breve di cronaca
Contratto scuola: via agli scioperi
Repubblica - 29-03-2007
Raffica di astensioni: al centro della protesta il mancato rinnovo e i tagli agli organici. Tensione tra governo e sindacati mentre infuria la polemica politica.

Contratti, la scuola rompe la tregua via agli scioperi: si parte il 16 aprile

Raffica di scioperi per la scuola. Al centro della protesta il rinnovo del contratto scaduto da 15 mesi e i tagli agli organici previsti per il prossimo anno. Dopo un periodo relativamente sereno, in questi giorni, i rapporti fra rappresentanti di categoria e viale Trastevere si sono fatti tesi: l'aria che si respira è piuttosto pesante. Tutte le organizzazioni sindacali nazionali sono sul piede di guerra per il rinnovo del contratto mentre a livello locale scoppia la protesta per i tagli agli organici che secondo i sindacati rischiano di compromettere l'avvio dell'anno scolastico e il diritto allo studio per migliaia di alunni.

Le manifestazioni di piazza saranno aperte da Flc Cgil, Cisl e Uil scuola e Snals il prossimo 16 aprile. Seguirà lo sciopero per tutta la giornata dell'11 maggio indetto dai Cobas della scuola ma la protesta che rischia di bloccare la scuola nel momento più importante è quella stabilita dalla Gilda con lo sciopero degli scrutini indetto a giugno.

Ma le tensioni nella scuola non sono legati soltanto al rinnovo del contratto di lavoro di docenti e Ata. Da Nord a Sud le organizzazioni sindacali territoriali sono sul piede di guerra. I tagli agli organici messi a segno dal ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, non sono mai stati digeriti e per il prossimo anno scolastico si prevedono sacrifici per tutti: alunni, insegnanti e genitori. Il taglio di 7 mila cattedre operato poche settimane fa dai tecnici di viale Trastevere mette in crisi soprattutto gli istituti delle regioni settentrionali dove all'incremento degli alunni il ministero ha risposto con meno posti: quasi 350 il Lombardia e 200 in Veneto. Ma la protesta passa anche da Roma per arrivare a Napoli e in Sicilia. Cosa accadrà a settembre? "In forse - secondo i rappresentanti di categoria - per migliaia di alunni il tempo pieno alla scuola primaria (l'ex elementare) e il tempo prolungato alla media e si allungheranno le liste d'attesa per i piccoli della scuola dell'Infanzia. All'elementare e alla media le prime classi saranno superaffollate e diventeranno quasi ingestibili.

E ancora. Le scuole saranno costrette ad abolire progetti ed interventi mirati, come quelli per l'integrazione degli alunni stranieri, mentre gli istituti superiori si troveranno con meno disponibilità per le supplenze, costringendo gli alunni a saltare decine di ore di lezione'. Uno scenario non certo rassicurante per una scuola che dovrebbe trainare la crescita del Paese.

Il ministero della Pubblica istruzione, attraverso contingenti aggiuntivi, in questi ultimi giorni ha tentato di stemperare gli animi. Ma i sindacati non sono rimasti soddisfatti. Gli 83 posti assegnati all'Emilia Romagna vengono considerati "una goccia che non risolve i problemi di organico scolastico, e non risponde alla domanda dei genitori". A Roma 10 mila alunni di scuola elementare resteranno senza tempo pieno e in Campania "il prossimo anno la scuola elementare funzionerà peggio...". Anche in Sicilia che vedrà sparire dagli organici 1.129 posti"si teme per i rischi al diritto allo studio".

Al malessere del mondo della scuola si aggiunge la polemica politica. Le dichiarazioni del segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, sono destinate a creare nuove fibrillazioni all'interno della maggioranza. "Sosterrò lo sciopero della scuola, e parteciperò alla manifestazione per chiedere al governo esattamente quello che chiedono i sindacati", ha dichiarato in una intervista Giordano. A proposito della mobilitazione del 16 aprile il parlamentare si è mostrato convinto "che sulla scuola si deve accelerare il mutamento e la cancellazione nei fatti della legge Moratti". "Dobbiamo contemporaneamente - spiega il segretario del Prc - determinare le condizioni per un'effettiva e rapida regolarizzazione dei precari della scuola". Anche se sulla eventuale partecipazione dei ministri al corteo dei sindacati Giordano è di diverso avviso. "Penso - conclude Giordano - che quando ci sono manifestazioni contro il governo, per questioni di stile, è meglio che i ministri non ci vadano".

SALVO INTRAVAIA

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 GILDA degli Insegnanti    - 28-03-2007
Centomila cartoline a Prodi per denunciare il mancato rinnovo del contratto

Centomila cartoline per illustrare al presidente del Consiglio Romano Prodi il desolante panorama in cui sono costretti a lavorare i docenti italiani, da 15 mesi in attesa del rinnovo del contratto. L’iniziativa porta la firma della Gilda degli Insegnanti e sarà presentata domani a Milano dal coordinatore nazionale Rino Di Meglio in occasione della riunione dei quadri sindacali della Lombardia.

Distribuiremo le copie tra tutti i nostri iscritti – spiega Di Meglio – e poi le faremo recapitare a Prodi per richiamare ancora una volta l’attenzione di Palazzo Chigi sul mancato rinnovo del contratto e sulle gravi difficoltà economiche in cui versano gli insegnanti. Al Governo, che finora ha colpevolmente taciuto riguardo questa importante vertenza, chiediamo di intervenire con la massima urgenza”.

Ecco il testo della cartolina indirizzata al capo del Governo:

Sig. Presidente del Consiglio, il contratto di lavoro degli Insegnanti è scaduto dal 31 dicembre 2005. Nel frattempo, il costo della vita è cresciuto e le retribuzioni non sono aumentate. È opportuno, dunque, che il Governo si faccia carico del problema immediatamente. In caso contrario, noi Docenti interpreteremo il silenzio dell’Esecutivo come un chiaro segno di disinteresse nei confronti di chi fa scuola tutti i giorni e contribuisce con il proprio lavoro alla crescita intellettuale, culturale e morale del Paese.

Questa alta funzione richiede un contratto specifico per i docenti, attraverso la costituzione di un’area di contrattazione separata che già le leggi attuali prevedono e che potrebbe seriamente e decisamente rilanciare il compito istituzionale dei Docenti e della Scuola.

Nell’attesa di un cortese cenno di riscontro, cogliamo l’occasione del inviarLe cordiali saluti
”.

Roma, 28 marzo 2007


 la Repubblica    - 31-03-2007
Si ferma il pubblico impiego, scuola compresa, per sollecitare il rinnovo dei contratti di lavoro. I sindacati: costretti alla protesta

Statali, sciopero generale il 16 aprile

Amato: ok all'euro di carta.
Damiano e Nicolais: "Soluzione vicina". Epifani: "Basta parole"
Oggi a palazzo Chigi riprende la concertazione tra governo e parti sociali



ROMA - Tanto per far capire che la strada sarà tutta in salita, la proclamazione dello sciopero è arrivata proprio alla vigilia di un importante incontro fra le parti. Oggi i sindacati del pubblico impiego e il governo si troveranno l'uno di fronte all'altro per parlare della riforma del settore, ma ieri Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato che il 16 aprile ci sarà uno sciopero generale della categoria che andrà ad affiancarsi a quello già proclamato dalla scuola. Obiettivo: ottenere il rinnovo di contratti scaduti da 15 mesi e che interessano 3 milioni di persone.

Una partenza difficile che Guglielmo Epifani, leader della Cgil, aveva già fatto notare nei giorni scorsi avvertendo che il percorso per arrivare alla riforma «non sarà una passeggiata». «Basta con le parole - ha precisato ieri - non si può stare al tavolo e poi non rispettare gli impegni presi. Se il governo vuole scongiurare lo sciopero dia direttive precise all'Aran (l'agenzia che tratta i contratti pubblici per conto di Palazzo Chigi ndr). Se le direttive non arriveranno la protesta continuerà». Per la Uil di Luigi Angeletti il sindacato - visto che lo scorso novembre la questione sembrava risolta con un accordo che inseriva i rinnovi nella Finanziaria - ha aspettato anche troppo. «Siamo stati costretti a proclamarlo, dovevamo farlo prima».

A meno che nel frattempo non si trovi un accordo - e visto che mancano venti giorni il governo lo ritiene possibile - il 16 aprile, dunque, le porte degli uffici pubblici e delle scuole resteranno sbarrate e se così sarà si tratterà del primo sciopero generale del pubblico impiego contro il governo Prodi. Sul piatto della vertenza i sindacati mettono due distinti bienni economici: il 2006 (coperto dalla indennità di vacanza contrattuale), il 2007 (per il quale mancano 2 miliardi) e il 2008-2009 (le cui risorse dovrebbero essere previste dalla prossima Finanziaria). La protesta di Cgil, Cisl e Uil sarà però preceduta dallo sciopero fissato al 30 marzo della Rdb-Cub, sindacato autonomo che considera l'iniziativa dei confederali «una manovra propagandistica». L'Ugl per il momento sta a guardare: «La trattativa si apre adesso» ha detto Renata Polverini.

Il governo, comunque, è convinto che - entro il 16 aprile - la questione possa essere risolta. «C'è un tavolo di concertazione - ha detto il ministro del Lavoro Cesare Damiano - e il governo si è impegnato a risolvere i problemi, a partire da quello dei contratti pubblici». Della stessa linea il responsabile della Funzione Pubblica Luigi Nicolais: «Il documento presentato da Prodi alle parti sociali indica che saranno individuati fondi aggiuntivi». La questione, secondo il ministro, sarà risolta in tempo per scongiurare la protesta.


Luisa Grion