Ministro Fioroni, i debiti si pagano
Sandra Coronella - 20-10-2007
Le esternazioni del ministro Fioroni, rivolte sia all'opinione pubblica in generale, sia alle diverse componenti del mondo della scuola, hanno un tratto caratteristico: non sono solo enunciazioni di scelte politiche o amministrative, ma vogliono trasmettere principi, idee di valore: moralità, rigore, serietà, e così via.
L'ultima cosa che ho letto era rivolta agli studenti, ed il messaggio era chiaro: "Ragazzi, i debiti si pagano". Insegnamento più che giusto. (Ci sarebbe forse qualcosa da dire sulle modalità dell'operazione, ma non è di questo che voglio parlare). Poiché - lo sappiamo - il modo migliore di insegnare è l'esempio, vorrei rivolgere la stessa esortazione al ministro.
"I debiti si pagano, ministro".

Alla data di oggi lo Stato - e quindi il ministero - deve alla mia scuola (un istituto tecnico di provincia) oltre 100.000 euro. Ora non ho qui i conti ma direi fra tutto almeno 130.000. Si tratta di fondi che dovevano esserci dati dal 2004 ad oggi per pagare i supplenti, gli esami di Stato, e altre spese di personale che abbiamo dovuto comunque sostenere, e che abbiamo anticipato con soldi della scuola.
Quindi quei 130.000 euro ora ci mancano, e sono soldi nostri. Perché sono soldi versati dalle famiglie per contributi di laboratorio, cioè perché i nostri studenti potessero avere a disposizione laboratori, attrezzature e materiali adeguati, aggiornati, indispensabili per la loro formazione.
Al momento quindi i soldi per fare quelle cose non li abbiamo, li abbiamo prestati al ministro, ma è ora che ce li renda.

Gira voce che quei soldi non ci verranno più restituiti, e che anzi con un espediente contabile si faranno "andare in perenzione", cioè i crediti verranno cancellati.

Questo non si fa. Come dice il ministro: i debiti si pagano. Cancellarli in questo modo voi come lo definireste?

Poi c'è un altro problema, e - credetemi - non è un problema tecnico.
In questi giorni il ministero ha avviato un monitoraggio. D'ora in poi vorrà sapere, al momento dei bilanci preventivi e consuntivi ed anche in corso d'anno, ogni due mesi, l'andamento delle entrate e delle spese.
Si dice che lo scopo è "la verifica delle congruità delle assegnazioni disposte da questa amministrazione". Congruità rispetto a cosa?
Si dice (ebbene sì, anche qui...si dice, perché notizie chiare non se ne hanno) che lo scopo sia di vedere se tutto ciò che la scuola ha a disposizione viene speso. Accertare che non ci siano fondi inutilizzati, mentre magari altre scuole hanno il conto corrente in rosso...
E' una logica assurda. Intanto perché questi monitoraggi - come quasi tutti i monitoraggi fatti dall'alto senza conoscere la realtà quotidiana - sono stupidi. Un monitoraggio fatto al 31.12 nella mia scuola constaterà che ci sono sul nostro conto 30 e 40 mila euro. Sono le "caparre" che gli studenti versano per i viaggi di istruzione, che verranno spesi nei mesi successivi. E ci sono 30 mila euro di fondo di istituto, per il semplice fatto che il fondo si paga tutto insieme ad anno scolastico, a luglio, e quelli sono i fondi relativi ai mesi da settembre a dicembre.
Vuol dire che siamo ricchi?

Ma comunque il problema non è questo. Ricchi o poveri che siamo è affar nostro; lo Stato ha il dovere di darci i soldi per quelle spese che sono di sua competenza, prima di tutto il pagamento del personale.

Per i corsi di recupero, ad esempio, il ministro ha annunciato agli studenti "abbiamo dato i soldi alle scuole". Noi, veramente, quei soldi per ora non li abbiamo visti, e neppure ne abbiamo notizia precisa.
Ho provato a fare un'ipotesi sui ragazzi che nella mia scuola dovrebbero recuperare il debito.
Alcuni insegnanti mi dicono che sarebbero necessarie per ciascun ragazzo almeno 15 ore di insegnamento (per ogni debito) in un rapporto 1:1. Gli insegnanti, si sa, sono dei sognatori.
Io ho provato a stringere e ho ipotizzato un rapporto 1:6, cioè gruppi di sei ragazzi con un insegnante.
Anche così se ne andrebbe quasi tutto il fondo di istituto.
Ci saranno altri soldi? Quali? Quanto? Quando lo sapremo?
Come fa la scuola a funzionare, come si fa a fare bilanci, contratti di scuola, e a mettere in moto tutto quel che serve quando queste cose non sono chiare?
Non lo so.
Ma i funzionari del ministero forse lo sanno; infatti ci dicono che quest'anno, finalmente, non c'è motivo di tardare, e ci ordinano di predisporre subito il bilancio preventivo per il 2008.

Su Tuttoscuola leggo alcune affermazioni del ministro riportate testualmente. Ha detto: "Non daremo più neanche un euro per i 'progetti', e 14 'educazioni' sono inutili: ne basta una sola, l'educazione alla serietà".
Tanto per cominciare trovo questo molto offensivo per le scuole.
E' vero che in certi casi si è esagerato (ultimamente molto meno, quindi vediamo di aggiornare le analisi...) nell'inventare progetti.
Ma ci sono anche progetti validissimi. Ci sono progetti che riguardano gli alunni stranieri, i disabili, le situazioni a rischio, progetti a sostegno dell'integrazione scolastica.
Ma anche progetti che riguardano l'arte, la cultura, la storia locale. Così come progetti sull'ambiente, o anche di arricchimento della preparazione specialistica, professionale, degli alunni.
Dobbiamo buttare via tutto?
Il ministro è libero di pensarlo (anche se non dovrebbe), ma non è libero di deciderlo perché le scuole - non so se se lo ricorda - sono titolari di una autonomia costituzionalmente garantita.
Personalmente credo che in queste condizioni andrebbe pensata qualche bella azione di protesta, e che per esempio come scuole dovremmo proprio rifiutarci di approvare bilanci e di effettuare monitoraggi fino a che la finanziaria 2008 non ci darà garanzie che i fondi dovuti siano tutti stanziati. Ma più modestamente per ora mi accontento di scioperare e manifestare a Roma sabato prossimo, e spero che anche per queste ragioni saremo in tanti.

Poi, intanto, mi permetto di insistere.
Ministro, si ricordi, i debiti si pagano. Restituisca alla mia scuola i 130 mila euro. Non sono mica soldi miei, sono delle famiglie. E lo sappiamo che lei alle famiglie ci tiene.

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