Scuola: si ricomincia!
L'anno scolastico è ormai ai blocchi di partenza, ancora pochi giorni e tutti in classe, tutti con la stessa domanda: "da dove ricominciare?". Oggi a rispondere a questa domanda torna più vero che mai quanto disse don Luigi Giussani trent'anni fa a Viterbo ad un Convegno di insegnanti. In un contesto segnato dallo scontro ideologico e dove era facile esserne fagocitati, don Giussani disse che la domanda da cui iniziare non è "cosa devo fare?", neanche "come devo essere?", ma "che cosa sono?". Quella che don Giussani scatenò a Viterbo fu una sfida che continuamente in questi trent'anni è ritornata e oggi è di una attualità impressionante. In questi trent'anni si è passati indistintamente dal che fare al come essere, dall'ideologia al moralismo, con l'unico esito di aumentare lo smarrimento. Oggi grazie al nichilismo diffuso è il "come devo essere" a dominare, sono le regole ciò cui spesso ci si affida di fronte all'urgenza delle domande educative, e così da una parte non si fa altro che amplificare un'ultima inconsistenza, dall'altra a tenere quella distanza dall'umano dentro cui cresce lo scetticismo e l'istintività. Dopo trent'anni ancor di più la questione seria che sbotta entrando in classe è "ma io che cosa sono?", una domanda che non arranca nel vuoto, perché pesca al fondo del proprio cuore. Infatti entrare in classe a partire dalla domanda "ma io che cosa sono?" significa prendere le mosse non dall'incertezza di un'analisi, né dalla debolezza di una riflessione interiore, neppure dall'estraneità di regole e convenzioni, ma dalla certezza dell'io, dal suo urto con la realtà, dal suo impegno con essa, dall'urgenza degli studenti che si hanno davanti, dal bisogno di senso di tanti giovani colleghi. Che ci sia in gioco la propria umanità, il suo destino, questo, solo questo rende appassionante ritornare a scuola per il nuovo anno scolastico.

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 Marino Bocchi    - 09-09-2007
"Chi sono?". Domanda cristiana. Il pagano Parmenide avrebbe preferito "Chi è (cosa è l'essere)". Lasciamo perdere la filosofia pagana, che da Giuliano l'apostata in poi è passata di moda . Il cristianesimo ha introdotto il concetto di "persona". Da cui il "chi sono". Ma quale persona? La mia, la tua, caro Gianni (permettimi il "caro", ma sei un vecchio e prezioso, molto prezioso, lettore e collaboratore di Fuoriregistro) o quella degli studenti, tutti gli studenti, uno per uno?. Ora, ti chiedo, cosa succederebbe se ciascuno, ogni insegnante, ogni studente, si ponesse la stessa domanda ("chi sono?") e ciascuno desse risposte diverse, del tipo "solo io sono cosi''. Ti chiedo: a questo punto, il compito pedagogico dell'insegnante quale sarebbe? Di accettare la pluralita' dei "cosi' " e coglierne il valore e la ricchezza o cercare invece di ridurre i diversi modi di essere ad un essere ed ad una sostanza comune? Voglio dire: il "chi sono?" presuppone il "chi devo essere?" o è aperto alla possibilità di un essere diverso, sfuggente da ogni dogma precostituito, da ogni verità rivelata?

 Marta Zanuttini    - 09-09-2007
Grazie caro Gianni! Domani entrare in classe per me sarà più vero. Marta

 C66    - 10-09-2007
Ciò che renderebbe appassionante tornare in classe sarebbe poter fare il proprio lavoro di docente della propria disciplina e non quello di animatore, sorvegliante, assistente sociale, psicologo, sociologo, accompagnatore ad eventi più o meno bizzarri ed estemporanei.
Ciò che renderebbe appassionante tornare in classe sarebbe la scuola com'era prima che una serie di riforme dissennate la tramutassero in una sorta di malriuscito centro sociale nel quale il nulla nulleggia allegramente.
Un'ex-insegnante (ex per sfinimento e disillusione)

 gio    - 16-09-2007
Che tristezza....

 Mario    - 17-09-2007
"...Ed io che sono? Così meco ragiono." La domanda posta da Gianni Mereghetti mi fa pensare che quello che spesso facciamo in classe è (o dovrebbe essere) incontrarsi e confrontarsi con tanti che ci hanno preceduto e che hanno posto, come il citato Giacomo Leopardi, questa domanda. Insomma non è una domanda fuori luogo, è l'unica autenticamente vera se si vuol davvero coltivare il proprio giardino, che non è un hortus conclusus, ma, come quelli che si vedono qui in Liguria, per esempio nelle Cinqueterre, un terrazzo spalancato sull'orizzonte infinito del mare...
Mario - Genova

 Giuliano Galiardi    - 18-09-2007
Dunque, gli insegnanti sono diminuiti. Il numero dei ragazzi nelle classi è aumentato. In questo inizio di anno ci sono già le avvisaglie del problema grave degli Istituti professionali e cioè l'indiscioplina. Cominciano a fioccare le prime note disciplinari sul registri di classe, cominciano le prime sospensioni.
Nelle classi si respira una atmostfera di conflittualità. E' assurdo, non si può insegnare e apprendere in questo clima.
Ma chi sono questi ragazzi che si ribellano ? Sono dei fannulloni o sono delle vittime di una scuola che non riconosce i loro limiti ? So per certo che se andassero a lavorare anche per otto ore al giorno si impegnerebbero adeguatamente. Dunque non è questione di pigrizia, è questione di trovare quei tempi e quei modi di apprendimento e di impegno che ad esempio il lavoro fornisce.
Beati quelli che vivono in Germania dove il 60% dei ragazzi va all' Alternanza scuola-lavoro. Beati quelli che vivono in Inghilterra dove i ragazzi scelgono le materie in cui impegnarsi. No, quest' obbligo di studiare , di frequentare per cinque ore tutte le mattine, di ascoltare cose che interessano fin lì, che sono al di là dei propri ritmi mentali, no, non mi sembra giusto . E allora chiediamoci pure "cosa sono" ma chiediamoci anche "chi sono loro”, cioè i ragazzi che abbiamo di fronte, con tutto quello che ne consegue…. .