breve di cronaca
Dossier 2007
Legambiente scuola news - 14-06-2007
SCUOLA PUBBLICA:
CAMBIO DI PASSO?
Cifre, dati, commenti


1. CAMBIO DI PASSO?


Si sta concludendo il primo anno scolastico all'insegna del governo di centro sinistra. Il Ministro Fioroni lo ha definito "anno ponte" all'inizio dell'anno scolastico, nella lettera inviata alle scuole il 31 agosto 2006.

E' stato un anno in cui sono avvenute importanti innovazioni: l'innalzamento dell'obbligo di istruzione a 16 anni, la riforma dell'esame di stato alla fine della scuola superiore, il rilancio (e la promessa riorganizzazione) dell'istruzione tecnica e professionale, l'avvio della revisione delle Indicazioni nazionali per la scuola di base, la ripresa degli investimenti in edilizia scolastica e le opportunità offerte in tema di risparmio ed efficienza energetica. Al di là della valutazione che si può dare per ogni intervento, è indubbio che sono innovazioni importanti che potrebbero cambiare il valore sociale della scuola italiana.

Eppure la scuola non se n'è accorta, la scuola non lo sa. Nelle scuole il cambiamento non si vede e non si vive. Le difficoltà finanziarie e organizzative, la massa crescente di precariato, una campagna stampa, mai così martellante, tutta focalizzata sulle disfunzioni - alcune molto gravi - della scuola, la mancanza di un segnale chiaro che dicesse senza equivoci che questo Paese vuole investire nell'istruzione e nella scuola pubblica, hanno provocato un ulteriore peggioramento del clima nella scuola: è cresciuta la stanchezza e la sfiducia tra i docenti, è cresciuta la demotivazione tra gli studenti. Fattori tanto più significativi se li si raffronta con le aspettative della maggioranza degli insegnanti, che si aspettavano un cambio di passo, una discontinuità con il precedente governo, l'inizio di una nuova stagione.

Questo dossier dimostra come si sia potuto verificare un tale paradosso.

Questo primo anno, stretto tra la necessità del risanamento dei conti pubblici "imposta" dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, la finanziaria 2006 già predisposta dal governo Berlusconi, un organico di diritto impostato dal Ministro Moratti, getta luci ed ombre, evidenzia elementi di continuità e di discontinuità nella gestione della scuola. Luci ed ombre, continuità e discontinuità che cerchiamo di leggere attraverso i numeri che "raccontano" la scuola: i punti di erogazione del servizio, gli organici, i finanziamenti, indicatori che influenzano direttamente la qualità della scuola pubblica.

L'indicatore più significativo di questa controversa stagione è l'esplosione del precariato. In sei anni la scuola italiana ha perso 35.528 docenti di ruolo. Nell'anno in corso i docenti precari sono diventati 156.568, 54.000 in più rispetto all'anno precedente, il 5,37% in più rispetto all'anno scolastico 2005/06, Oggi i precari rappresentano il 18,30% di tutti i docenti della scuola italiana. Cosa questo significhi lo si vede nel sostegno e negli istituti professionali.

172.114 alunni disabili con 86.447 docenti di sostegno. Solo poco più della metà dei docenti che operano con gli alunni con handicap sono docenti stabili e in grado di assicurare un minimo di continuità. L'altra metà è costituita da docenti a tempo determinato e quindi con nessuna garanzia di continuità, spesso mancanti della necessaria specializzazione, con ricadute significative sulla qualità del lavoro.

Sono gli istituti professionali ad avere la più alta percentuale di docenti precari, quasi la metà: 42,72%, proprio nell'anello più difficile del sistema scolastico italiano, esposto al dramma della dispersione, "rifugio" di alunni con alle spalle un percorso scolastico a volte difficoltoso.

Ma le ombre non finiscono qui e raccontano di finanziamenti sempre più esigui. Rilevanti i tagli per l'arricchimento del Piano dell'Offerta Formativa, -22,01% rispetto allo scorso anno, più che dimezzati rispetto all'Esercizio Finanziario 2001, per le consulte provinciali degli studenti e le attività integrative (pratica della cittadinanza attiva, promozione alla salute...): quasi il 60% in meno rispetto al 2001, il 16,53% in meno rispetto allo scorso anno. Eppure il problema del coinvolgimento dei giovani nel campo della solidarietà, della cooperazione, del volontariato, del rispetto delle regole della legalità e della democrazia, è emerso con tutta la sua gravità. Atti di bullismo, di prevaricazione sui più deboli, di non rispetto delle fondamentali regole di convivenza, hanno attraversato le cronache dei mass media di tutta la penisola.

La formazione lascia sul campo il 34,49% rispetto allo scorso anno. Unica nota positiva il ripristino dei fondi per la scuola in ospedale che vedono anzi un'integrazione di 500.000 euro in aggiunta ai 1.029.622 euro preventivati.

Un'inversione di tendenza rispetto al precedente governo si ha sul fronte organizzativo. Aumentano i punti di erogazione del servizio, aumenta il numero di classi nell'adeguamento dell'organico di fatto (2.315 classi in più). Il numero di cattedre concesse fa sì che diminuisca il rapporto alunni/classe (dal 20,59 dell'anno scolastico 2005/06 al 20,46 attuale). Un'attenzione va al tempo pieno della scuola primaria e il tempo prolungato della scuola secondaria di 1° grado: un aumento di 1.013 classi nella prima (0,58% di studenti in più), lo 0,13% in più per la seconda, anche se probabilmente non sono state accolte tutte le richieste delle famiglie.

Davvero un "anno ponte", dove il giusto adeguamento di personale perseguito dal Ministro, attraverso gli organici di fatto, per rispondere all'aumento di popolazione scolastica, si è scontrato non solo con le misure previste dall'ultima finanziaria del Governo Berlusconi, ma anche e soprattutto con il permanere di quella cultura tecnocratica, ben presente anche nel Governo Prodi, che ha fatto vedere la scuola solo come un costo da tagliare. Non è un caso che con tante chiacchiere sul Tesoretto da nessuna parte si sia levata una voce chiara e forte che richiedesse un investimento serio e ponderato per la qualità della scuola pubblica italiana. Eppure era stato proprio l'attuale Presidente del Consiglio, on.le Romano Prodi, qualche anno fa, a ricordare che un Paese non può permettersi il lusso di essere ricco ed ignorante per più di una generazione


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SCUOLA PUBBLICA: CAMBIO DI PASSO?

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 Laura Tussi    - 15-06-2007
Parafrasando la nostra Costituzione che recita “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, potremmo senza dubbio affermare che la politica del personale attuata da tutti i Governi che si sono susseguiti negli ultimi anni ci porta a pensare che la scuola sia ormai diventata un’istituzione che si fonda sul lavoro …. precario.
Se è vero infatti che il precariato scolastico è sempre esistito, è indubbio che esso abbia raggiunto in questi ultimi anni dei livelli assolutamente inaccettabili per uno Stato che ha nelle risorse umane la sua principale materia prima.