Scioperi? Un mese di carcere!
Cub scuola Torino - 25-09-2007
Il 20 settembre 2007 la Corte di Cassazione ha confermato la condanna ad un mese di carcere, inflitta nel novembre 2006 dalla Corte di Appello di Catanzaro, a due colleghe precarie calabresi colpevolidi aver partecipato ad uno sciopero spontaneo.

In particolare, la Corte di Cassazione afferma che è agevole osservare che i "motivi di particolare valore morale e sociale" non possono certo essere riconosciuti nel comportamento di chi commette consapevolmente un reato per indurre la pubblica amministrazione a trasformare in definitivo un contratto di lavoro a tempo parziale, con l'affermazione, peraltro del tutto infondata, che la volontà dell'illecito comportamento era quella di "eliminare una situazione effettivamente antisociale".

Certo, per questi signori è agevole ritenere che l'opposizione al degrado della propria vita e del proprio lavoro non ha nulla a che fare con una situazione antisociale.

Per la CUB Scuola, al contrario, il fatto che le colleghe ed i colleghi siano costretti, se vogliono condurre lotte efficaci, ad opporsi nei fatti ad una legislazione antisciopero liberticida, è ssolutamente condivisibile e legittimo.

Riteniamo, di conseguenza, questa condanna un ennesimo frutto avvelenato della riduzione delle libertà sindacali imposteci da governi di diverso colore con il pieno appoggio dei sindacati concertativi.

La CUB Scuola, di conseguenza, si impegna a sostenere le colleghe condannate a riprendere con più forza la mobilitazione per la libertà sindacale.

Una ragione in più per scioperare compatti il 9 novembre!

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 Marino Bocchi    - 27-09-2007
I motivi di particolare valore morale e sociale sono gli stessi per cui la Cassazione ha accolto ieri il ricorso di una signora, madre di un bambino, la quale aveva occupato abusivamente un appartamento dell'Istituto case popolari di Roma. La sentenza della seconda sezione penale, come riferisce il Corriere della sera di oggi, 27 settembre, sotto il titolo "Occupare la casa non e' reato per chi e' povero", riconosce che la signora “aveva agito in stato di necessita'", e si richiama al secondo articolo della Costituzione, che tutela i beni primari collegati alla persona. Non solo, nel caso in questione la Cassazione si e' spinta anche oltre, invitando le amministrazioni locali a requisire gli appartamenti sfitti per assegnarli alle famiglie colpite da sfratto. E a questo punto vale forse la pena citare per intero l'articolo 2, il quale recita: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" Difficile credere che fra questi "diritti inviolabili" non sia compreso il diritto al lavoro, visto che il 1° articolo lo considera addirittura a fondamento dell'intera organizzazione repubblicana.
E' inevitabile dedurne che la Magistratura, anche al suo massimo livello, non e' affatto ( per fortuna) un ordine "neutro" ma composto invece da persone di diversa cultura e sensibilita' sociale. Di destra e di sinistra. Auguro di cuore alle due colleghe di trovare un organo giudicante fedele alla Costituzione, in base alla quale meritano di essere assolte, come la signora col suo piccolo, per aver agito in “stato di necessita’”.