quelle dette e solo se si modifica lì si va verso la serietà; con questa scuola i comportamenti di tutti non possono che essere quelli che conosciamo).

Questa serietà risiederebbe in:

- revisione dello Statuto degli studenti (ancora in corso) con aumento delle sanzioni (sospendo il giudizio nell'attesa sia dell'approvazione da parte del Parlamento sia dei risultati pratici)

- maggiori possibilità di prendere provvedimenti nei confronti dei docenti "fannulloni" (che tra l'altro danneggiano la categoria) e verso chi abbia commesso reati gravi, per esempio di natura sessuale nei confronti degli studenti, tentativo di rendere più rigoroso il sistema dei debiti formativi (sospendo il giudizio nell'attesa sia dell'approvazione da parte del Parlamento sia dei risultati pratici)

- nuovi esami di maturità con commissione parzialmente esterna, (sospendo il giudizio nell'attesa sia dell'approvazione da parte del Parlamento sia dei risultati pratici - percentuale di non ammessi e di promossi -)
______________________

Il mio giudizio sospeso nell'attesa dei risultati, relativamente agli ultimi due punti, non è un vezzo ma semplicemente l'osservazione di anni di degrado e di parole ed annunci ai quali non è seguito nulla. Il fatto è che gli strumenti esistono tutti per cacciare i bulli ed i professori nullafacenti (anche i dirigenti che hanno le maggiori responsabilità, però!) ma non sono applicate le leggi esistenti soprattutto da parte di chi lo dovrebbe fare: il dirigente scolastico. Vi è un lassismo che nasce neppure da ragioni pedagogiche ma da quieto vivere. Sono scettico sulla possibilità di cambiare una situazione incancrenita, con aumenti di pena (come se oggi un insegnante pedofilo non si potesse mandare in galera per molti anni!).
Riguardo agli esami di stato è certamente un passo avanti avere 3 professori interni e 3 esterni. Ciò non è un ritorno a prima della Moratti, è una via di mezzo perché prima di Moratti si avevano 3 e 3 con un presidente esterno. Ora si avranno 3 e 3 con un presidente che dovrà circolare per varie commissioni (ancora non si sa ma è certo che, non conoscendo la situazione, in caso di parità promuove anche qui per quieto vivere).
Detto questo resta la serietà della scuola, quella vera che poi è quella che regola anche quella a cui Ragazzini si riferisce, annunciata qui a Fuoriregistro da autorevoli esponenti dell'allora opposizione. Si chiedeva a gran voce ed in modo ultimativo l'abrogazione della Moratti. Ciò non è avvenuto e non avverrà. Anzi,. nonostante il programma dell'Unione promettesse di «abrogare, in radicale discontinuità con gli indirizzi e le scelte di centro-destra, la legislazione vigente in contrasto con le nostre scelte», nello «Schema di regolamento» che riguarda le scuole non paritarie attualmente allo studio, infatti, non soltanto vengono conservati i punti chiave della legge Moratti ma si avanza di più sulla strada dello smantellamento della scuola pubblica. In una bozza di regolamento circolata ai primi di novembre si legge che è possibile assolvere l'obbligo scolastico anche in scuole non paritarie che potrebbero essere scuole il cui programma sia genericamente «in armonia con i principi costituzionali», per essere a posto con la legge. Poco importa se si tratterà di istituti con programmi di indottrinamento di qualunque tipo, purché seguano un vago «piano dell'offerta formativa elaborato in conformità agli ordinamenti vigenti». Ciò che vuole Fioroni ed il centrosinistra, e su questo ci si deve misurare e non su annunci mediatici, è un sistema di istruzione misto dove i privati svolgano un ruolo complementare a quello dello Stato. Un ruolo che promuova forme di cultura per ricchi in una società sempre più divisa tra minoranze, dove la secolarizzazione richiede ai cattolici una presenza ideologica più aggressiva e militante. E Fioroni asseconda.
Ma Fioroni sta mettendo le scuole pubbliche sullo stesso piano delle Fondazioni, facendo un’ulteriore passo verso la scuola-azienda. Nel seminario di Caserta ha sostenuto che c'è necessità di applicare alle istituzioni scolastiche lo stesso regime delle Fondazioni dal punto di vista fiscale e delle donazioni, per consentire le stesse agevolazioni di incentivi delle Fondazioni e per destinare nuove risorse all'innovazione didattica e al miglioramento del patrimonio edilizio. Il Consiglio d'Istituto avrà la facoltà di nominare al proprio interno un comitato esecutivo che affiancherà il dirigente scolastico nella gestione dei fondi, con la possibilità di prevedere da parte della scuola la presenza di rappresentanti delle autonomie locali, del mondo dell'impresa e del terzo settore. Questa operazione è stata copiata dalla Gran Bretagna e, come lì, è finalizzata ad un'ulteriore privatizzazione e mercificazione della scuola pubblica. Inoltre è indegno prevedere come necessari finanziamenti della scuola risparmi fiscali e basta. Infine questo è l'inizio della divisione delle scuole in categorie, proprio come accade nei Paesi anglosassoni: una scuola a Torino, vicina alla Fiat, avrà più denari della scuola di Cosenza con l'aggravante che la Fiat non regala soldi se non per ottenere qualcosa in cambio (e la sciocchezza di affermare che chi dona non siede nei consigli di amministrazione, la lascio agli sciocchi perché comunque resta l'impresa che sa riconoscere chi ha dato). E, come negli Usa, la scuola di Bill Gates sarà straricca mentre quella di Harlem non ha la carta igienica. Ma poi, non dice nulla che le proposte di modifica della scuola siano entrate di soppiatto all'interno del decreto Bersani sulle liberalizzazioni (approvato il 29 marzo 2007)? E sempre senza consultare gli operatori veri della scuola ? Ciò significa quantomeno lo smembramento del carattere nazionale dell'istruzione. Ma poi su questo vi è una letteratura infinita ed è inutile ogni volta dover convincere gli interlocutori che, in accordo con Lisbona 2000, si marcia verso la privatizzazione della scuola o non accorgendosene o sapendolo e condividendolo o facendo finta di non saperlo. Vi è poi una chicca a lato che indica ancora Fioroni operatore fan della scuola confessionale: le agevolazioni fiscali riguarderanno anche chi dona alle private. Ciò permetterà di trasformare le rette milionarie (in lire) in donazioni. Le famiglie potranno dedurre il 19% delle loro rette. Da dove verranno questi soldi ? Ma dal finanziamento alle scuole statali ! Infatti nel decreto è previsto il recupero degli oneri derivanti dagli sgravi solo dai finanziamenti per le scuole statali. Quindi, di fatto, chi ne viene fuori con un bilancio del tutto positivo è la scuola privata, che vedrà aumentare per lo meno il grado di soddisfazione delle sua clientela se non addirittura il suo numero.
Posso solo concludere che le operazioni mediatiche avanzano e che sta a noi non farci imbrogliare. Fioroni & Co sono perfettamente in linea con Berlinguer (il vero grande distruttore della scuola con Bassanini) e Moratti.
____________

Infine, la spiegazione del comportamento politico radicale, è rivelatore di quanto dicevo in altro intervento: i radicali devono andare per conto loro perché inaffidabili e, proprio perché le persone credo abbiano bisogno di affidarsi a programmi MANTENUTI, nasce la polemica di chi ha votato per questo governo e non vede promesse mantenute, per quel che ci riguarda, sulla scuola. Che poi venga liquidata in modo banale la questione del finanziamento alle scuole confessionali, che godono già di regime fiscale folle per l'Italia, a me preoccupa molto soprattutto se la cosa viene da persona che nella scuola opera.

Il fatto che Fioroni sia mariniano mi ha aperto un mondo di conoscenza anche se:

"La sensibilità del ministro Fioroni per la famiglia è sotto gli occhi di tutti. Non solo per essere stato, al di là di qualsiasi polemica, l'unico ministro dell'Ulivo ad essere presente al Family day, ma anche per l'attenzione con cui, in qualità di ministro della Pubblica Istruzione, sta ricreando con paziente tenacia le migliori condizioni di dialogo tra scuola e famiglia". Lo affermano i parlamentari dell'Ulivo Paola Binetti, Emanuela Baio, Enzo Carra, Luigi Bobba e Marco Calgaro e aggiungono: "Sarà anche grazie a lui che il dialogo sulla famiglia riprenderà quella concretezza e quella fecondità di cui i giovani hanno bisogno per un più completo sviluppo della loro personalità".(http://www.senato.it/ulivo/comunicati/070525_1.htm).

Anche qui: forma e sostanza.

Saluti
Roberto Renzetti