25 aprile: e invece dovremmo elogiarla Letizia Moratti
Gennaro Carotenuto - 26-04-2007
Alla vigilia della festa della Liberazione, Silvio Berlusconi ha ribadito perché si astiene da sempre dal partecipare alle celebrazioni del 25 aprile: "ne è stata fatta una festa di parte". Berlusconi ha per un terzo ragione e per due terzi torto.
Ha ragione perché è vero che soprattutto il 25 aprile 1994, fondativo del nuovo regime, la festa della Liberazione fu trasformata in una giornata contro Berlusconi che aveva appena formato il suo primo governo. A posteriori, nonostante fosse difficile fare
diversamente, va detto che la sinistra torse il braccio al significato del 25 aprile.
Ha torto una prima volta Berlusconi perché fu lui a portare fascisti - allora per niente rinnovati - al governo, ad usare in maniera scellerata l'equazione resistenza-comunismo e favorire un uso pubblico della storia fatto di tutte le più inconsistenti vulgate antiresistenziali.
E l'ademocratico Berlusconi ha due volte torto perché, come capo del governo, rinunciò a difendere la continuità di valori tra cosiddette I e II Repubblica ed il suo buon diritto, in quanto capo del governo e in quanto parlamentare, a partecipare alla festa del 25 aprile.
E' difficile dire se poteva andare diversamente, soprattutto a metà degli anni '90. Ma è necessario prendere atto che, se è vero che il 25 aprile è irrinunciabile come valore fondativo della nostra democrazia, è ineludibile un processo di ricooptazione di un arco costituzionale ampio intorno ai valori dell'antifascismo che il 25 aprile, la guerra di Liberazione, i Partigiani, la Resistenza, rappresentano nella forma più alta. Più ampio dell'attuale.
Certo, sarà difficile riportare ai valori dell'antifascismo un analfabeta politico come il segretario dell'UDC Lorenzo Cesa (che i nostri smaniano di cooptare perfino nel PD), che non trova di meglio che chiosare la Liberazione con un sibillino "il comunismo ha fatto più morti del nazifascismo". E irredimibile è il vero mostro Aldo Forbice che iersera a Zapping discettava e faceva (sic!) discettare i suoi sempre più lugubri ospiti sui partigiani comunisti che erano antidemocratici né più né meno dei fascisti, perché sognavano la rivoluzione. Come se sognare la rivoluzione non fosse un diritto, ma soprattutto facendo (in malafede assoluta) finta che la svolta di Salerno non fosse stata addirittura precondizione alla guerra di Liberazione. Vergogna!
Ma, se ha ragione il sondaggio de La7, per il quale il 91% degli italiani percepisce il 25 aprile come una festa di parte, diviene impossibile pretendere una celebrazione condivisa se la sinistra la considera una propria festa privata e la destra ha ragione di sentirsi non invitata. Non si può trascurare il pericolo sotteso dietro questa lettura. Se la sinistra considera l'antifascismo come una propria esclusiva identitaria, abbandonerà chi non è di sinistra nelle mani dei Giampaolo Pansa, degli Aldo Forbice, dei Mario Cervi o alla scelleratezza di Luciano Violante e dei suoi "ragazzi di Salò". Infatti, se il 25 aprile la sinistra continua a cantarsela e suonarsela tra sé, beandosi della propria durezza e purezza, quella che è a rischio è l'indispensabile funzione didascalica del "monumento 25 aprile" che continuerà ad essere imbrattato da opposte fazioni e sarà sempre più sfuggente da comprendere per i giovani, nelle scuole e nelle università. Se il 25 aprile continua ad essere concepito come una festa escludente della destra attuale, nulla impedirà ai giovani non di sinistra di non riconoscersi nei valori dell'antifascismo. Certo, ciò avviene soprattutto per l'incultura politica della destra e per la dilagante alienità alla storia dell'intera opinione pubblica, ma è indispensabile affermare che il nemico prevalente non è che i giovani votino per Silvio Berlusconi o per Gianfranco Fini, ma che i giovani, anche quelli che non votano a sinistra, non si sentano antifascisti. Forse tarderemo un altro secolo nel trasformare il 25 aprile nel nostro 14 luglio, dove le messe dei legittimisti per Luigi XVI sono solo curiosità e folklore senza alcun seguito, ma per quanto difficile appaia, non possiamo abdicare dalla costruzione di un 25 aprile inclusivo e non escludente se non del fascismo.
In questo senso è stato opportuno il viaggio a Cefalonia del presidente Giorgio Napolitano. Ogni atto che ricostruisca nell'opinione pubblica un'idea articolata della Resistenza è utile. Ed è da elogiare la pervicacia con la quale la sindaca di Milano Letizia Moratti si ostina a voler partecipare. Che poi, come fa notare Gabriele Polo, non conosca la grammatica e scambi una conquista per un dono, poco importa. Solo nel rispetto di una diversità includente il 25 aprile potrà continuare ad assolvere alla sua funzione monumentale nel nome della nostra democrazia e dell'antifascismo.


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 Doriana Goracci    - 26-04-2007
Eppure il vento soffia ancora

....A Molfetta (Ba) stamattina faceva caldo, era nuvolo, una cappa grigia avvolgeva tutto, la gente ha fatto festa a modo suo, magari svegliandosi tardi...

Ma le autorità, erano pronte al "rito" tradizionale. E' stata una mattinata cominciata presto anche per certi
"altri" molfettesi, che non hanno dormito.

Tutto era stato concordato perchè si potessero onorare "tutti" i caduti. Il sindaco Azzollini di Forza Italia e gli assessori di Alleanza Nazionale, insomma la Casa delle Libertà al completo e i loro fans si erano
svegliati presto: la giunta sopradetta e i suoi giovani con le bandiere americane e quelle italiane, della Casa delle Libertà s'intende, marciavano in vista di
Piazza Mazzini. Ma qualcosa ha guastato la "festa".

Il Coordinamento Antifascista di Molfetta, formatosi di recente, dopo numerose aggressioni e scritte naziste e xenofobe, ha dato vita ad una resistenza, come dire inaspettata. C'è stata un'onda anomala, forte , molto
visibile nelle forme e nelle voci.

La banda accompagnava il corteo ufficiale, "gli altri"
cantavano Bellaciao, il sindaco parlava di pace e dei morti tutti (Nassirya in primis) e gli altri gridavano ora e sempre Resistenza, plotoncini di assessori e
donne e uomini cercavano di frapporsi e impedire la parola, ma "gli altri" si sono presi la piazza e gridavano vergogna.

La giunta di destra, ma se fosse stata di sinistra non sarebbe cambiata di molto, pensava che "gli altri" avrebbero potuto tollerare due grandi striscioni esposti con su scritto" Don Tonino Bello fai fuori i comunisti" e " Don Tonino Bello santo subito": subito,
sono stati tolti.

"Gli altri" hanno amato Don Tonino Bello.

Hanno fatto i conti male, molto male. "Gli altri" non hanno dato pace, a quella finta e infama pace che si vuole far passare per tale. Hanno tentato di dire lor signori, che sono aperti al dialogo-permettono tutto,
anche il contradditorio. "Gli altri" molfettesi invece non lo hanno permesso.

A corteo sciolto il sindaco era molto meno diplomatico che all'inizio: invitato a cantare Bellaciao, canzone ormai bandita dal 25 aprile, ha detto rosso in viso, che non gli andava. Non gli è andato giù questo 25 aprile e se ne è tornato a casa.

"Gli altri" prima di farlo, sono andati a fare le pulizie,
hanno scartavetrato le svastiche e le celtiche sui muri della città, hanno trovato la giusta tinta per coprire le scritte oscene.

"Gli altri" ci sono.

Se qualcuna di quelle figure autorevoli, i fans fascisti al seguito che continuavano a mostrare il dito medio e il saluto fascista - protetti dalle forze di polizia -volesse sapere chi era quella signora che nel silenzio ha gridato "Fuori la guerra dalla storia!" e ha disturbato la loro giornata, è presto detto: la scrivente cittadina italiana.

Ho manifestato con loro, "gli altri".

La cappa è sparita da Molfetta, il cielo è tornato celeste e mi dispiace ma "il vento soffia ancora"...

 Fabio Mosca    - 28-04-2007
Ma Napolitano dovrebbe informarsi meglio sulle foibe.
A Trieste incombe la "Foiba di Basovizza" divenuta addirittura Monumento Nazionale.
Ciò in barba ai documenti segreti venuti alla luce a 50 anni di distanza.
Il più importante è un documento segretissimo inglese.
Si tratta degli scavi che gli inglesi iniziarono quasi immediatamente dopo l'allontanamento degli jugoslavi . Questi scavi durarono ben tre mesi, lontani da fotografi e giornalisti. Cosa avessero estratto rimase però segretissimo. Nel frattempo la stampa italiana e "patriottica" parlava di migliaia di cadaveri.
Invece ciò che venne rinvenuto non furono che pochi miseri resti in divisa tedesca per un massimo di venti cadaveri, che vennero affossati in una fossa comune scavata a poca distanza senza alcun segno di riconoscimento. Poi se ne andarono, lasciando la buca vuota. Dopo qualche anno sempre gli inglesi scaricarono nella buca rottami di ferro.
Addirittura il Comune di Trieste permise lo scairco dell'immondizia, sebbene sindaco fosse Gianni Bartoli, di sentimenti "italianissimi" come amava dire.
La buca venne ricoperta appena nel 1959 e da allora iniziò il pellegrinaggio di ex repubblichini.
Oggi è Monumento nazionale! Sebbene sia dal 1995 che Il Piccolo abbia rivelato il segreto inglese.

E sebbene l'"ARMADIO DELLA VERGOGNA" abbia rivelato che fu una manovra voluta l'esagerazione delle vittime delle foibe da parte italiana per salvare i criminali di guerra italiani dall'estradizione richiesta dalla Jugoslavia.

PERCHE' NESSUNO NE VUOL PRENDERE ATTO?