breve di cronaca
Sciopero della fame
Cobas scuola - 19-04-2007
SCIOPERO DELLA FAME PER I DIRITTI SINDACALI E DEMOCRATICI

Le nostre prossime iniziative di lotta, con al centro lo sciopero della fame a tempo indeterminato dal 18 aprile, mirano a suscitare la massima attenzione su un tema cruciale per la democrazia in Italia: come restituire ai lavoratori/trici e a tutte le organizzazioni sindacali i diritti di rappresentanza, di trattativa, di libertà di assemblea nei luoghi di lavoro che in questi anni sono stati annullati, o ridotti ai minimi termini, da governi di centrodestra e di centrosinistra, con l'instaurazione di un vero e proprio "regime" monopolistico di Cgil-Cisl-Uil, sul modello degli ex-sindacati di Stato dell'Est europeo.

Le rivendicazioni-base di questa campagna sono il diritto di assemblea in orario di servizio per ogni sindacato e per ogni gruppo di lavoratori/trici e il diritto di libera iscrizione a qualsiasi sindacato, oggi non garantito né ai lavoratori del settore privato né ai pensionati.

In generale, una rappresentanza democratica dei diritti dei lavoratori/trici dovrebbe rispettare almeno i
seguenti criteri:

1) la rappresentanza nazionale di categoria va stabilita mediante elezioni su liste nazionali, consentendo ad ognuno di votare per il sindacato che preferisce e non obbligandolo, come avviene ora nel pubblico impiego, a presentarsi come candidato/a per la Rsu nel proprio posto di lavoro al fine di consentire ai colleghi/e di votare per il sindacato preferito. I lavoratori devono poter votare con due schede, una per il livello nazionale e una per il luogo di lavoro, come accade a livello politico separando le elezioni comunali dalle nazionali;

2) la percentuale fissata per ottenere la rappresentatività nazionale e i conseguenti diritti non deve impedire ai sindacati che non la raggiungono di avere almeno i diritti "minimi" di assemblea e propaganda nei luoghi di lavoro;

3) nelle elezioni delle RSU non ci devono essere quote garantite a nessuno, come invece avviene ora,
vergognosamente, nel settore privato dove il 33% è assegnato a Cgil.Cisl-Uil indipendentemente dai
voti;

4) alle elezioni devono partecipare, in forma attiva e passiva, anche i precari in servizio;

5) ogni accordo va sottoposto a referendum vincolante tra i lavoratori del comparto o del posto di lavoro.

Questo è un passaggio democratico cruciale: ma senza democrazia nella formazione degli accordi non
ve ne può essere una reale solo nel momento conclusivo.

Queste elementari regole democratiche richiederebbero il varo di una legge che il governo Prodi non appare intenzionato a promuovere. Esse sono un obiettivo fondamentale, ma, qui ed ora, esigiamo almeno i diritti minimi di libertà di assemblea e di iscrizione (che non costano nulla al bilancio statale e non richiedono particolari procedure giuridiche) da un governo che ha vinto le elezioni
soprattutto denunciando i pericoli di "regime" del berlusconismo e i suoi arbitrii in materia di democrazia.

Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche, sindacali e associative, che ritengono centrale ed urgente ristabilire democrazia e giustizia su questi temi, perchè esprimano solidarietà agli scioperanti e chiedano la restituzione della più ampia possibilità di parola e di azione ai lavoratori/trici per difendere i propri interessi e le proprie volontà.

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