Fiori marci per Genova
Doriana Goracci - 01-11-2007
Avvicinandosi la data fatidica del 2 novembre, è stato fatto il funerale definitivo all'inchiesta per il G8 del 2001 a Genova.

C'è chi si chiede se era nel programma dell'attuale governo, renderla possibile. Ritengo sia corretto anche far sapere che con 22 voti contrari e 22 voti
favorevoli la commissione non è riuscita ad affidare il mandato al relatore a riferire in aula ed erano assenti i due rappresentanti della Rosa nel pugno.

I due fiori mancanti, le due rose marce, sono servite per dare l'ultimo pugno nello stomaco a chi non scorda Genova e l'illegalità vissuta in quei giorni, a farci respirare a pieni polmoni anche l'attuale puzza della democrazia morta e sepolta.

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 il Manifesto    - 02-11-2007
Una pugnalata a Genova

Lo stesso giorno in cui un governo di centrosinistra ha di fatto deciso di ripristinare il mandato di cattura obbligatorio, retaggio di un periodo, quello fascista, che si sperava definitivamente superato (ma non dimenticato); lo stesso giorno in cui il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che aumenta i poteri dei prefetti e che dà poteri di polizia ai sindaci, minando profondamento uno dei princìpi base di uno stato di diritto, e cioè la divisione dei poteri, quello stesso giorno, in Commissione Affari Costituzionali (sic!) della Camera, la destra e alcuni dei suoi ormai abituali alleati ha affossato (si spera non definitivamente) la Commissione d'inchiesta sulle tragiche giornate di Genova del luglio 2001. Solo 10 giorni dopo che una imponente manifestazione di popolo aveva mostrato la volontà, e la necessità, di una svolta profonda nella politica del governo e della maggioranza, una nuova «pugnalata» a tradimento ha colpito non solo la sinistra ma l'intera coscienza democratica. E, per l'ennesima volta, i responsabili sono i soliti noti; così come noti sono i correi e i conniventi. Come è possibile che si possa definire portatore di «valori», un partito, come l' I.d.V. che, per giustificare il proprio voto - applaudito dall'intero centrodestra e, in particolare, dal segretario di An, che a Genova era presente quale supervisore dell'ordine pubblico - ha accusato la proposta della Commisssione d'inchiesta «strumentale» in quanto tesa a indagare esclusivamente «sui comportamenti della polizia»? Soprattutto se si considera che era ben noto che la finalità della Commissione era quella di ricostruire la dinamica degli scontri e la gestione (soprattutto politica) dell'ordine pubblico. E' come fa il Ministro dell'Interno - soprattutto dopo che sono stati promossi (anche dall'attuale Governo) praticamente tutti coloro che hanno gestito l'ordine pubblico, e il massacro dei manifestanti, a Genova - ad affermare che la «ferità c'è perché i fatti di Genova devono essere accertati».
Per proseguire che «c'è un tribunale che sta accertando la verità ed è questa la giustizia che Iddio ha inventato per accertare la verità degli uomini». Non può certo ignorare, il fine giurista e l'abile uomo politico, che un conto è l'accertamento delle responsabilità in presenza di reati (responsabilità evidentemente personali) e altro, e ben diverso, è - e deve essere - il compito di una Commissione Parlamentare, espressamente prevista dall'art. 82 della Costituzione quando si ritengono necessarie «inchieste su materie di pubblico interesse». Sarebbe stato sufficiente leggere il testo della proposta al voto della Commissione Affari Costituzionali per verificare che il compito della Commissione di inchiesta era quello «di riscostruire gli avvenimenti (non i reati) accaduti a Genova in occasione del vertice dei Paesi del G8» e, soprattutto di accertare se in quei giorni «si sia verificata la sospensione dei diritti fondamenatli garantiti a tutti i cittadini dalla Costituzione». Differenze abissali che chiunque, in buona fede, è in grado di comprendere.
Si è trattato di uno schiaffo politico, giuridico e morale che ha colpito non solo le centinaia di migliaia di pacifici manifestanti presenti a Genova, ma anche tutti coloro che ancora credono nelle regole della democrazia per cui, chi è stato eletto sulla base di un programma, dovrebbe, nel momento in cui si allea con gli avversari per tradire quel programma - dovrebbe avere almeno il pudore, morale oltre che politico, di dimettersi. Da parte nostra, non possiamo - e spero che nessuno intenda - offrire l'altra guancia. Proprio per questo dobbiamo avere la forza, e la capacità, di rispondere con un rinnovato impegno di mobilitazione e con scelte che, seppure nella comprensibile difficoltà del momento, sappiano riconquistare la fiducia e il consenso perduto.

Giuliano Pisapia