A volte sbagliamo e siamo pronti a pagare
Studenti dell'Istituto d'Arte Venturi - 17-11-2007
Ma non siamo bestie da triturare senza rispetto nella gogna mediatica

E' successo nella mia città ma non me ne vergogno. Mi vergogno molto di più del comportamento delle testate nazionali e di fior fiore di giornalisti a partire da Michele Serra.
Tutti pronti al linciaggio. Leggete per piacere approvato questa mattina dagli studenti dell'Istituo d'arte "Venturi"riuniti in assemblea d'istituto con il Sindaco di Modena e l'Assessore alla P.I.
Adriana Querzè.
Alcuni giornalisti dopo aver letto il documento hanno insistito a ritenerli colpevoli. Che dire?
Hanno ragione i giovani:non possono contare sugli adulti,specialmente queli fuori dalla scuola che fanno i giornalisti,tuttavia quando sbagliano sono pronti a pagare.
Quanti adulti lo sono?
Arturo Ghinelli



Il nostro primo pensiero va a Sara, al suo sorriso,alla sua vita stroncata, al suo amore e al suo impegno per la nostra Scuola. Non ha senso morire a sedici anni, ancor meno essere oggetto di derisione e poi pretesto per linciaggi mediatici generici e generalizzati.
Il secondo pensiero, pieno di affetto e solidarietà,va alla sua famiglia.
Abbiamo fatto il possibile per essere loro vicino (e loro vicino ci hanno chiesto di esserlo) e vogliamo continuare a farlo. Ancora di più adesso che si fa di tutto per tenere aperta quella ferita.

Scusa Sara e tante scuse a tutta la tua famiglia.

E' imperdonabile, ingiustificabile e aberrante quello che qualcuno di noi ha fatto.
Un qualcuno che vorremmo rimanesse senza nome. Non per omertà, ma perché quell'imperdonabile errore, o forse un altro, avrebbe potuto commetterlo ognuno di noi ed è giusto che tutti ce ne sentiamo responsabili.
Tra di noi, con il preside e tutta la scuola abbiamo cominciato a riflettere ed ad agire per porvi rimedio. No, non un colpo di spugna, ma cercando davvero di fare tesoro di questa incredibile esperienza per crescere.
Il nostro impegno non cambierà niente per la morte di Sara, ne cancellerà la responsabilità di chi si è fatto beffa del suo corpo straziato, ma cambierà noi. Lo dobbiamo a Sara, lo dobbiamo alla sua famiglia,lo dobbiamo alla nostra Scuola. Lo dobbiamo al nostro futuro.

Ringraziamo il preside, gli insegnanti e tutta la Scuola per averci richiamato alle nostre responsabilità e aiutati in questo percorso.
Nostre responsabilità alle quali non abbiamo mai pensato di sottrarci, pronti anche ad affrontare il pubblico giudizio.

Mai però avremmo pensato che si sarebbe potuti arrivare a tanto.
Non può la legge del contrappasso giustificare tutto ciò a cui ci hanno sottoposto in questi giorni i giornali, i media locali e nazionali e il giudizio di tanti adulti che ci hanno lapidati con le loro parole di pietra. Siete andati oltre: fino alla mancanza di rispetto, alle pressioni indebite, ad accomunarci tutti in un'unica mostruosità, a non conceder spiragli alla nostra voglia ed esigenza di riscattarci.

Per Sara, per la sua famiglia, solo per loro, accettiamo questa gogna mediatica.
I giornalisti presto si dimenticheranno di noi. Gli adulti smetteranno di dire che avrebbero dovuto educarci meglio.
Noi, no, non smetteremo di crescere e cercare di migliorare: per Sara, per la sua famiglia,per il nostro futuro.

Gli studenti dell'Istituto d'Arte "Venturi" di Modena in assemblea
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 Claudio Pierucci    - 18-11-2007
Che bravi gli alunni dell'Istituto d'Arte Venturi. Che bel compitino hanno messo giù, con l'aiuto del Preside che li ha fatti ragionare e, a quanto pare, ravvedere. Mi dispiace, bravi ragazzi, tra di voi rimane uno stupido che è stato in grado di fare quello che ha fatto, tra di voi rimangono gli stupidi pronti a far girare sui loro stupidi telefonini quelle immagini e, magari, a riderci su durante l'ora di Religione. Per carità, niente nomi (siamo sempre in Italia, che diamine!) anche perchè quello stupido, che è tra voi, sono sicuro che è pronto a rifarlo. Nonostante il vostro Preside, nonostante il vostro compitino, che a parte il concetto di "gogna mediatica" che sembra vi sia chiaro, raggiunge appena la sufficienza. Claudio Pierucci, insegnante e non giornalista.

 Domenico Filippini    - 18-11-2007
Cari studenti dell'Istituto Venturi, sono un insegnante ed ho lasciato la scuola dallo scorso settembre. Ho sempre cercato in piena coscienza, ma certamente non sempre con successo, di "educare" alla vita e ai suoi valori" i miei allievi.
Vengo a conoscenza, tramite i massmedia, della tragedia della vostra compagna e sento una grande tristezza nel cuore per la vittima, per la sua famiglia, per tutti voi.
Sinceramente non mi interessa, in questi momenti, esprimere giudizi, come altri insegnanti e come voi stessi state facendo, sul comportamento del Dirigente o sulle speculazioni mediatiche.
Una cosa sola auspico, e per essa prego Dio anche se la mia fede è molto labile: "Le vostre nobili parole non rimangano affidate al vento ma si traducano subito in un concreto, quotidiano impegno, vostro e nostro, affinché la dignità della persona sia sempre rispettata, salvaguardata e valorizzata.
Solo così anche la perdita di Sara avrà avuto davvero un senso.
E' un augurio che faccio a voi, agli insegnanti e ai genitori: quello di una "crescita" culturale e morale di ciascuna persona. La nostra società ne ha estremamente bisogno. Personalmente penso che sia realizzabile se le tre componenti della scuola iniziano da oggi, da subito e con spirito collaborativo, a lavorare per tale finalità.
DomenicoF


 Stefano Cuomo    - 18-11-2007
Caro Pierucci, mi dici quanti idioti rimangono tra gli adulti che fanno come e peggio dei ragazzi? E mi dici anche se per caso sei convinto che per la prima volta nella storia dell'umanità è nata una intera generazione di depravati? E se così fosse, tu poi sei sicuro di non entrarci niente?

 Cinzia    - 18-11-2007
A volte sbagliano e noi dobbiamo essere pronti ad ascoltarli. Non dico a giustificarli, semplicemente ascoltarli. Non sono tutti uguali, non sono un unico gruppo. Anche tra gli adulti c'è lo stupido.
Certo è che l'esempio dei giornali e di tutto ciò che viene pubblicato in nome della libertà d'informazione non è sempre un buon esempio. Forse converrebbe riflettere anche su questo .

 Nerella Buggio    - 18-11-2007
"A volte sbagliamo ma siamo pronti a pagare".

Ed invece io credo che a volte si sbaglia, ma più nessuno è pronto a pagare, a chiedere scusa, ad assumersi le proprie responsabilità.
Perchè da sempre c'è qualcuno pronto a giustificare, il "poverino".
La colpa è sempre della maestra, del professore, dell'allenatore, della soceità, della televisione...
Pronti a pagare, in questo caso vuol dire "sono stato io, chiedo scusa, se devo essere punito, sono qui", qualcuno scrive..."potremmo essere stati noi" ma non lo siete stati... generalizzare è sempre sbagliato, bisogna tornare a dire "IO", in tutti i sensi.

 Daniela Mazzocchini, insegnante e madre    - 26-11-2007
Mi chiedo davvero come, come siete disosti a pagare. Con un mea culpa, troppo davvero troppo facile.
Non voglio dire altro, anche se ci sarebbe tanto, troppo da dire. Si nascondono troppi alibi dietro quel dito che accusa un po' tutti, tranne i veri colpevoli (che devono restare anonimi non si capisce bene perché ...."buonismo"? Già voi siete i buoni). L'importante è accusare genericamente gli altri e con ciò assolversi. La verità è che non si può tornare indietro quando il male è stato fatto e le parole non contano. Troppo facile, ragazzi. In realtà ha pagato solo la vittima e la sua famiglia.
Non vedo comunque una briciola di ravvedimento nelle vostre parole, ma solo rabbia mal dissimulata.
Le parole costano poco, i fatti restano. Preferisco non dire di più.