breve di cronaca
Spaccio a scuola, il preside accusa
Repubblica Torino - 31-05-2007
Due ragazzi filmati e fermati
Il responsabile del Boselli: "Sono dinamiche da regime di polizia"
"I blitz non servono e i carabinieri dovevano avvisarmi"


Fumavano hashish e lo spacciavano nel cortile della sua scuola. I carabinieri hanno filmato mesi e mesi di scambi di spinelli sotto gli occhi di tutti. La domanda sorge spontanea: possibile che nessuno sia mai intervenuto? Secondo il preside dell´Istituto Boselli, Giorgio Maccagno, sarebbe stato impossibile stabilire se si trattava di droga o di normali sigarette o addirittura di camomilla. Indispettito, irritato per il blitz a sorpresa delle forze dell´ordine ha inviato due lettere ai carabinieri lamentandosi del trattamento riservato ai ragazzi. «Sono dinamiche da regime di polizia» dice. «Episodi come questo vengono divulgati solo al fine di essere strumentalizzati. La nostra scuola come tutte le altre fa moltissimo per combattere l´uso di droga, recentemente abbiamo anche organizzato ore di lezione dedicate e gestite proprio da rappresentanti delle forze dell´ordine». Verrebbe da dire che a quanto pare non è sufficiente. «Stupidaggini - risponde - quelli che pensano che operazioni dei carabinieri nelle scuole siano più utili sono dei poverini». La notizia degli arresti al Boselli arriva proprio all´indomani delle dichiarazioni del ministro Livia Turco che propone ispezioni dei Nas a tappeto nelle scuole. «Non sono affatto d´accordo - dice Maccagno - io rivendico l´autonomia della scuola, ho giurato su una costituzione che sancisce questa autonomia e la difendo a spada tratta». La dura reazione del preside, da cui forse ci si aspettava più un ringraziamento che una replica piccata, ha spiazzato magistrati e agenti che hanno lavorato per mesi a questa indagine sotto l´occhio attento della procura dei minori di Torino. Ancora ieri, dopo la convalida dei due fermi, è arrivata in caserma una lettera firmata dal dirigente scolastico che accusava i carabinieri di aver trattato i ragazzi come delinquenti, di averli portati nella palestra per perquisirli e di non aver consentito ai rappresentanti dell´istituto di assistere alla perquisizione. Un modo per tutelare gli studenti, rispondono gli inquirenti: se li avessero perquisiti in cortile lo avrebbero fatto sotto gli occhi di tutti i passanti.
Ed è proprio in quel cortile, diviso dalla strada solo da una cancellata, che i ragazzi si passavano le dosi di hashish e le sigarette rollate quasi durante tutta la mattinata. Con una disinvoltura disarmante, a quanto risulta dai filmati, con l´atteggiamento di chi o non si rende conto della gravità della propria condotta o di chi vuole emergere nel gruppo anche a costo di correre il rischio di essere visto dalle decine e decine di carabinieri che passano lì davanti ogni giorno per entrare o uscire dalla caserma. Certo, bidelli e insegnanti in tre mesi di indagini non hanno speso una parola o un gesto per fermarli. «Mi ero accorto che a mio figlio stava succedendo qualcosa di strano, tornava a casa con la faccia stravolta. Non capivo, volevo parlargli», ha rivelato il padre di uno studente del gruppetto. Come lui, tutti i genitori hanno ringraziato gli agenti per il lavoro fatto. Solo una mamma, infuriata, ha difeso il figlio anche di fronte all´evidenza delle immagini: «Non ci credo, è impossibile - ha detto - anche se me lo fate vedere nei vostri filmati, vi state sbagliando, non può essere lui. Sono sicura che mio figlio non fuma quella roba». Qualcuno dice: c´è da chiedersi a che punto siamo arrivati se nessuno vuole più vedere queste cose.

Ottavia Giustetti
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 Cub scuola Torino    - 31-05-2007
Quella che ci serve è una buona scuola non una scuola presidiata da polizia e carabinieri.

Il recente dibattito sulla possibilità di fare intervenire le forze dell’ordine nelle scuole per mettere un freno allo scambio e all’uso di sostanze stupefacenti da parte degli studenti,che tanto spazio ha avuto in questi giorni sulle pagine dei nostri quotidiani, è un altro inquietante segnale del disorientamento della nostra società.

Nonostante il gran parlare della scuola come “comunità educante” prospettare invece da parte di politici e addetti ai lavori interventi repressivi all’interno delle nostre scuole deve essere interpretato come il fallimento di ogni progetto educativo.

L’ipocrisia perbenista di chi addebita alla cattiva volontà degli insegnanti e dei collaboratori scolastici il mancato controllo dei comportamenti dei ragazzi deve essere condannata con forza.

Come sindacato di base della scuola verifichiamo tutti i giorni il grave disagio dei lavoratori della scuola e la difficoltà crescente di instaurare un dialogo con gli studenti in classi sempre più affollate e sempre più difficili. Il fatto che fra gli insegnanti ci sia la più alta incidenza di malattie nervose vorrà pur significare qualcosa.

Nella struttura essenziale la nostra scuola è ancora quella degli anni Cinquanta (stesse aule, articolazione simile del quadro orario, programmi di studio analoghi). La grande – e negativa – novità dei nostri tempi, cioè un mondo esterno che preme sui ragazzi precocemente, imponendo modelli di comportamento irriflessi e all’insegna dell’apparire, non può certo essere contrastata da una scuola sempre più debole, da insegnanti sempre più avviliti da un lavoro faticoso e non riconosciuto socialmente. Né possono bastare pochi “progetti” improvvisati presenti nei Pof dei vari Istituti o l’episodico intervento di qualche psicologo a contrastare un disorientamento e una disgregazione sociale che si manifesta con intensità particolare nei giovani.

Senza una seria ripresa della scuola pubblica, senza condizioni di lavoro più dignitose per chi a scuola vive e lavora non ci potrà che essere un degrado progressivo. E la buona volontà dei singoli non basterà a frenarlo.

La Cub scuola condanna l’idea di risolvere con l’uso della forza problemi che richiederebbero ben altri e più sofisticati interventi. Nel processo educativo le scorciatoie sono spesso pericolose; quella che ci serve è una buona scuola non una scuola presidiata da polizia e carabinieri.

Esprime infine la propria solidarietà al preside dell’istituto “Boselli” che ha avuto il coraggio, in tempi di unanimismo imperante, di non accodarsi al coro monotono che richiede “legge e ordine”.


Per la CUB Scuola
Giovanna Lo Presti


 C66    - 31-05-2007
La reazione del dirigente del Boselli mi lascia francamente sconcertata e amareggiata: l'illegalità dovrebbe essere denunciata e repressa in qualunque luogo essa si manifesti, a maggior ragione se ciò avviene in una scuola che ancora si definisce "statale". Le mie congratulazioni vanno alle forze dell'ordine, che finalmente hanno dato un vero esempio di educazione alla legalità, un esempio che noi docenti costretti a modelli educativi troppo inclusivi e tolleranti (anche nei confronti di una devianza di cui dovremmo, non si sa come, "farci carico") non abbiamo più gli strumenti per dare.