Panini sulle Nuove Indicazioni Nazionali
Forum Insegnanti - 18-09-2007
PROSEGUE IL CONFRONTO TRA IL FORUM INSEGNANTI ED ENRICO PANINI
Parte Seconda

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Lettera di Enrico Panini al Forum Insegnanti (08.09.2007)

Cari amici,

la presentazione del testo delle Indicazioni nazionali nella loro stesura successiva al lavoro del CNPI e l'invio del Decreto del 31 luglio, che chiarisce il rapporto fra offerta formativa della scuola ed esame delle Indicazioni nazionali, consentono di riprendere il nostro confronto a distanza sulla base di un quadro chiaro.
In particolare, risulta chiaro che non si andrà ad alcuna sperimentazione forzata nell'anno scolastico 2007-'08 e questo non è un fatto di poco conto perchè riguarda il "clima" complessivo entro il quale si svolgerà la prima parte dell'esame e della discussione.
Dialogare comporta una grande capacità di ascolto; se si vuol chiarire bisogna capire (o cercare di capire) il punto di vista dell'interlocutore, evitando di attribuirgli posizioni che non ha espresso. Ma per dialogare bisogna anche essere attenti alle intenzioni dell'altro e mettere a fuoco quali siano i suoi punti di riferimento.
Credo di attenermi a questo se affermo che a me pare che alla base delle vostre argomentazioni di forte critica dei documenti sulle Indicazioni per il curricolo stia la questione sul binomio Indicazioni/Programmi. Non è, come voi affermate, una questione nominalistica. I due termini non sono sinonimi, bensì antinomici.
I Programmi, infatti, appartengono ad una scuola che dipende dal Ministero e si limita ad applicare le norme, le circolari, le disposizioni che calano dall'alto; le Indicazioni, invece, appartengono ad una scuola riconosciuta come soggetto portatore di un proprio ambito di decisionalità e responsabilità che va esercitata dentro una cornice definita dal Ministero a garanzia della tenuta unitaria del sistema di istruzione e formazione.
Il mutato contesto normativo degli ultimi dieci anni impedisce la semplice riproposizione dei Programmi dell'85, del '79 e del'91. Di essi abbiamo riconosciuto e tuttora riconosciamo la validità sul piano culturale, pur nella consapevolezza che essi non bastano più! Proprio perché nel frattempo sono intervenute la Legge 59, il Regolamento dell'autonomia scolastica, la riforma del Titolo V° della Costituzione Italiana. Ma anche perché nel frattempo è cambiato il mondo ad una velocità impressionante rispetto agli anni che scandiscono le tappe dei Programmi.
È questa la posizione che abbiamo assunto nel contrastare le Indicazioni Nazionali per i Piani Personalizzati allegate al Decreto 59/04 i quali, tra gli altri e numerosi aspetti di dubbia legittimità, risultavano più coerenti con uno scenario di centralismo ministeriale che non con quello che vede riconosciuta alle istituzioni scolastiche l'autonomia organizzativa e didattica. Abbiamo ricordato alle scuole quali fossero gli strumenti a loro disposizione per difendersi dai cambiamenti imposti e restare coerenti con le pratiche e i riferimenti culturali e pedagogici che avevano caratterizzato il loro agire negli anni precedenti. Abbiamo detto loro anche che i Programmi non erano stati abrogati e, quindi, che potevano essere utilizzati dalle scuole senza correre il rischio di incappare in contenziosi di carattere legale. Certo, a fronte della pochezza dei testi proposti dagli esperti del Ministro Moratti (ricordate, fra l'altro, le critiche al vetriolo espresse nel documento del CUN?) e del tentativo di una loro forzosa attuazione abbiamo proposto i Programmi come linea di tenuta, ma nel farlo eravamo consapevoli di muoverci dentro ad un ambito di difesa dalla degenerazione.
La nostra non era, quindi, una posizione di nostalgia o di conservazione.
Con la petizione per il rapido e definitivo superamento delle Indicazioni Nazionali (che abbiamo lanciato in quello stesso periodo raccogliendo decine di migliaia di firme), la FLC ha contestualmente chiesto l'immediata costituzione di una Commissione autorevole e pluralista che, con un reale coinvolgimento delle scuole e un corretto iter di consultazione, definisse ai sensi del Regolamento dell'autonomia scolastica gli obiettivi generali e gli obiettivi specifici di apprendimento, lasciando alle autonomie la definizione di curricoli adeguati al contesto e al processo educativo.
Nel corso delle audizioni della primavera scorsa, dopo la presentazione del documento "Cultura scuola persona", abbiamo auspicato che nella riscrittura delle Indicazioni si tenesse conto di quanto di positivo ancora restava e resta nei vecchi Programmi, in particolare per quanto riguarda gli Orientamenti del '91 per la scuola dell'Infanzia, che risultano essere i meno datati e quelli maggiormente adattabili al contesto dell'autonomia.
Rispetto a questa nostra posizione, troviamo delle discrasie nel testo delle Indicazioni; ci confronteremo con le scuole e su questo lavoreremo per un cambiamento dei testi finali.
Voi affermate che con le Indicazioni della commissione Cerruti si assiste ad un evidente abbassamento dei contenuti culturali.
Una lettura più approfondita, il confronto nelle scuole e le pratiche che ne deriveranno saranno la migliore cartina di tornasole rispetto ad un'affermazione così decisa.
Di certo noi ci attestiamo sulla posizione che vuole più scuola e più formazione di qualità per tutti i cittadini e le cittadine del nostro paese. Non ci accontentiamo di una scuola per tutti ma povera; non ci accontentiamo neppure di una scuola -quand'anche ottima- se vengono escluse o restano residuali le opportunità di formazione anche dopo che la scuola è finita. Crediamo invece in una scuola che può essere più snella ma sa offrire strumenti, sa dare a ciascuno la possibilità di scendere nel profondo e sa rispettare i tempi individuali dell'apprendere. Più lento, più profondo può essere la modalità che aiuta a non lasciare lungo il cammino quei molti ragazzi e ragazze che insieme alla scuola perdono anche la possibilità e la voglia di continuare ad apprendere in altri contesti e perciò di costruirsi responsabilmente.
Tra i nostri obiettivi c'è quello di lavorare per l'attuazione di un sistema formativo che interessa, e non residualmente, anche la popolazione adulta. Per questo crediamo che l'attenzione vada posta, più che sui contenuti, sugli strumenti che servono a continuare ad imparare.
L'imperativo per la scuola è dare attuazione al mandato costituzionale.
E questo, sono d'accordo con voi, non può prescindere né da un ragionamento sulle figure professionali che agiscono nella scuola, né dalle situazioni di contesto che puntualmente ricordate, che ci sono ben note, che abbiamo denunciato e che siamo impegnati a far cambiare.
Gli insegnanti - questo è il problema - sono i grandi assenti nel testo delle Indicazioni: se ne parla solo in un passaggio, quasi un inciso, e con accenni negativi, come se di essi non ci si fidasse in pieno. Eppure sono loro che hanno consentito, anche in situazioni molto difficili, il buon funzionamento delle scuole e la cura educativa dei ragazzi che le frequentano; è alla loro professionalità che è affidato il successo dei cambiamenti che si vogliono introdurre.
Né nelle scuole si possono costruire curricoli e prestare a ciascun alunno la cura educativa di cui necessita se si ha a che fare con classi numerose, se non c'è la possibilità di rendere flessibile l'organizzazione, se mancano i supporti per gli alunni in difficoltà, se la precarietà lavorativa si traduce in precarietà esistenziale.
La scuola dell'autonomia in cui crediamo, e per la quale siamo quotidianamente impegnati, non è il barile su sui si scaricano problemi irrisolti, ma è la scuola che ha a disposizione risorse umane e materiali per poter realizzare il progetto che si è data.
Riteniamo inoltre indispensabile la cancellazione delle norme del Decreto 59/04 e della Legge 53 che sono la diretta conseguenza dell'impostazione culturale delle Indicazioni morattiane. Giudichiamo un grave errore aver posticipato al termine della fase di confronto e sperimentazione dei nuovi documenti la ridefinizione degli attuali ordinamenti.
Infine, il nodo della storia. Mentre ribadisco quanto già espresso nella mia precedente lettera a proposito di ciclo unitario (e non vorrei che stesse proprio qui la critica latente), voi richiamate l'attenzione sulla costruzione del curricolo: se la verticalità debba comportare una sequenzialità irripetibile piuttosto che una ciclicità ancorché elicoidale. È un dibattito che ha attraversato e ancora attraverserà il confronto nelle scuole e tra gli esperti.
In questa fase bisogna però non dimenticare che nell'impianto delle Indicazioni per il curricolo gli obiettivi di apprendimento sono da coniugarsi con i traguardi per lo sviluppo delle competenze ed è a questi che principalmente le scuole sono chiamate a riferirsi per finalizzare le loro azioni educative. Una prospettiva che può aiutare verso il superamento delle ansie contenutistiche. Anche questo aspetto va discusso e approfondito.
Non abbiamo una posizione di accettazione in toto dei nuovi documenti. Ciò è chiaro fin dai primi nostri pronunciamenti. Per altro, siamo di fronte ad una discussione che sta partendo. Sono molti gli aspetti da cambiare a partire. Per esempio, se restiamo nell'area storico-geografica, è necessario recuperare e valorizzare gli studi sociali, che qui restano in sordina rispetto ai precedenti programmi.
Ma non possiamo non cogliere gli elementi di novità che, insieme alle considerazioni precedentemente espresse, ci impediscono una posizione di mera negazione e rifiuto delle Indicazioni per il Curricolo. Se non altro perché, a differenza di quanto accadde con le Indicazioni Nazionali, si apre da adesso un coinvolgimento delle scuole che auspichiamo reale. In cinque anni di dura resistenza all'azione del Ministro Moratti abbiamo discusso, quasi sempre, solo sul come difendere i valori fondamentali. Ora possiamo/dobbiamo aprire noi, dal basso, una discussione che confrontandosi sul testo delle Indicazioni rimetta insieme una riflessione sulla professionalità, sulla scuola e che alzi lo sguardo lontano. Non sarà semplice, se penso al messaggio che è riuscito a dare il Ministro Fioroni con il "ritorno" delle tabelline....., ma non voglio neanche regalare questi temi al solo dibattito degli esperti o di quelli che "Privatizzazioni e liberalizzazioni, avanti tutta".
Spero che ci si incontri in giro nelle tante sedi di discussione che, mi auguro, accompagneranno questi due anni e non solo.

Con stima

Enrico Panini

Roma, 8 settembre 2007

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Risposta del Forum Insegnanti a Enrico Panini (16.09.2007)


Caro Enrico Panini,

continuiamo ad apprezzare la sua disponibilità a proseguire il dialogo con noi, in un raffronto pubblico, utile a tutti.

Nella sua risposta, lei mostra di apprezzare la decisione del Ministro di non fare una "sperimentazione forzata" nell'anno in corso. Bisogna, a nostro parere, intendersi sulle parole. Sicuramente Fioroni incontra un limite nell'imporre la sua idea di "riforma" nella nostra opposizione e nel dettato costituzionale che esige che venga garantita la libertà di insegnamento.
Asserire però che non stia operando una forzatura ce ne corre. Anche in questa vicenda, come in tante altre decisioni riguardanti la scuola, il Ministro ha operato in modo dispotico rispetto a coloro che vi operano, sia in fase di elaborazione del testo sia nel modo in cui ha impostato la campagna di diffusione nelle scuole.
E' iniziato l'anno scolastico con l'annuncio di opuscoli (non ancora arrivati per lo più) sulle Nuove Indicazioni che sarebbero stati spediti a tutte le scuole per i singoli docenti, i quali avrebbero dovuto pagare in cambio una cifra simbolica, per scoprire poi che i testi già erano in commercio da giorni, editi da Erickson a 10 euro.. Allo stesso tempo, gli insegnanti hanno ricevuto dal Ministro gli "auguri" per il nuovo anno scolastico con il decreto sul disciplinare.
Alle scuole sono arrivati anche copie del D.M. del 31 luglio sull'attuazione della sperimentazione e la direttiva n. 68 del 3 agosto, tenute segrete e diffuse solo a settembre sul sito dell'istruzione. Abbiamo visionato lo scadenzario di questi mesi per avviare la "nuova riforma": fin da subito viene fissato l'inizio dell'attuazione della sperimentazione, con un'alternanza tra propaganda e monitoraggio nelle scuole, alle quali arriva il messaggio promozionale che, se accetteranno, saranno valutate bene dalla task force che sovrintenderà le operazioni e che dovrebbe operare una consultazione generale nella primavera del 2008.
Pur non soffermandoci con un commento sulla grave considerazione che questo enorme apparato costerà 36 milioni di euro, di fronte ad una scuola che manca del necessario e su tutte le altre riflessioni che si potrebbero esplicitare dalle cose dette, è evidente che i singoli docenti nelle varie scuole avranno molte difficoltà a far valere opinioni proprie sotto la pressione della maggior parte dei dirigenti, i quali saranno oggetto di valutazione e di premiazione nella loro carriera a seconda dell'esito della sperimentazione, sentendo sul collo il fiato degli ispettori in arrivo da un momento all'altro. Chiunque vive nella scuola sa che gli insegnanti non sono perfettamente liberi di esprimere la loro opinione sulle tematiche di scelte generali, come sarebbe auspicabile in una scuola democratica: basta riflettere sull'enorme debolezza che in generale hanno i docenti nei rapporti di forza nei confronti dei capi di istituto, dopo l'istituzione della dirigenza che ha creato una divisione gerarchica nelle scuole, conferendo poteri di comando ai capi di istituto, non controbilanciandoli con un sistema di contrappeso che restituisse forza agli insegnanti. Anzi oggi questi ultimi si sono ulteriormente indeboliti, avendo perso altri punti a livello di considerazione sociale per effetto delle scandalose e persecutorie campagne che sono sotto gli occhi di tutti, fatte proprie dallo stesso Ministro col decreto sul disciplinare.
Nel seguire gli eventi di questi giorni, ne traiamo l'impressione che la "sperimentazione" delle indicazioni, che nella "sostanza" appaiono fotocopia delle precedenti al di là dei cappelli più o meno discutibili o condivisibili in alcune parti, si caratterizzi in senso "coatto" perché poco libera e fortemente "indirizzata".
Lei afferma che i "Programmi appartengono ad una scuola che dipende dal Ministero e si limita ad applicare norme e circolari". Noi pensiamo che il dirigismo sia indice di scarsa democrazia , ma esso corrisponde ad un modo di fare politica e di governare. Molti atti di questo Ministero sono stati in tal senso caratterizzati e tra questi l'operazione delle Indicazioni. Il "dirigismo" lo si respira a piene mani nelle scuole quando i capi di istituto impongono con mille pressioni la loro volontà, utilizzando le circolari e i decreti ministeriali che arrivano a iosa nei vari istituti. Non vediamo l'attinenza tra il dirigismo burocratico ministeriale e i Programmi Nazionali.
Non neghiamo che questi ultimi andrebbero modificati e aggiornati in meglio, ma non ci sembra affatto che fossero funzionali ad una scuola di altri tempi. Furono elaborati dopo le grandi lotte degli anni '60-'70, e ne rispecchiano le aspirazioni alla democratizzazione. Partono dal dettato costituzionale e delineano una scuola in cui si opera collegialmente e in cui gli obiettivi e le conoscenze sono finalizzate alla formazione del cittadino del suo Paese e del mondo, una scuola in cui si operi nel senso dell'integrazione e della piena valorizzazione di ogni differenza. Non obbligano a programmi rigidi; infatti i contenuti disciplinari e gli obiettivi sono delineati per grandi linee, rimandando alle programmazioni curriculari delle classi e a quelle dei singoli docenti le scelte specifiche. Certo non si parla di POF o di curricolo di scuola, ma niente vieta che le scuole non possano operare in tal senso prendendo a riferimento quei testi riformatori, ancora molto moderni e che negli anni '90 i governi hanno cercato di accantonare quando erano in corso d'opera e non avevano ancora dato il meglio di sé. Ciò accadeva in concomitanza con i primi protocolli d'intesa tra scuola e impresa, cioè da quando gli ambienti economici hanno cominciato a vedere nella scuola un possibile terreno di profitto.
Concordiamo con lei che la buona scuola debba avere tempi distesi ed agire in profondità, ma per renderla possibile è necessario avere più risorse, più insegnanti, più tempo scuola; chi invece propone di ottenere tale obiettivo alleggerendo i programmi e sottraendo il resto, ha come unico risultato di abbassare la qualità della scuola statale.
Apprezziamo che lei affermi di non volere questo risultato. La invitiamo allora a considerare le affermazioni del Prof Dondarini, nell' intervista rilasciataci in questi giorni, sui guasti didattici che scaturirebbero dalle nuove indicazioni sulla storia (identiche a quelle morattiane). Ma come si fa a trovare una spiegazione su quanto accade intorno a noi o nei quartieri degli alunni, se questi ultimi non hanno alcuna minima cognizione della storia moderna e contemporanea? Con quale logica si può pensare che sia più facile affrontare la preistoria e la storia antica nella fanciullezza? Come facciamo a far capire a pieno un testo poetico o un brano narrativo se non possiamo minimamente contestualizzarlo, ecc...?
Che motivo c'è a rifiutare dei ritorni qualitativamente diversi su determinati argomenti riguardanti la storia all'interno del curricolo unitario, in un percorso a spirale? Qualcuno ci accusa di ansia nozionistica. Crediamo che quest'accusa possa essere rovesciata sui fanatici del "non ritorno". Ma il discorso diventerebbe troppo lungo.
Ma alla lettura del testo ministeriale sui curricoli appare un abbassamento generalizzato della qualità, omogenea evidentemente ad una riforma che vuole indebolire la scuola statale a scapito di quella privata. Oltre alle problematiche connesse alla storia, che sono di un'enorme gravità, sono da segnalare le indicazioni per la geografia che presentano elementi critici simili. C'è da aggiungere ancora che alla primaria, in base al testo della Commissione, si legge più tardi e si svolge minore geometria, mentre in tutto il ciclo continua ad essere assente l'evoluzionismo, inviso al potere Vaticano, ecc.
Lei afferma nella sua lettera: "Riteniamo inoltre indispensabile la cancellazione delle norme del Decreto 59/04 e della Legge 53 che sono la diretta conseguenza dell'impostazione culturale delle Indicazioni morattiane. Giudichiamo un grave errore aver posticipato al termine della fase di confronto e sperimentazione dei nuovi documenti la ridefinizione degli attuali ordinamenti".
Condividiamo che il vero problema consiste nel non aver abrogato la legge 53 e il decreto attuativo 59/04, ma riteniamo che anche le nuove Indicazioni risentano di quella impostazione culturale e perciò anche questo governo purtroppo conferma ancora una volta un'idea di scuola minimalista, funzionale a quei tagli di risorse alla scuola statale che il Ministro continua a perseguire. Tale minimalismo è omogeneo anche ad un ritorno alla severità e alla propaganda sugli esami di riparazione. Rappresenta l'altra faccia della stessa medaglia: una visione di classe della scuola, che conferisca all'iniziativa privata la cura delle èlites.
Francamente non crediamo nella reale volontà di colloquio con gli insegnanti da parte del Ministero e riteniamo che altri due anni di "sperimentazione" gli servano per portare in porto un disegno di riforma che nella sostanza prosegua con qualche ritocco la riforma Moratti, che è ancora vigente e costituisce il riferimento costante di ogni atto ministeriale, al di là di cacciaviti e demagogie varie.
Parteciperemo alle discussioni ufficiali nelle scuole, se ce ne saranno le condizioni. Ma i luoghi di proficuo discorso saranno altri e le vere assemblee nelle scuole saranno quelle che si potranno fare dal basso.
Crediamo però che altri due anni di questo scempio non ce li possiamo permettere e perciò siamo per il ripristino dei Programmi Nazionali, del vero Tempo pieno e del Tempo prolungato, per l'erogazione di tutte le risorse occorrenti alle scuole e per l'abrogazione vera della normativa Moratti.

Siamo sempre interessati a conoscere il suo parere.

Con altrettanta stima

Il Forum Insegnanti


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 anita    - 30-09-2007
Sono d'accordo su tutto e, considerata la confusione di questi giorni in cui la programmazione è il pensiero dominante, mi chiedo se non sia il caso di mandare in giro una bozza di unità di apprendimento (esistono ancora?) con le nuove indicazioni di Fioroni. Tanto per avere un pò di chiarezza sulla procedura. Intanto la scuola va avanti ( tra poco è Natale) e chi ci crede sa quel che deve fare al di là di indicazioni e scartoffie varie che mi tengono pomeriggi interi (in cui forse potrei preparare piccoli esperimenti operativi per alunni) a macerarmi nel dubbio va bene o non va bene.
Sono banale lo so ma al centro considero ancora gli alunni, non il ministro, non il capo d'istituto, non le indicazioni e i ragazzi, lo sappiamo, chiedono moltissimo e che sia chiaro e spendibile.Ssaluti domenicali da Anita docente lettere scuola media (secondaria di primo grado ma praticamente primo ciclo).