Sangatte
Marino Bocchi - 16-06-2002
Battuto dal freddo vento del nord, stretto da un lato dalle altissime dune del Canale della Manica e, dall’altro, da una campagna piatta e verdissima, Sangatte e’ un paesino francese di 800 anime, governato da un’amministrazione a guida socialista. Qui Le Pen, al primo turno delle presidenziali, ha preso il 39%.
Se, arrivati a Sangatte, si seguono le indicazioni della Croce Rossa, si capisce il perche’. Su una collina a poca distanza dal villaggio si allunga il basso profilo di un capannone esteso su oltre 12000 metri quadrati, che a suo tempo faceva parte del cantiere impegnato nella costruzione del Tunnel ferroviario sotto la Manica e che oggi ospita 1700 profughi in attesa del grande salto verso l’Inghilterra.
Sangatte e’ veramente l’ultima Thule, il luogo simbolo dove si concentra il dolore e la miseria del mondo. A pochi chilometri da Calais, dove partono i traghetti per l’altra sponda e a qualche centinaio di metri dalla stazione ferroviaria posta all’inizio del tunnel, il centro della Croce Rossa, frequentato perlopiu’ da kurdi e da afghani, e’ stato creato nel 1999. Ma oggi rischia di chiudere. Gli abitanti del paese hanno firmato una petizione, il sindaco socialista ha emanato un decreto di chiusura che il Prefetto dovra’ accettare o respingere. Gli abitanti si dicono impauriti, si sentono minacciati da questi straccioni che a piccoli gruppi, alla sera, si riuniscono nelle vie del paese e in piccole code si dispongono intorno alle cabine telefoniche per provare a chiamare i parenti, quelli che hanno venduto il poco che avevano perche’ il figlio, il marito o il fratello potessero tentare il grande salto.
Arrivano a Sangatte dopo un lungo viaggio organizzato dai mercanti di uomini, nascosti nelle stive delle navi o nei cassoni dei camion, un viaggio che a volte puo’ durare anni. Ogni giorno, 40 disperati lasciano il centro della Croce Rossa e si dividono in due gruppi, da una parte quelli che puntano su Calais per salire clandestinamente su un camion caricato su un traghetto, dall’altra quelli che provano il rischio mortale di traversare il lungo tunnel sottomarino che collega Francia e Inghilterra. Un azzardo che puo’ costare la vita e infatti nell’ultimo anno si sono registrati 4 morti e oltre cento feriti gravi.
Circondata da quattro reticolati, l’ultimo dei quali elettrificato, la piazzola in cui sostano gli Eurostar provenienti dall’Europa Continentale e’ un fascio di luci elettriche e di posti di controllo presidiati dalla gendarmeria. L’abilita’ consiste nella scelta millimetrica dei tempi. Appena l’Eurostar, che ha frequenze di accelerazione molto rapide, si mette in movimento, un’ombra sbuca da dietro una staccionata, corre di fianco al vagone e poi si lancia ad aggrappare un piccolo appiglio che sporge da un vano sotto la pancia del treno, a poche decine di centimetri da terra. L’ubicazione esatta del vano e’ stata comunicata la sera prima al clandestino dall’intermediario dell’organizzazione dei mercanti di uomini. Se la presa riesce, comincia il viaggio: 38 km di inferno, in cui si deve mantenere una posizione rigida, orizzontale, il corpo scosso dall’attrito, gli arti e la pancia lacerati dai sassi risucchiati dalla velocita’ del treno. Chi arriva dall’altra parte, si fa arrestare e chiede asilo; chi non ce la fa ma ne e’ uscito vivo ci riprova il giorno dopo. Il destino di questa povera gente si fa ogni giorno piu’ duro: l’Inghilterra, che era il paese con la legge sull’asilo politico piu’ liberale e umanitaria, ha deciso con il governo socialista di Blair di restringere drasticamente gli spazi; il sindaco socialista di Sangatte vuole chiudere il centro, la Commissione europea presieduta dall’ex e futuro leader dei riformisti nostrani Romano Prodi, chiede piu’ controlli perche’ i frequenti incidenti rallentano il traffico di merci.
Non sono mai stato a Sangatte: ho ricavato queste notizie da quotidiani italiani e stranieri (Il Manifesto, New York Times). Ma vorrei andarci per guardare fino in fondo nel culo della Storia, come dice il grande Marlon in Ultimo tango a Parigi.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf